Tutti gli articoli di Francesco Rovida

Roma celebra Elio Pecora: una giornata di studi per i 90 anni del poeta

Il 15 aprile 2026, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ospiterà “L’avventura di restare”, un evento speciale dedicato alla vita e all’opera di una delle voci più limpide e autorevoli della letteratura italiana contemporanea.


Mercoledì 15 aprile 2026, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma si trasforma nel cuore pulsante della letteratura italiana per rendere omaggio a Elio Pecora in occasione del suo novantesimo compleanno. L’evento, intitolato significativamente “L’avventura di restare”, rappresenta non solo una celebrazione anagrafica, ma un profondo atto di riconoscimento verso un autore che ha attraversato il Novecento mantenendo intatta la purezza della propria voce poetica.
Nella cornice istituzionale della Sala 1, a partire dalle ore 10.00, studiosi e amici si avvicenderanno per ripercorrere le tappe di una carriera straordinaria che ha saputo coniugare l’eleganza della forma con una rara onestà intellettuale.

L’apertura della giornata è affidata a Stefano Campagnolo, Direttore della Biblioteca, che darà il via a una mattinata densa di riflessioni critiche. Il programma si snoda attraverso analisi che spaziano dalla produzione teatrale di Pecora alle sue incursioni nel mondo incantato delle favole e delle fiabe, senza dimenticare l’importanza della sua prosa e l’esperienza fondamentale della rivista “Poeti e poesia”, che per vent’anni ha segnato il passo del dibattito culturale italiano.
Esperti come Marco Beltrame, Daniela Marcheschi, Gianluca Della Corte, Plinio Perilli, Donato Di Stasi e Annamaria Vanalesti offriranno una panoramica completa sulla sua opera, toccando temi profondi come il giardino simbolico nella sua poesia e il suo ruolo di guida per le “anime senza redenzione”.

Nel pomeriggio, dalle ore 14.45, il tono si farà più intimo e corale con una serie di interventi e testimonianze dirette. Personalità del calibro di Paolo Di Paolo, Sonia Gentili, Anna Paola Tantucci e Bruno Corà, tra i molti presenti, racconteranno l’uomo dietro l’opera, mentre le voci di Maria Letizia Gorga e Vittorio Viviani restituiranno al pubblico la musicalità dei versi di Pecora attraverso letture scelte.

Questo tributo mette in luce la statura di un uomo che, arrivato a Roma nel 1966, è diventato il custode della memoria di giganti come Sandro Penna, Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini, costruendo un percorso artistico del tutto originale.

Un aspetto fondamentale e meno noto al grande pubblico, ma centrale nella vita di Elio Pecora, è il suo pluriennale sodalizio con la nostra Associazione EIP Italia (École Instrument de Paix). L’attività di diffusione dei diritti umani e della cultura della pace nelle scuole, ha trovato il lui un punto di riferimento culturale e morale imprescindibile, come testimoniato dall’assegnazione nel 2023 del Prix International “Jacques Mühlethaler” pour la Paix et les droits de l’homme.
Per decenni, il maestro Elio Pecora ha messo la propria arte al servizio della pedagogia e dei diritti umani, collaborando con Anna Paola Tantucci. Il suo impegno come Presidente di Giuria nei Concorsi letterari per le scuole e nei premi dedicati alla memoria di Vittorio Tantucci ed Eugenia Bruzzi Tantucci dimostra una convinzione incrollabile: la poesia deve essere uno strumento di cittadinanza attiva e un ponte tra le generazioni.
Nei suoi interventi, carichi di eleganza e passione, ha posto al centro della sua riflessione l’idea della pace non come semplice assenza di conflitto, ma come una “costruzione attiva e quotidiana”, un esercizio della volontà che deve partire innanzitutto da un accordo profondo con se stessi. Ha spesso ribadito che la guerra e l’odio non sono che manifestazioni di una tragica “stupidità” e di un’incapacità di governare il disordine interiore: contro questa deriva, egli propone la poesia come forma alta di conoscenza e come strumento di “educazione ai sentimenti”.
Nelle sue parole, il richiamo alla classicità non è mai un esercizio nostalgico, ma una necessità vitale. Pecora ci ricorda che l’essere umano, pur avendo raggiunto traguardi tecnologici straordinari, è rimasto sentimentalmente lo stesso dei tempi di Omero o di Ovidio: un individuo che ama, soffre e teme la morte con la medesima intensità. Per questo motivo, egli individua nella scuola l’unico baluardo capace di strappare le nuove generazioni dall’inerzia dei mondi virtuali e dal “rumore” della superficie, per riportarle alla densità della parola onesta. La sua è una “fede nella chiarezza”, un invito a ritrovare l’entusiasmo, inteso nel senso greco di forza divina interiore, per abitare il presente con consapevolezza, fuggendo le facili astrazioni per tornare alla concretezza dei significati che curano l’anima.

