Iniziative per la Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo e il Safer Internet Day
7 Febbraio – Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo Il 7 febbraio si celebra in Italia la Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, istituita nel 2017 su iniziativa del MIUR (oggi MIM) nell’ambito del Piano nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola. Questa ricorrenza rappresenta un momento fondamentale di riflessione e sensibilizzazione su un fenomeno sociale di grande attualità, purtroppo in costante crescita, che coinvolge soprattutto giovani e giovanissimi. In tale occasione, tutte le scuole sono chiamate a promuovere il confronto con gli studenti sull’uso consapevole dei social network, sulla prevenzione dell’emarginazione dei più fragili, sullo sviluppo di comportamenti prosociali e sul rifiuto di ogni forma di violenza e prevaricazione. L’iniziativa consente al nostro Istituto di rinnovare il proprio impegno educativo nella promozione di relazioni sane, inclusive e rispettose, valorizzando il dialogo, l’empatia e la responsabilità individuale e collettiva.
10 Febbraio – Safer Internet Day Nel mese di febbraio si celebra anche il Safer Internet Day (SID), la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, promossa dalla Commissione Europea e celebrata contemporaneamente in oltre 160 Paesi nel mondo, inclusa l’Italia. L’edizione di quest’anno si svolge martedì 10 febbraio e si inserisce nel quadro delle iniziative volte a promuovere un utilizzo sicuro, consapevole e responsabile di Internet, in particolare tra le giovani generazioni. Il Safer Internet Day invita studenti e cittadini a riflettere non solo sui rischi della rete — come cyberbullismo, violazioni della privacy e disinformazione — ma anche sul ruolo attivo e responsabile di ciascuno nella costruzione di un ambiente digitale positivo e sicuro, secondo il motto “Together for a better internet”. La giornata rappresenta un’importante opportunità educativa per rafforzare competenze digitali, senso critico e cittadinanza digitale consapevole.
Riferimenti normativi e proposte didattiche a cura di Italia Martusciello Vicepresidente Nazionale EIP Italia
Una prima analisi dei contenuti del DM 13/2026 a cura del dirigente scolastico Francesco Rovida, coordinatore della formazione EIP Italia
Per completare l’iter di ridefinizione dell’Esame conclusivo del secondo ciclo, rinominato “Esame di maturità”, la Normativa prevedeva che dovessero essere completati i seguenti passaggi: 1. Indicazione delle discipline oggetto della seconda prova, nell’ambito delle materie caratterizzanti i percorsi di studio 2. indicazione dell’eventuale disciplina oggetto di una terza prova scritta per specifici indirizzi di studio 3. indicazione delle quattro discipline oggetto di colloquio 4. definizione di modalità organizzative per lo svolgimento del colloquio
La presente Guida si propone come tentativo di rendere accessibili questi dati attraverso la lettura del DM 13/2026.Si precisa che tale Decreto è “in fase di registrazione presso gli Organi di controllo”.
NEI PROSSIMI GIORNI SI APRIRANNO LE ISCRIZIONI AD UN WEBINAR DI CONFRONTO E APPROFONDIMENTO
E quindi in Sicilia, Calabria e Sardegna non è accaduto nulla di eccezionale
Il Copernicus Climate Change Service (C3S) ha pubblicato il rapporto Global Climate Highlights 2025, un documento cruciale che offre una sintesi dello stato del clima globale durante l’anno appena trascorso. Basato principalmente sul set di dati di rianalisi atmosferica globale ERA5, il rapporto analizza le temperature dell’aria e della superficie marina, l’estensione dei ghiacci polari e gli eventi estremi, valutando questi dati rispetto ai limiti stabiliti dall’Accordo di Parigi (dai quali gli USA sono appena usciti…)
I dati emersi delineano un quadro di riscaldamento continuo e persistente. Ecco i principali elementi messi in evidenza dal documento:
Un podio di calore senza precedenti Il 2025 si è classificato come il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale, posizionandosi dietro al 2024 (il più caldo in assoluto) e al 2023. La temperatura media globale dell’aria in superficie è stata di 14.97°C, registrando un’anomalia di +0.59°C rispetto alla media del periodo 1991-2020. Rispetto ai livelli preindustriali (1850-1900), il 2025 è stato più caldo di 1.47°C. Un dato significativo è che tutti gli ultimi 11 anni, dal 2015 al 2025, rientrano nella classifica degli 11 anni più caldi mai registrati.
Superamento della soglia di 1.5°C nel medio termine Sebbene il 2025 non abbia superato singolarmente il limite di 1.5°C rispetto all’era preindustriale (fermandosi a 1.47°C), il rapporto evidenzia un primato storico preoccupante: per la prima volta, la media triennale (2023-2025) ha superato questa soglia critica, attestandosi a 1.52°C. Inoltre, per sei mesi durante il 2025, le temperature mensili hanno superato la soglia di 1.5°C sopra i livelli preindustriali.
Oceani caldi e anomalie polari Nonostante l’assenza di un forte evento El Niño e la presenza di condizioni neutre o di La Niña per gran parte dell’anno, le temperature della superficie del mare (SST) sono rimaste storicamente elevate. • La temperatura media della superficie marina (nella fascia 60°S–60°N) è stata di 20.73°C, la terza più alta di sempre. • Il 2025 è risultato essere l’anno con condizioni di La Niña più caldo mai registrato, sia per la temperatura dell’aria che per quella degli oceani. • Per quanto riguarda i ghiacci, il febbraio 2025 ha segnato l’estensione globale del ghiaccio marino più bassa mai osservata per quel mese dall’inizio delle rilevazioni satellitari, a causa dei minimi record nell’Artico combinati con una bassa estensione in Antartide.
L’Europa e gli eventi estremi Anche per il continente europeo, il 2025 è stato il terzo anno più caldo, con una temperatura superiore di 1.17°C alla media 1991-2020. In particolare, il mese di marzo 2025 è stato il più caldo mai registrato in Europa. A livello globale, il calore ha avuto impatti diretti sulla popolazione: il 50% delle terre emerse ha sperimentato un numero di giorni superiore alla media con stress termico forte (temperatura percepita pari o superiore a 32°C).