Oltre la diagnosi: sintonie diverse

2 aprile – Giornata mondiale sulla consapevolezza sull’autismo


La celebrazione del 2 aprile, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU, rappresenta un momento fondamentale per riflettere sulle sfide e sulle potenzialità delle persone nello spettro autistico.In un contesto sociale e scolastico in continua evoluzione, è necessario spostare il focus dalla semplice diagnosi clinica alla comprensione profonda del funzionamento neurodivergente. Questo contributo esplora le dimensioni cruciali dell’autismo attraverso un approccio multidisciplinare:dalla necessità di un’individuazione precoce, fondamentale per garantire supporti mirati, all’adozione di strategie didattiche inclusive e strumenti digitali che facilitino l’apprendimento.Particolare attenzione viene rivolta alla dimensione umana e sociale, analizzando il ruolo dei compagni di classe nel contrastare il bullismo e l’importanza di un linguaggio corretto e rispettoso.

Diritti Umani: il software per la pace nel mondo digitale

La sfida della quinta fase del Programma mondiale per l’educazione ai diritti umani


Il cammino verso una cultura universale dei diritti umani ha compiuto un passo decisivo con l’avvio della quinta fase (2025-2029) del Programma Mondiale per l’Educazione ai Diritti Umani (WPHRE). Questa iniziativa, lanciata dalle Nazioni Unite nel 2005, si è evoluta nel tempo attraversando diverse tappe fondamentali: dalla focalizzazione sul sistema scolastico primario e secondario nella prima fase, alla formazione di università e funzionari pubblici nella seconda, fino a raggiungere i professionisti dei media e, più recentemente, l’empowerment giovanile in linea con l’Agenda 2030. Oggi, la quinta fase ha spostato l’orizzonte verso le sfide tecnologiche, ponendo i bambini e i giovani al centro di una riflessione che unisce dignità umana e innovazione.

La base giuridica e politica di questa nuova stagione risiede nella Risoluzione 54/7, adottata dal Consiglio per i Diritti Umani nell’ottobre 2023. Il testo sottolinea come l’educazione ai diritti umani sia uno strumento essenziale per prevenire i conflitti e promuovere l’uguaglianza. In particolare, la risoluzione stabilisce che la quinta fase debba concentrarsi sui bambini e sui giovani, con un’attenzione specifica all’impatto delle nuove tecnologie. Il documento ufficiale recita testualmente:
“Il Consiglio decide che la quinta fase del Programma mondiale continuerà a concentrarsi sui giovani, espandendosi al contempo per includere i bambini come settori prioritari, con particolare enfasi sui diritti umani e le tecnologie digitali, l’ambiente e il cambiamento climatico, e l’uguaglianza di genere.”
Risoluzione ONU A/HRC/RES/54/7

La pace, dunque, non è un concetto astratto, ma un obiettivo che si costruisce garantendo a ogni individuo la capacità di navigare in sicurezza negli spazi digitali, di vivere in un ambiente sano e di godere di pari opportunità, indipendentemente dal genere.