Alcune proposte di attività didattiche strutturate, coerenti con le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica e le Indicazioni nazionali (DM 254/2012)
SCUOLA DELL’INFANZIA “Il ghiaccio che scappa via”
Destinatari: Bambini di 5 anni Campi di esperienza coinvolti: – La conoscenza del mondo: osservare i fenomeni naturali e i cambiamenti. – Il sé e l’altro: rispetto per l’ambiente e la natura. – Educazione civica: sviluppo sostenibile (educazione ambientale e rispetto della natura).
Obiettivi di riferimento (Indicazioni Nazionali & Linee Guida): – Osservare con attenzione i fenomeni naturali, accorgendosi dei loro cambiamenti (es. scioglimento del ghiaccio). – Assumere comportamenti rispettosi e di cura verso l’ambiente naturale. – Comprendere intuitivamente che alcune azioni (calore) modificano l’ambiente.
Contenuti e svolgimento L’attività parte dal dato del Rapporto GCH2025 che evidenzia come febbraio 2025 abbia registrato l’estensione del ghiaccio marino più bassa mai osservata per quel mese. Esperienza sensoriale L’insegnante porta in classe una vaschetta con dell’acqua e dei grandi cubetti di ghiaccio, simulando i poli (Artide/Antartide). Si invitano i bambini a toccare il ghiaccio (freddo, duro) e l’acqua. Narrazione Si racconta una storia semplificata basata sui dati: “La Terra ha avuto un anno con la ‘febbre’ (il 2025 è stato molto caldo). Quando la Terra ha caldo, il ghiaccio dove vivono gli orsi polari e i pinguini si scioglie troppo in fretta”. Osservazione Si pone la vaschetta vicino a una fonte di calore (es. un termosifone o una lampada calda, che rappresenta il riscaldamento globale). I bambini osservano e disegnano il ghiaccio che diventa acqua, notando come lo spazio solido diminuisca. Riflessione civica Circle time finale: cosa possiamo fare per non far venire la “febbre” alla Terra?
SCUOLA PRIMARIA “Il termometro del Pianeta: analizziamo la febbre del 2025”
Destinatari: Studenti della classe quinta Discipline coinvolte: – Matematica: rappresentare relazioni e dati con grafici; usare numeri decimali. – Scienze: interpretare le trasformazioni ambientali conseguenti all’azione dell’uomo. – Educazione civica: sviluppo economico e sostenibilità (cause dei cambiamenti climatici).
Obiettivi di riferimento (Indicazioni Nazionali & Linee Guida): – Individuare e analizzare le cause delle trasformazioni ambientali e gli effetti del cambiamento climatico. – Leggere e rappresentare dati con diagrammi e tabelle per ricavare informazioni. – Comprendere la differenza tra condizioni meteorologiche e clima basandosi su dati annuali.
Contenuti e svolgimento L’attività si concentra sull’analisi dei dati di temperatura del 2025 confrontati con il passato. 1. Analisi dei dati L’insegnante fornisce i dati chiave del rapporto GCH2025: ◦ Il 2025 è stato il 3° anno più caldo mai registrato (14.97°C). ◦ Confronto con il 2024 (il più caldo) e il 2023. ◦ Il dato dell’anomalia: +1.47°C rispetto all’era preindustriale. 2. Laboratorio di Matematica Gli alunni costruiscono un istogramma o un grafico a linee che mostri le temperature degli ultimi tre anni (2023, 2024, 2025) evidenziando come tutti superino la media storica. Si lavora sul concetto di numero decimale (es. differenza tra 14.97°C e la soglia di 1.5°C). 3. Geografia e Scienze Si osserva la mappa delle anomalie termiche del 2025 (Fig. 5 del rapporto), notando come il calore non sia distribuito ugualmente (es. Artico molto caldo, alcune zone del Pacifico più fresche per “La Niña”). 4. Educazione Civica Discussione sul concetto di “soglia di 1.5°C” citata nel rapporto. Perché è un numero importante? Cosa succede se la temperatura media triennale (2023-2025) supera questa soglia (1.52°C)? Gli alunni elaborano un decalogo di azioni quotidiane per la riduzione dell’impronta ecologica.
SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO “Obiettivo Parigi: siamo fuori strada? Analisi critica del trend 2023-2025”
Destinatari: Studenti della Classe terza Discipline coinvolte: – Geografia: interpretare carte tematiche, dati statistici e grafici su scala globale. – Scienze: effetto serra, cambiamenti climatici e impatto antropico. – Educazione Civica: Costituzione (Art. 9 tutela ambiente), Agenda 2030, Cittadinanza Digitale (analisi dati e fonti).
Obiettivi di riferimento (Indicazioni Nazionali & Linee Guida): – Analizzare le problematiche ambientali e climatiche e le politiche di sviluppo sostenibile. – Ricercare, analizzare e valutare dati e contenuti digitali, riconoscendone l’attendibilità. – Interpretare grafici e dati statistici per comprendere fatti e fenomeni territoriali globali.
Contenuti e Svolgimento: L’attività mira a sviluppare pensiero critico sul superamento della soglia di 1.5°C e sugli accordi internazionali. 1. Ricerca e analisi digitale Gli studenti accedono (o ricevono in formato digitale) agli estratti del rapporto Global Climate Highlights 2025. Devono individuare le informazioni che confermano o smentiscono la seguente “fake news” o titolo clickbait: “L’Accordo di Parigi è fallito: superati per sempre i 1.5°C nel 2025”. 2. Fact-Checking sui dati Utilizzando il rapporto, gli studenti scopriranno che: ◦ Sebbene la media triennale (2023-2025) sia di 1.52°C, il 2025 singolarmente è stato di +1.47°C. ◦ Il superamento temporaneo non significa tecnicamente la rottura dell’Accordo di Parigi (che si basa su medie decennali), ma è un segnale di allarme critico. 3. Focus Oceani Analisi del grafico sulle temperature superficiali marine (SST). Il 2025 ha visto oceani caldissimi nonostante l’assenza di un forte El Niño (anzi, con condizioni di La Niña debole). Si discute del ruolo degli oceani come regolatori termici e delle conseguenze sugli ecosistemi marini. 4. Debate di Educazione civica La classe si divide in due gruppi per simulare una conferenza sul clima (COP). ◦ Gruppo A (Scienziati): Presentano i dati del trend di riscaldamento (0.25°C per decennio) e gli eventi estremi del 2025 (alluvioni, ondate di calore). ◦ Gruppo B (Decisori Politici): Propongono soluzioni basate sull’art. 9 della Costituzione e sugli obiettivi dell’Agenda 2030, discutendo la difficoltà di bilanciare sviluppo economico e sostenibilità.
LICEO SCIENTIFICO “Modelli di crisi: analisi termodinamica e statistica del Clima 2025”
Destinatari: studenti della classe quinta Discipline coinvolte: – Fisica: termodinamica, scambi di calore, bilancio energetico. – Matematica: analisi statistica, interpolazione dati, modelli matematici. – Scienze naturali: Scienze della Terra (interazione atmosfera-idrosfera, climatologia). – Educazione Civica: Sviluppo sostenibile (Agenda 2030), Cittadinanza digitale (analisi critica delle fonti e dei dati).
Obiettivi di riferimento (Indicazioni Nazionali & Linee Guida): – Matematica: sviluppare la capacità di costruire e analizzare “semplici modelli matematici di classi di fenomeni”, utilizzando strumenti informatici per la descrizione e il calcolo, e comprendere la natura predittiva dei modelli. – Fisica: comprendere e valutare le scelte scientifiche e tecnologiche che interessano la società in cui vive; applicare i principi della termodinamica e l’analisi dei dati sperimentali per validare modelli. – Scienze Naturali: identificare le interrelazioni tra i fenomeni che avvengono a livello delle diverse organizzazioni del pianeta (litosfera, atmosfera, idrosfera) e porsi in modo critico e consapevole di fronte ai temi di carattere scientifico e tecnologico della società attuale. – Educazione civica: sviluppare la conoscenza dei profili ambientali e analizzare fatti e dati partendo dall’attualità.
Contenuti e svolgimento dell’attività: L’attività si propone di superare la narrazione puramente descrittiva del cambiamento climatico, utilizzando il rigore quantitativo e metodologico tipico del Liceo Scientifico per analizzare i dati del 2025.
Fase 1 – Il dato matematico e la “soglia” • Input: Gli studenti analizzano i dataset grezzi del rapporto Copernicus (temperature medie 1991-2020 vs 2025). • Attività: Utilizzando fogli di calcolo o software (es. Python/Excel, coerentemente con le competenze informatiche previste), gli studenti devono verificare statisticamente l’affermazione del rapporto: “Per la prima volta la media triennale (2023-2025) supera 1.5°C”. • Compito: Costruire un grafico che interpoli i dati degli ultimi 30 anni e calcoli la retta di regressione lineare per prevedere, secondo l’attuale trend matematico, quando l’anomalia di +1.5°C diventerà strutturale e non solo episodica. Questo risponde all’obiettivo di “padroneggiare i più comuni strumenti software per il calcolo… nell’indagine scientifica”.
Fase 2 – Fisica dell’atmosfera e degli oceani • Focus: Il rapporto evidenzia che il 2025 ha avuto oceani caldissimi (20.73°C) nonostante condizioni di La Niña. • Analisi fisica: gli studenti applicano i concetti di capacità termica e scambio di calore. Si modellizza il sistema Terra-Oceano: considerando l’elevato calore specifico dell’acqua rispetto all’aria, gli studenti calcolano (in modo semplificato) l’enorme quantità di energia (Joule) necessaria per innalzare la temperatura media degli oceani di frazioni di grado, evidenziando l’inerzia termica del sistema. • Domanda guida:perché un’anomalia oceanica è energeticamente più preoccupante di un’anomalia atmosferica? (collegamento con la termodinamica studiata nel biennio/triennio).
Fase 3 – Debate scientifico e Educazione civica • Tema:Scienza vs Policy: il significato del limite di 1.5°C” • Svolgimento: simulazione di un tavolo tecnico. ◦ Gruppo Analisti: presenta i dati elaborati: il superamento della soglia nel triennio 2023-2025 è tecnicamente una violazione degli Accordi di Parigi? (Analisi giuridica/civica basata sulla differenza tra dati meteorologici puntuali e climatologici). ◦ Gruppo Decisori: valuta le implicazioni socio-economiche. Basandosi sull’art. 9 della Costituzione (tutela dell’ambiente) e sugli obiettivi dell’Agenda 2030, quali misure drastiche sono giustificate dai modelli matematici elaborati nella Fase 1? • Obiettivo civico: questa fase mira a sviluppare “la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società”.
Prodotto Finale Report tecnico-scientifico (simil-pubblicazione scientifica) che includa i grafici delle anomalie termiche elaborati dalla classe, i calcoli sul bilancio energetico oceanico e una conclusione critica sull’irreversibilità dei fenomeni osservati nel 2025.
Il Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, invita le istituzioni scolastiche a conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati e della più complessa vicenda del confine orientale. Per i docenti, questa ricorrenza non è solo un dovere di cronaca storica, ma un’opportunità per promuovere un messaggio di speranza, accoglienza e integrazione in un tempo di dolore e divisione.
1. La cornice etica e i Principi universali di educazione civica L’insegnamento di questa pagina di storia può essere ancorato ai Principi universali di educazione civica, che definiscono la scuola come uno strumento al servizio dell’umanità. In particolare, l’attività didattica dovrebbe mirare a: • Aprire la strada della comprensione reciproca (Principio II). • Educare alla tolleranza, per accettare negli altri sentimenti e modi di agire diversi dai propri (Principio IV). • Sviluppare il senso di responsabilità, inteso come privilegio della persona umana (Principio V). • Educare all’altruismo e alla solidarietà, fondamentali per il progresso della comunità (Principio VI).