Il legame tra educazione digitale e pace è profondo. In un mondo dove la disinformazione e l’incitamento all’odio online alimentano polarizzazioni e conflitti, formare i giovani ai diritti umani significa dotarli di un “sistema operativo critico”. Saper riconoscere una violazione del diritto alla privacy o contrastare il bullismo digitale sono atti di costruzione della pace quotidiana. Come evidenziato dal Piano d’Azione della quinta fase (Rapporto A/HRC/57/34), l’obiettivo è trasformare i giovani da utenti passivi a difensori attivi dei diritti, capaci di usare gli strumenti digitali per promuovere la giustizia sociale e il dialogo interculturale.

Per le classi che intendono partecipare al 54° Concorso Nazionale EIP Italia, la quinta fase offre tre percorsi tematici principali su cui sviluppare elaborati creativi o di ricerca.
Il primo riguarda la Cittadinanza digitale responsabile, dove gli studenti possono esplorare come l’intelligenza artificiale influenzi la loro libertà di scelta e come proteggere i diritti fondamentali sul web.
Una seconda pista è dedicata alla Giustizia climatica, analizzando come la protezione dell’ambiente sia un prerequisito per la pace e un diritto inalienabile delle generazioni future.
Infine, un percorso sulla Parità di genere nel futuro può stimolare riflessioni su come abbattere gli stereotipi che ancora limitano l’accesso delle ragazze alle carriere scientifiche e tecnologiche (STEM).

Per supportare la preparazione degli elaborati e dei progetti, è possibile consultare i documenti originali messi a disposizione dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani:
Testo integrale della Risoluzione 54/7 (A/HRC/RES/54/7)
Piano d’Azione per la Quinta Fase 2025-2029 (A/HRC/57/34)
Portale OHCHR sull’Educazione ai Diritti Umani

Partecipare a questo Concorso significa non solo studiare la storia dei diritti, ma scriverne il capitolo successivo, contribuendo attivamente a una società globale più giusta, connessa e, soprattutto, pacifica.

Oltre il 5%: la rivoluzione gentile di Artemisia Gentileschi nella toponomastica napoletana

Artemisia ha la sua strada: ora Napoli onori il sacrificio di Eleonora Pimentel Fonseca


La parità  di genere passa anche dalla toponomastica. La toponomastica femminile è un potente strumento di parità di genere e di riconoscimento culturale, poiché i nomi delle strade riflettono la storia e i valori di una comunità.
Attualmente, in Italia, persiste un forte squilibrio, con solo una piccola percentuale di vie (circa il 3-5%) intitolata a donne, spesso figure religiose ,sante e martiri.
La richiesta di intitolare un luogo del Vomero ad Artemisia Gentileschi è partita dai “Mercoledì Cuturali” dell’EIP Italia Scuola Strumento di Pace, iniziativa a cura di Ersilia Di Palo, fin dal 2021. 
La  richiesta, raccolta, seguita e  sostenuta nel suo lungo  percorso burocratico dalla consigliera Cinzia Del Giudice, finalmente  il 17 marzo del 2026 Artemisia Gentileschi ha avuto il suo  luogo fisico, simbolico,  nel territorio  le cui strade sono intitolate agli artisti di tutte le epoche.

Artemisia occupa un posto di rilievo nella memoria collettiva non solo per il suo immenso valore artistico, ma anche come simbolo di resilienza e determinazione. Un riconoscimento potente ad una delle più grandi artiste di tutti i tempi, nata a Roma ma vissuta in gran parte a Napoli , dove ha lasciato un’ impronta indelebile della sua personalità artistica, umana e spirituale. 

Questa iniziativa ha trasformato le scale, luogo di passaggio, in un promemoria quotidiano della forza  e del talento femminile.
Un luogo simbolo della lotta contro la violenza alle donne, simbolo del lungo percorso di emancipazione delle donne.