2. Il contesto storico: complessità e analisi critica La didattica del Giorno del Ricordo richiede di affrontare il concetto di Frontiera Adriatica, una zona di sovrapposizione tra i mondi latino, germanico e slavo. È fondamentale distinguere tra etnia e nazione per evitare fraintendimenti: la nazione è una “comunità immaginata” basata su parametri variabili come lingua, cultura e valori condivisi. I docenti devono guidare gli studenti nell’analisi di fenomeni complessi come: • le “Foibe”, intese come le stragi del 1943 e 1945, che furono atti di violenza politica estrema in un contesto di ribaltamento dei poteri; • l’Esodo, spostamento forzato di popolazione in cui pressione politica e violenza indussero quasi la totalità del gruppo italiano a fuggire; • il negazionismo e il riduzionismo, cioè gli atteggiamenti che negano o minimizzano eventi storici per fini ideologici, dai quali la scuola deve distanziarsi attraverso il rigore del metodo storico.
3. Alcune attività didattiche suggerite da COMPASS Il manuale di educazione ai diritti umani COMPASS del Consiglio d’Europa propone un approccio basato sull’apprendimento esperienziale (“learning through experience”). Di seguito, alcune attività adattabili al contesto del Giorno del Ricordo:
A. “Tre Cose” (Adattamento sulla Migrazione Forzata) • Obiettivo: Sviluppare empatia verso i profughi e comprendere il dramma dell’esilio. • Attività: Immaginare di dover fuggire improvvisamente dalla propria casa (come accaduto a migliaia di istriani, fiumani e dalmati) e poter portare con sé solo tre oggetti. • Debriefing: Riflettere sui diritti dei profughi e sulle difficoltà dell’accoglienza. https://www.coe.int/it/web/compass/3-things
B. “Memory Tags” (Tag della Memoria) • Obiettivo: Riflettere sul ruolo dei monumenti e su come i fatti storici vengono ricordati o mitizzati. • Attività: Gli studenti creano una “nuvola di parole” (tag cloud) con le sensazioni evocate dai memoriali o dai racconti sulle foibe. • Discussione: Perché alcuni memoriali tendono a “glorificare” la guerra? Come vorremmo che questa tragedia fosse ricordata dalle generazioni future? https://www.coe.int/it/web/compass/memory-tags
C. “Linee del Tempo” (Timelines) • Obiettivo: Contestualizzare lo sviluppo dei diritti umani lungo la frontiera adriatica. • Attività: Creare una linea del tempo che includa non solo i Trattati di Pace del 1947, ma anche eventi precedenti (fascismo di confine) e successivi (trattati di riconciliazione e istituzione del Giorno del Ricordo). https://www.coe.int/it/web/compass/timelines
4. Verso una “memoria riconciliata“ L’educazione ai diritti umani non serve solo a conoscere le violazioni, ma a costruire una cultura dove i diritti siano “imparati, vissuti e agiti”. Nel caso del confine orientale, l’obiettivo è una elaborare una storia critica capace di superare gli unilateralismi nazionali. La condivisione della sofferenza, un’esperienza universalmente umana, può aprire la strada alla pietà e, infine, alla riconciliazione tra popoli contermini (italiani, sloveni e croati).
Il cuore è la dove si nasce Storia del dramma istriano visto dagli occhi di una bambina dal 1945 al 1947 e sviluppi della sua vita. di Franca Dapas
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale termina il percorso di definizione formale della nuova normativa che ridisegna, per quanto di competenza dello Stato, il Curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.
Attenzione, però, al fatto che dal prossimo anno scolastico “le scuole dell’infanzia e le scuole del primo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione adottano le Indicazioni nazionali di cui al comma 1, a partire dalle classi prime della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, procedendo in prima attuazione e con gradualità alla rielaborazione del curricolo d’istituto” (articolo 1, comma 2). Inoltre, in relazione alla questione dell’insegnamento del latino“può essere avviato, in via di prima applicazione, a partire dalle classi seconde e terze funzionanti nell’anno scolastico 2026/2027, utilizzando gli spazi di autonomia, flessibilità e ampliamento dell’offerta formativa, nelle more dell’integrazione del quadro orario settimanale e annuale della scuola secondaria di primo grado, di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89″ (articolo 2, comma 3). Cioè fino all’integrazione del quadro orario settimanale (leggasi dell’organico di Istituto…) si procede solo con la Normativa già vigente e, quindi, già applicabile senza necessità del DM 221/2025 potendosi già realizzare ai sensi del DPR 275/1999. Infatti, “Dall’attuazione del presente regolamento non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti ivi previsti con le risorse umane, finanziarie e strumentali previste a legislazione vigente” (articolo 5, comma 4).
Inoltre: – le Indicazioni del DM 254/2012 “continuano ad applicarsi per le classi intermedie di scuola primaria e secondaria di primo grado già funzionanti nell’anno scolastico 2025/2026, fino alla conclusione dei rispettivi corsi” (articolo 5, comma 1); – solo per la disciplina “Storia”, dall’anno scolastico 2027/2028, “le classi terze di scuola primaria anticipano l’adozione delle Indicazioni nazionali” (articolo 5, comma 1); – le Indicazioni del DM 254/2012 “cessano di avere efficacia a decorrere dall’anno scolastico 2026/2027 per la scuola dell’infanzia, dall’anno scolastico 2028/2029 per la scuola secondaria di primo grado e dall’anno scolastico 2030/2031 per la scuola primaria” (articolo 5, comma 3).
Ultima annotazione, molto importante per il lavoro delle scuole: “Fino alla completa attuazione delle Indicazioni nazionali (…) i collegi dei docenti adattano e rimodulano il curricolo per le classi della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado per le discipline che presentano competenze attese, obiettivi specifici di apprendimento e conoscenze con una scansione temporale diversa rispetto a quella delle Indicazioni nazionali allegate al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 16 novembre 2012, n. 254” (articolo 5, comma 2).
Si tratta di una “clausola di salvaguardia didattica”, necessaria per gestire la fase di transizione tra il vecchio e il nuovo ordinamento. Occorre tenere bene in mente questi passaggi: Gradualità dell’entrata in vigore Le nuove Indicazioni Nazionali non sostituiscono quelle del 2012 istantaneamente per tutte le classi. L’adozione parte dall’anno scolastico 2026/2027 e riguarda inizialmente solo le classi prime (della primaria e della secondaria di primo grado). Le classi intermedie (seconde, terze, ecc. già avviate) continueranno invece a seguire le vecchie Indicazioni del 2012 fino alla conclusione del loro ciclo. Il problema possibile di una “scansione temporale diversa” Le nuove Indicazioni potrebbero aver spostato l’insegnamento di alcuni argomenti ovvero l’acquisizione di certe competenze da un anno all’altro rispetto al passato. Ad esempio: se nelle vecchie Indicazioni (2012) un argomento di Storia si affrontava in 5ª primaria, ma nelle nuove (2025) è stato anticipato alla 4ª o posticipato alla 1ª secondaria di I grado, si potrebbe crea un disallineamento temporale. Azione collegiale sul Curricolo di Istituto In questo caso, i Collegi dei docenti hanno il compito di intervenire attivamente (“adattano e rimodulano”) sul Curricolo d’istituto per armonizzare questo passaggio. In pratica, i docenti devono verificare se ci sono discipline in cui i obiettivi o conoscenze sono stati “spostati” nella scansione cronologica rispetto a prima. Se così fosse, devono modificare la programmazione didattica per evitare due rischi: – che gli alunni “saltino completamente un argomento” o non lavorino su alcuni obiettivi, perché nel vecchio ordinamento era previsto l’anno successivo, ma nel nuovo era previsto l’anno precedente; – che gli alunni tornino inutilmente su argomenti già svolti o su obiettivi già consolidati, perché nel nuovo ordinamento sono stati spostati in avanti nel ciclo di studi. In sintesi, la norma prevede che, finché il nuovo sistema non sarà andato a regime su tutte le classi (cosa che per la scuola primaria avverrà nell’anno scolastico 2030/2031 e per la secondaria nel 2028/2029), la scuola ha il dovere di riadattare il Curricolo di Istituto anno per anno. Questo serve a garantire che il percorso formativo degli studenti rimanga coerente e completo, nonostante il cambiamento delle regole in corso d’opera.
Riflessioni e proposte didattiche per il 27 gennaio
Il Giorno della Memoria, celebrato il 27 gennaio di ogni anno, commemora le vittime dell’Olocausto e invita a riflettere sui crimini contro l’umanità del periodo nazista. La data ricorda la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa nel 1945. Istituito a livello internazionale dalle Nazioni Unite nel 2005 e in Italia con la Legge n. 211 del 2000, il Giorno della Memoria promuove attività educative per sensibilizzare le nuove generazioni sulla memoria storica.
Le vittime principali furono gli Ebrei, ma anche persone con disabilità, Rom e Sinti, omosessuali, oppositori politici e testimoni di Geova.
Ricordare l’Olocausto serve a prevenire il ripetersi di simili atrocità e a educare al rispetto dei diritti umani, alla tolleranza e alla dignità di ogni persona. Il Giorno della Memoria non è solo un momento di commemorazione, ma anche un’opportunità per educare le nuove generazioni al rispetto dei diritti umani, alla tolleranza e alla dignità di ogni persona, indipendentemente dalla sua origine, dalla sua fede o dalla sua identità.
Italia Martusciello Vicepresidente Nazionale EIP Italia
Tema del 2026: “The power of youth in co-creating education”
La Giornata Internazionale dell’Educazione, celebrata ogni anno il 24 gennaio su iniziativa dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, richiama l’attenzione sul valore centrale dell’istruzione come fondamento dello sviluppo umano, sociale ed economico. Educare significa garantire un diritto universale, ma anche assumersi una responsabilità collettiva: quella di costruire società più giuste, pacifiche e resilienti.
L’UNESCO ribadisce che senza sistemi educativi equi, inclusivi e di qualità non è possibile realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030, né spezzare il circolo vizioso di povertà, esclusione e disuguaglianze che ancora oggi colpisce milioni di persone nel mondo. I dati globali mostrano una realtà che non può essere ignorata: milioni di bambini e ragazzi restano esclusi dalla scuola e una vasta parte della popolazione adulta non possiede competenze di base come la lettura e il calcolo.
Ogni diritto negato all’istruzione rappresenta una perdita non solo individuale, ma anche collettiva. Per questo la Giornata Internazionale dell’Educazione non è una semplice celebrazione simbolica, bensì un’occasione di riflessione critica e di impegno concreto per trasformare i sistemi formativi e renderli realmente accessibili lungo tutto l’arco della vita. In particolare, il focus della Giornata Internazionale dell’Educazione 2026 è il coinvolgimento degli under 30 attraverso il tema “The power of youth in co-creating education”. Quindi pone al centro un tema particolarmente significativo: il ruolo dei giovani nella co-creazione dell’educazione, anche perché le persone sotto i trent’anni costituiscono oltre la metà della popolazione mondiale e rappresentano una straordinaria risorsa di energia, creatività e innovazione. Tuttavia, sono anche tra le più esposte alle fragilità sociali: disoccupazione, povertà educativa, accesso diseguale alle opportunità formative. Proprio perché direttamente coinvolti e perché il loro futuro dipende dalle scelte educative di oggi, i giovani devono essere riconosciuti non solo come destinatari, ma come protagonisti attivi dei processi decisionali.
In un’epoca segnata da rapide trasformazioni tecnologiche e culturali, ripensare finalità, metodi e contenuti dell’insegnamento diventa imprescindibile. Coinvolgere studenti e giovani nella progettazione dei percorsi educativi significa costruire ambienti di apprendimento più pertinenti, inclusivi e capaci di rispondere alle sfide contemporanee.