Ora un’altra battaglia ci aspetta. Dare onore e dignità ad Eleonora Pimentel Fonseca, figura chiave della Repubblica Napoletana del 1799. Eleonora  merita un riconoscimento monumentale a Napoli per onorare il suo sacrificio politico e intellettuale. Un busto  celebrerebbe la sua vita come poetessa, giornalista, rivoluzionaria e vittima della repressione borbonica, elevandola a simbolo della dignità femminile e democratica

Ersilia Di Palo

La diversità è la nostra ricchezza

Al Museo Nena l’arte a fumetti contro il razzismo


Sabato 21 marzo, alle ore 17.30, si è svolta con grande successo la presentazione del fumetto “La diversità è la nostra ricchezza” presso il Museo Alfiero Nena, situato in via Edoardo d’Onofrio 35/37 a Roma. L’evento, organizzato da SOS Razzismo e dall’Associazione Fidia-Museo Nena, è stato appositamente fissato in occasione della Giornata internazionale contro la discriminazione razziale, indetta dall’ONU per ricordare l’eccidio di Sharpeville in Sudafrica.

Il progetto editoriale è liberamente ispirato al celebre libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun. L’idea nasce dalla forte volontà di Angela Scalzo, giornalista e presidente di SOS Razzismo (associazione attiva nel contrasto alle discriminazioni fin dal 7 ottobre 1989), che fin dall’uscita del libro nel 1997 sognava di tradurlo in un fumetto da distribuire a ragazzi e famiglie.
Il progetto ha trovato la sua realizzazione concreta grazie all’incontro tra l’Associazione e gli studenti del Liceo Artistico “Enzo Rossi” di Roma, dove è emerso il grande talento di Elena Romagnoli, una bravissima ragazza di appena sedici anni.

Elena, che concilia gli studi liceali con la frequenza del primo anno del triennio accademico al Conservatorio di Santa Cecilia, ha realizzato le 15 tavole che compongono l’opera, arrivando a lavorare anche di notte pur di non sottrarre tempo allo studio. L’obiettivo del fumetto è parlare ai più giovani con un linguaggio all’apparenza semplice ma profondo, supportato da colori vivaci e tratti espressivi che rendono la narrazione immediata e intensa. Come ha raccontato l’autrice stessa durante l’evento, il lavoro le ha permesso di rappresentare un messaggio cruciale in modo diretto, rimanendo molto colpita dalla frase del testo: “il razzista soffre di un complesso di inferiorità o di superiorità”. La copertina, che corrisponde all’ultima illustrazione del racconto, è altamente simbolica: raffigura fasci di luce provenienti dalle stelle che confluiscono sulla testa di ogni ragazzo, a dimostrazione che la diversità non è qualcosa da temere, ma una ricchezza da scoprire.

La presentazione si è svolta in una cornice di grande suggestione, con il pubblico avvolto dall’eleganza delle statue di Alfiero Nena, grande amico dell’EIP scomparso nell’ottobre del 2020. Dopo l’accoglienza a cura del direttore del Museo, Luigi Matteo, sono intervenuti per i saluti istituzionali Annarita Leonbruni, Vicepresidente e Assessora alle Politiche Educative e Scolastiche del IV Municipio di Roma, e il Consigliere Ruggiero Piccolo, circondati da professori, studenti e rappresentanti di SOS Razzismo. Il filo conduttore della serata, un vero e proprio invito alla riflessione, è stato riassunto in una frase emblematica: “Un fumetto può cambiare il modo di guardare il mondo? Noi pensiamo di sì. E vogliamo provarci”.

A chiudere questo incontro sul valore delle differenze c’è stata una straordinaria sorpresa fuori programma: un emozionante momento musicale che ha visto Elena Romagnoli esibirsi alla marimba, accompagnata al pianoforte dalla madre Sara Matteo. La loro esecuzione del secondo movimento di un concerto per marimba e pianoforte, ricca di passaggi di virtuosismo, ha impressionato i presenti, scatenando una lunga ovazione in piedi e la consegna di un bellissimo omaggio floreale.