Questa visione è pienamente coerente con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 4, che promuove un’istruzione di qualità fondata sull’equità, sulla cittadinanza globale, sul rispetto dei diritti umani e sulla valorizzazione della diversità. Dunque, la Giornata Internazionale dell’Educazione 2026 si inserisce in questo orizzonte come un momento di mobilitazione globale. Attraverso eventi partecipativi, iniziative guidate dai giovani e nuove analisi internazionali, l’UNESCO intende rafforzare la partecipazione giovanile a tutti i livelli: dalla scuola alle politiche nazionali, fino alla cooperazione internazionale. Le esperienze locali, soprattutto nei contesti di crisi, dimostrano che quando i giovani sono messi nelle condizioni di agire, diventano promotori di cambiamento e garanti del diritto all’istruzione per tutti.
Celebrare la Giornata Internazionale dell’Educazione significa, pertanto, rinnovare un impegno condiviso: riconoscere l’istruzione come bene comune, investire sui giovani come co-creatori del futuro e costruire sistemi educativi capaci di non lasciare indietro nessuno.
Italia N. Martusciello Vicepresidente nazionale EIP Italia
Una breve guida per docenti secondo la logica dei Principi Universali di Educazione civica
Il 27 gennaio 2026, la società italiana è chiamata a celebrare il Giorno della Memoria: riteniamo che continui ad essere una straordinaria occasione pedagogica e non un rituale stanco o una generica esortazione alla riflessione. Per gli educatori, questo appuntamento rappresenta un impegno progettuale concreto per trasformare la memoria storica in Educazione alla Pace e cittadinanza attiva, ancorando l’azione didattica ai Principi Universali di Educazione Civica.
1. Il significato specifico della Shoah: oltre la memoria generica
È opportuno che la scuola ribadisca la specificità della Shoah, definita come una “frattura profonda nella civiltà” del XX secolo. Non si tratta di una commemorazione indistinta del male, ma dello studio di un progetto sistematico di sterminio che ha colpito l’umanità nel cuore dell’Europa. Insegnare la Shoah oggi significa analizzare i fatti storici come eventi umani e, per questo, “spiegabili”. Una curvatura necessaria dei percorsi di approfondimento deve riguardare la storia nazionale: solo una contestualizzazione precisa permette di sviluppare gli “anticorpi” necessari per riconoscere oggi i segnali di intolleranza e razzismo.
2. Integrare i Principi Universali di Educazione Civica nella didattica della Memoria
L’insegnamento della Shoah può trovare il suo “sfondo integratore” nei sei Principi Universali di Educazione Civica elaborati da Jean Piaget e Jacques Mühlethaler (1968). Ecco come declinarli operativamente: La scuola è al servizio dell’umanità L’insegnamento della Shoah non deve essere un compito meramente accademico, ma occasione per riflettere sulla natura dell’uomo e sulla civiltà. Poiché la Shoah ha rappresentato una frattura profonda nella civiltà che ha offeso l’umanità intera, studiarla significa mettere la scuola al servizio di un valore universale: la difesa della dignità umana contro ogni progetto di annientamento. La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca Integrare questo principio significa utilizzare la storia della Shoah per promuovere il dialogo interculturale e interreligioso. La didattica deve aiutare gli studenti a superare il pregiudizio e l’indifferenza, favorendo l’incontro tra persone diverse e contrastando i meccanismi di “soffocamento” che derivano dalla mancanza di dialogo. La scuola apre la strada alla comprensione quando insegna a riconoscere l’altro non come un nemico, ma come un compagno di viaggio. La scuola educa al rispetto della vita e degli uomini Questo principio si traduce nell’esigenza di “restituire la dignità di esseri umani” alle vittime, salvandole dall’anonimato delle statistiche. Invece di focalizzarsi solo sui numeri, è fondamentale restituire a ogni vittima il proprio nome, volto e storia di vita, anche Analizzando il passaggio dalla discriminazione dei diritti (leggi del 1938) alla persecuzione delle vite, per comprendere quanto sia preziosa e inviolabile l’esistenza di ogni individuo. La scuola educa alla tolleranza, qualità che permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri La tolleranza, intesa come capacità di accettare il diverso, viene insegnata analizzando la fenomenologia dell’esclusione. Studiare come l’intolleranza sia stata burocratizzata e resa quotidiana durante il nazifascismo aiuta i giovani a sviluppare gli “anticorpi” per riconoscere oggi i segnali di razzismo, antisemitismo e xenofobia. La tolleranza permette di vedere nelle differenze un arricchimento anziché una minaccia. La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità, uno dei più grandi privilegi della persona umana. Più cresce il progresso tecnologico scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile Il progresso scientifico e tecnologico del Novecento è stato utilizzato per creare macchine di morte, come le camere a gas. Contro il gregarismo, la scuola deve educare gli studenti a rifiutare la dittatura della maggioranza, il potere del più forte e ogni forma di violenza e bullismo, che portano all’isolamento di chi dice “no” al crimine. In questo contesto, è importante mettere in luce che la Shoah è stata possibile anche grazie alla collaborazione o all’indifferenza di molti e, di conseguenza, ogni individuo è responsabile delle proprie scelte e può fare la differenza. La scuola educa il fanciullo all’altruismo e alla solidarietà. Deve fargli capire che la comunità non può progredire senza sforzi personali e la collaborazione attiva di tutti Questo principio trova la sua massima espressione nello studio dei “Giusti tra le Nazioni”. Analizzare le storie di chi ha rischiato la vita per aiutare i perseguitati dimostra che la collaborazione attiva e lo sforzo personale sono necessari per far progredire la comunità.
3. Educazione alla Pace: i “Punti Luce” di Edith Bruck
La finalità ultima di questo percorso è l’Educazione alla Pace, intesa come “grammatica quotidiana delle nostre relazioni”. La testimonianza di Edith Bruck offre una chiave preziosa con i suoi “cinque punti luce”. Insegnare la Shoah non deve significare trasmettere solo orrore — che spesso genera meccanismi di difesa e allontanamento negli studenti — ma mettere in luce quei piccoli gesti di umanità che hanno permesso alla speranza di sopravvivere anche nell’abisso. Educare alla pace significa capire che essa è “sempre possibile e dipende da ognuno di noi”.
4. Suggerimenti metodologici per i docenti
Per rendere efficace l’apprendimento, si suggeriscono le seguenti buone pratiche: Uso critico del Web. I ragazzi sono consumatori nativi di contenuti digitali, ma spesso mancano di capacità di discernimento. È compito del docente guidarli contro le fake news e l’hate speech, privilegiando fonti autorevoli come l’Archivio Centrale dello Stato e il portale “Scuola e memoria”. Laboratori d’archivio. Coinvolgere gli studenti nella ricerca di documenti originali (registri scolastici, circolari delle Prefetture) per ricostruire l’impatto delle leggi razziali sulla società locale. Questo trasforma lo studente in un “ricercatore attivo”. Peer Education. Incoraggiare gli studenti a diventare “testimoni della memoria pubblica”, condividendo le loro ricerche con i compagni più piccoli o attraverso la creazione di prodotti multimediali come podcast e siti web. La via della Poesia. Seguendo l’esempio di Edith Bruck, la poesia può essere usata come forma di resistenza morale per gridare contro le ingiustizie senza urlare per strada.
Qualche riflessione alla luce dei Principi universali di Educazione civica nella prospettiva dello sviluppo delle competenze non cognitive
L’introduzione della Legge 70/2024 segna un punto di avanzamento nella strategia educativa nazionale per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo: istituendo la Giornata del Rispetto il 20 gennaio – in memoria di Willy Monteiro Duarte – il legislatore non ha voluto semplicemente fissare una data sul calendario, ma ha lanciato una sfida pedagogica precisa alla scuola: trasformare la memoria in azione e la commozione in competenza. L’obiettivo non è solo commemorativo, ma proattivo: approfondire il valore intrinseco della dignità umana, sensibilizzare sulla non violenza (sia fisica che psicologica) e fornire strumenti concreti per riconoscere e disinnescare discriminazioni e prevaricazioni. La settimana che precede il 20 gennaio diventa così per le scuole un tempo privilegiato – protetto e garantito dalla norma – per riflettere sul significato profondo dello “stare insieme”.
“La presente legge è volta a prevenire e contrastare i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo in tutte le loro manifestazioni, in particolare con azioni di carattere preventivo e con una strategia di attenzione e tutela nei confronti dei minori, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, privilegiando azioni di carattere formativo ed educativo e assicurando l’attuazione degli interventi, senza distinzione di età, nell’ambito delle istituzioni scolastiche, delle organizzazioni degli enti locali, sportive e del Terzo settore che svolgono attività educative, anche non formali, e nei riguardi dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale, cui incombe l’obbligo di orientare i figli al corretto utilizzo delle tecnologie e di presidiarne l’uso” (Legge 70/2024, articolo 1).
Ma cosa significa, oggi, insegnare il rispetto? Una risposta profonda ci arriva dai Principi Universali di Educazione Civica, cuore della visione pedagogica e sociale di EIP (1968), che offrono una bussola valoriale ancora straordinariamente attuale. Secondo questa visione, la scuola ha il compito primario di educare “al rispetto della vita e degli uomini”. Non si tratta di una regola di bon ton, ma di una postura esistenziale: il rispetto si declina come tolleranza attiva, intesa come la qualità che “permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri”. In un’epoca di trasformazioni rapide, i Principi ci ricordano inoltre che “più cresce il progresso tecnologico e scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile”: il rispetto diventa quindi responsabilità verso le conseguenze delle proprie azioni e si allarga all’altruismo, nella consapevolezza che nessuna comunità “può progredire senza sforzi personali e la collaborazione attiva di tutti”.
Dagli ideali alle competenze con il modello LifeComp Perché questi principi non restino ideali astratti, è necessario ancorarli alla pratica educativa quotidiana, con il supporto del framework europeo LifeComp. Il rispetto diventa così una “competenza allenabile” che attraversa tre dimensioni cruciali: 1. Dimensione sociale (empatia) Traduce l’educazione all’altruismo nella capacità concreta di sentire e comprendere le emozioni altrui, superando l’indifferenza. 2. Dimensione personale (autoregolazione) Per accettare “maniere di agire diverse dalle proprie”, lo studente deve imparare a gestire le proprie reazioni impulsive, trasformando il conflitto in confronto. 3. Dimensione cognitiva (pensiero critico) Il rispetto si nutre della capacità di valutare idee diverse senza pregiudizi, riconoscendo la validità delle ragioni dell’altro.
La sfida per i docenti e i dirigenti è ora quella di cogliere l’opportunità offerta dalla Legge 70/2024 non come un adempimento burocratico, ma come occasione di ri-progettazione didattica. Le scuole sono invitate a costruire percorsi che, partendo dalla memoria del 20 gennaio, utilizzino la settimana di sensibilizzazione per “allenare” queste competenze. Non bastano assemblee o conferenze: serve una didattica laboratoriale dove il rispetto per la vita, la tolleranza per le diversità e la responsabilità individuale diventino pratica quotidiana. Solo così la scuola potrà dirsi veramente “al servizio dell’umanità”, aprendo ai giovani “la strada della comprensione reciproca”.
Cenni per una guida tra Costituzione, Sviluppo sostenibile e Digitale
Le Linee Guida per l’insegnamento dell’educazione civica, superata la fase sperimentale, invitano i docenti a costruire una “scuola costituzionale” che metta al centro la persona umana, valorizzando i talenti individuali e rafforzando il senso di appartenenza alla comunità nazionale e internazionale. Per i docenti, la sfida è tradurre la trasversalità della disciplina in percorsi concreti. Di seguito, analizziamo i tre nuclei concettuali previsti dalla normativa, proponendo per ciascuno spunti didattici legati ad anniversari ed eventi significativi del 2026.