Il fumetto, autofinanziato da SOS Razzismo Italia, è un’opera piccola nelle dimensioni ma enorme nel messaggio e mira ad arrivare nelle mani di quanti più ragazzi possibile. Attualmente è disponibile nei formati A4 e A5. Chiunque desideri supportare il progetto o acquistare una copia può farne richiesta diretta scrivendo alla mail dell’associazione: sosroma@pec.sosrazzimo.com

“Incipit vita nova”. Dialogo a distanza con Luciano Corradini.


Una videochiamata pomeridiana a tre. Gli schermi mostrano Luciano Corradini, professore emerito, uno dei padri della pedagogia in Italia; Anna Paola Tantucci, presidente nazionale EIP Italia e amica storica di Luciano; e Francesco Rovida, dirigente scolastico e coordinatore della formazione EIP. Nonostante la distanza fisica, il clima è cordiale e amichevole.


Anna Paola: Caro Luciano, è una gioia vederti, anche se solo attraverso questo schermo. Ho qui sul tavolo il tuo nuovo libro, Incipit vita nova, pubblicato per i tipi di Diogene Multimedia. A un certo punto della vita, aprire i cassetti della memoria è sempre conseguenza e fonte di emozioni e di timori.
In questo testo tu pubblichi un carteggio giovanile degli anni ’50, affidato a fogli  nascosti tra i libri e anche a quaderni di “appunti di storia  contemporanea”, scambiati, negli ultimi tre anni di liceo con una tua compagna di classe che chiami Beatrice.
Come mai hai deciso di rendere pubblica questa tua intima vicenda proprio ora, a novant’anni, e perché hai scelto questo titolo evocativo dal famoso “libello” di Dante?

Luciano: Cara Anna Paola, è una gioia anche per me parlare con voi di questa la decisione, ma confesso che è anche frutto di dubbi e di riflessioni mie, della mia famiglia e di alcuni che mi hanno portato a considerare quel mucchio di carte come un’utile testimonianza “storica”, e non una sorta di scortesia rivolta alla loro madre. Io pensai invece che quel carteggio, ripensato in riferimento alla nostra lunga vita, e ai dati emersi dalle ricerche sociologiche e dalle cronache  nere inquietanti sulle violenze che caratterizzano percentuali rilevanti del mondo giovanile, potevano forse svolgere la funzione di un piccolo barile d’olio versato nel mare in tempesta delle relazioni tra adolescenti d’oggi e i “femminicidi” che affliggono il nostro tempo. 
In conclusione, più che ascoltare i consigli di un vecchio professore, ho pensato di fare una “diretta” sul dialogo scritto fra due adolescenti, rivelando un segreto tenuto nascosto per una sessantina d’anni e infine svelato non per fare prediche, ma per far conoscere come per circa tre anni, dai sedici ai diciotto, un ragazzo e una ragazza hanno cercato di mettere d’accordo cuore, cervello, letteratura, ormoni, fede, speranza e carità,  dialogando, sognando, soffrendo, disperandosi e ricominciando a cercare di capirsi in termini di sincera amicizia. Così ho riaperto con scrupolo “filologico” un vecchio fascicolo blu conservato in un armadio e sopravvissuto ai cinque o sei traslochi che ho vissuto con la famiglia nella mia lunga vita. Confesso che sono stato incuriosito anche dalla lettura di un romanzo di un mio ex studente ormai famoso scrittore, docente e sceneggiatore, Alessandro D’Avenia, che parlava di amori adolescenziali, nel notissimo Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori, 2010). Rileggendo i nostri foglietti ingialliti, ho capito che quelle dinamiche contenevano profondi motivi pedagogici.
Il titolo del libro si richiama a Dante perché, come per lui, anche per me il ricordo di quell’amore giovanile ha segnato una vera “novità di vita”, facendomi scoprire non solo un sentimento, ma la mia vera vocazione.

Francesco: Professore, mi inserisco in questa bella chiacchierata pensando con lo sguardo di chi vive ogni giorno tra i ragazzi. Nelle tue lettere a Beatrice si nota un intreccio formidabile: tu eri innamorato, ma al tempo stesso cercavi di guidarla, di farla riflettere, quasi di educarla. Come si fondono questi due aspetti, l’affetto e l’educazione, nella mente di un giovane liceale?

Luciano: Francesco, tu sai bene quanto siano complesse le dinamiche tra i banchi di scuola. Io ero proiettato in avanti, cercavo di convincerla a intraprendere un lungo “viaggio” insieme: in questo tentativo c’era un’ingenua  e insieme accorata richiesta di reciprocità, ma anche il desiderio donarle il mio mondo interiore. Nel libro c’è un passaggio che spiega bene questo concetto, richiamando l’episodio della volpe e del Piccolo Principe. Lo cito testualmente, da pagina 15: “Nel nostro caso si tratta di un intreccio circolare: amare per educare e educare per amare”. È una dinamica fatta di umiltà, frustrazioni, ma anche di profondo rispetto per la libertà dell’altro e della propria sincera e leale convinzione.

Anna Paola:  Eppure, Luciano, noi sappiamo bene che quella storia con Beatrice non si concluse con il matrimonio.   
Con la tua Beatrice vi siete lasciati prima degli esami di maturità. Molti, leggendo, potrebbero interpretarla come la storia comune a molti amori giovanili destinati a finire e talvolta vissuti come fallimento. Credo che proprio i giovani, oltre agli adulti chiamati in causa, genitori e docenti, dovrebbero leggere il tuo libro perché potrebbe offrire loro una chiave di interpretazione dei sentimenti.
Tu, guardandoti indietro alla luce dell’esperienza di una vita, come la valuti oggi?

Luciano: Per nulla al mondo la considero una sconfitta o tempo perso, Anna Paola. Anzi, a distanza di decenni, entrambi abbiamo riconosciuto che quel continuo lavoro interiore è stato un tesoro formativo incalcolabile. Attraverso quei bigliettini furtivi abbiamo imparato a capire il peso della libertà, l’importanza di fare sul serio nella vita e l’impegno verso lo studio e la fede. È stato un “patrimonio” umano che ha poi dato i suoi veri frutti quando, successivamente, abbiamo formato le nostre rispettive famiglie con altre persone. Le lettere che ci siamo scambiate 35 anni dopo la maturità, pubblicate da pag. 113 a 117 del libro, dimostrano perché abbiamo dato entrambi una valutazione positiva del nostro “fallimento”.

Anna Paola: Vi siete tenuti in contatto nel tempo?  E a proposito di famiglie, è all’Università Cattolica di Milano che il Signore ha risposto alla tua preghiera, facendoti incontrare la tua amata Bona. In questo volume c’è una parte bellissima, scritta in occasione del vostro cinquantesimo anniversario di matrimonio, dedicata ai vostri figli e nipoti, da pag 119 a 130. Ci racconti come avete trasformato quella promessa giovanile in una sinfonia durata una vita intera, che tutti noi dell’ EIP guardiamo come esempio ?

Luciano: L’incontro con Bona è avvenuto nelle aule dell’università, perché a poco a poco abbiamo scoperto di avere gli stessi sogni e la stessa visione della vita. Ricordo che sul suo quaderno scrissi che tra me e lei ci sarebbe sempre stato un “terzo”, ovvero l’amore in Cristo. Ai nostri figli e nipoti abbiamo voluto lasciare una traccia di questo percorso, perché crediamo che la nostra famiglia sia nata anche grazie a quel terreno preparato in gioventù. A questo proposito, cito la pagina 130 del testo, dove abbiamo rivolto ai nostri nipoti questo invito: “non aspettate i reumatismi della vecchiaia per accorgervi che Dio vi ha creato, che ci attende tutti in un Regno che non vuole costruire senza di noi; e che gli altri hanno bisogno di noi, come noi di loro”. È un lascito per le nuove generazioni.