COSTITUZIONE
Secondo le Linee Guida, la Costituzione non va intesa solo come norma, ma come riferimento prioritario per identificare valori, diritti e doveri. Un aspetto cruciale del nuovo testo è l’equilibrio tra la centralità dei diritti e la cultura dei doveri inderogabili verso la collettività.
L’anno 2026 offre ricorrenze straordinarie per lavorare sulla memoria storica e sulle istituzioni. 80° Anniversario della Repubblica Italiana (1946-2026) Il 2 giugno 1946 segna la nascita della Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente. È l’occasione ideale per approfondire la “conoscenza del dettato costituzionale e della sua storia”, analizzando il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica e il valore del voto (suffragio universale). 80° Anniversario del voto alle donne in Italia Collegato al Referendum del ’46, questo anniversario permette di trattare il tema dell’uguaglianza e delle pari opportunità, riflettendo sul ruolo delle donne nella costruzione della democrazia. 70° Anniversario dell’insediamento della Corte Costituzionale (1956) Permette di trattare il funzionamento degli Organi dello Stato e il concetto di legalità, spiegando agli studenti chi è il “custode” della nostra Carta.
Oltre all’anniversario della Repubblica, il 2026 offre l’opportunità di lavorare per “contrasto” (dittatura vs democrazia) e sul tema della sicurezza sul lavoro e dei diritti umani. 100° Anniversario delle “Leggi Fascistissime” (1926-2026) Tra il 1925 e il 1926 furono emanate le leggi che trasformarono il Regno d’Italia in un regime dittatoriale, sopprimendo le libertà civili, i partiti e i sindacati. 70° Anniversario della tragedia di Marcinelle (1956-2026) L’8 agosto 1956 morirono 262 minatori in Belgio, di cui 136 italiani. Questo evento è centrale per trattare il tema del lavoro non solo come diritto/dovere, ma soprattutto sotto l’aspetto della sicurezza sui luoghi di lavoro, un tema esplicitamente richiesto dalle nuove Linee Guida che invitano ad analizzare le norme a tutela dei lavoratori. Si collega anche al tema dell’emigrazione italiana e della cittadinanza europea. 80° Anniversario dell’UNESCO (1946-2026) L’organizzazione entrò ufficialmente in funzione nel novembre 1946. Ideale per trattare l’Articolo 9 della Costituzione e la tutela del “patrimonio culturale, artistico e monumentale”, un obiettivo di apprendimento specifico per maturare condotte di tutela dei beni materiali e immateriali.
SVILUPPO ECONOMICO E SOSTENIBILITA’
Le nuove Linee Guida pongono un accento rinnovato non solo sulla tutela ambientale, ma anche sulla “crescita economica” e sulla “valorizzazione del lavoro” e dell’iniziativa privata. L’obiettivo è formare cittadini che comprendano le dinamiche economiche, l’importanza del Made in Italy e la tutela del patrimonio.
Il 2026 sarà un anno cruciale per l’Italia su questo fronte, grazie a un evento di portata globale come le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Alcuni possibili riferimenti sono: – valore educativo e sociale dello sport e del benessere psicofisico (Costituzione, 33); – analisi dell’impatto delle infrastrutture, tutela della montagna e degli ecosistemi; – ruolo delle imprese turistiche e del “Made in Italy” nell’accoglienza internazionale; – volontariato ed educazione alla cittadinanza attiva attraverso il service learning durante l’evento.
Ulteriore spunto è costituito dai XX Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026, evento polisportivo internazionale che si terrà in Puglia. A differenza delle Olimpiadi invernali, questo evento permette di focalizzarsi sul rilancio del Sud Italia e sulla “transizione ecologica” di una città industriale come Taranto. Si collega ai temi dell’educazione alla salute e allo sport come strumento di benessere psicofisico e alla valorizzazione delle specificità territoriali per lo sviluppo economico.
Altri possibili riferimenti sono: Anno Internazionale della Donna Agricoltrice (ONU 2026) Perfetta sintesi tra due obiettivi delle Linee Guida: promuovere l'”imprenditorialità femminile” e la parità di genere e valorizzare la “bioeconomia” e la tutela della biodiversità. Permette di discutere di filiere alimentari sostenibili e del ruolo delle donne nell’economia globale.
40° Anniversario del disastro di Chernobyl (1986-2026) Un evento storico fondamentale per introdurre il concetto di “rischio ambientale” antropico. Le Linee Guida richiedono di comprendere le cause dei disastri ambientali e le strategie di prevenzione, nonché di analizzare le diverse politiche energetiche e i loro impatti ambientali e sanitari.
CITTADINANZA DIGITALE
Non si tratta solo di competenza tecnica, ma di “capacità di interagire consapevolmente e responsabilmente”. Le Linee Guida insistono sulla valutazione critica delle fonti, sul contrasto al cyberbullismo e sull’uso etico dell’Intelligenza Artificiale.
La tecnologia corre veloce, e il 2026 vedrà la piena attuazione dell’AI Act. Le Linee Guida citano esplicitamente il Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale e nel 2026, l’impatto dell’IA nella vita quotidiana sarà ancora più pervasivo. Da ricordare, inoltre, il Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence, svoltosi nel 1956, che ha segnato l’avvio del campo di ricerca sull’IA.
Inoltre, ricorre il 40° Anniversario della prima connessione Internet in Italia (1986): nell’aprile 1986, da Pisa, partì il primo segnale che collegò l’Italia alla rete ARPANET. Potrebbe essere una utile occasione per storicizzare la rivoluzione digitale e mostrare agli studenti come lo sviluppo tecnologico abbia trasformato l’organizzazione sociale in tempi rapidissimi. Si può riflettere su come la “dematerializzazione” abbia cambiato il lavoro e le relazioni, confrontando il mondo pre-1986 con l’attuale società iperconnessa.
Con riferimento a specifici personaggi, è possibile ricordare il 100° anniversario della prima dimostrazione pubblica della televisione da parte di John Logie Baird (1888 – 1946), che diede il via all’era degli schermi e il 50° della fondazione di Apple da parte di Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne a Los Altos, in California.