Francesco: Riprendo proprio questo tuo appello ai giovani, Luciano. Oggi i ragazzi sembrano chiusi in una solitudine digitale, comunicano in modo frammentato, spesso soffrono di ansia e di “ritiro sociale”. Sei convinto che la lettura di un amore così “antico”, fatto di lettere vergate a mano e di lunghe attese, possa davvero interessare o scuotere i nostri studenti iperconnessi?

Luciano: Lo spero vivamente. Spesso pensiamo che la distanza temporale e tecnologica sia un ostacolo insormontabile, ma in realtà questa profonda diversità di mezzi e di linguaggi può incuriosirli, perché i problemi della vita e della morte, della solitudine e dell’amicizia, dell’amore e dell’odio, cioè della ricerca di trovare senso in questa complicata esistenza e di conferirle senso attraverso le nostre scelte di vita appartiene a tutte le epoche. Leggendo questi pensieri, i ragazzi di oggi possono chiedersi cosa si siano persi per strada nel corso dei decenni, dal Dopoguerra in poi, e che cosa possono fare per “cavarsela” in questo mondo complicato ed esposto a tragedie e disperazioni.  Già nell’Ottocento si diceva che chi vuole crearsi un paradiso in terra, senza limiti e rinunce, finisce per farne un inferno. 
Le urgenze del cuore umano non sono cambiate; i giovani hanno solo bisogno di capire che l’amore è un incontro che richiede coraggio e costruzione paziente, non è una garanzia automatica e non si risolve in un clic.

Anna Paola: Un’ultima domanda Luciano, una tua riflessione proprio sul ruolo della scuola alla luce del tuo lavoro infaticabile all’Università, come Presidente dell’UCIIM come maitre à penser per i docenti e dirigenti dell’EIP e nella carica istituzionale di vicepresidente del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione, in cui hai cominciato ad ascoltare e a dar voce ai giovani, nell’ambito dei progetti Giovani ‘93/2000, anche come sottosegretario della Pubblica Istruzione nel Governo Dini, hai potuto sostenere per un anno e mezzo la pubblicazione edita dal Poligrafico dello Stato intitolata “Studenti &C, mensile della Pubblica Istruzione per i giovani e viceversa”. Di fronte a emergenze terribili come la violenza di genere, cosa deve fare oggi una comunità scolastica per educare davvero all’affettività e al rispetto?

Luciano: La scuola ha il dovere costituzionale di educare e non limitarsi a fornire fredde informazioni igienico-sanitarie. L’educazione affettiva e sessuale deve passare attraverso quella che in diverse commissioni ministeriali abbiamo contribuito a delineare come Educazione civica e cultura costituzionale. Ci sono diversi documenti importanti nel patrimonio della normativa sull’istruzione in Italia, che sono spesso dimenticati. Dalle riflessioni fatte in merito alla legge sull’educazione alla salute abbiamo messo a fuoco dei diritti e dei doveri.  Abbiamo cercato di facilitare l’avvicinamento dei ragazzi al mistero della persona e la responsabilità verso sé stessi e verso gli altri, a tutti i livelli della convivenza umana, oggi resa più precaria dal misconoscimento del diritto internazionale dei diritti umani. Fin dalle prime età della vita scolastica dobbiamo creare un ambiente in cui concetti come il pudore e l’uguaglianza tra gli esseri umani non vengano derisi come cimeli del passato, ma valorizzati come condizioni di rispetto reciproco e di salvezza del Pianeta. È fondamentale promuovere una conoscenza che sia scientificamente fondata ma anche eticamente responsabile, aiutando i ragazzi a gestire la propria affettività senza banalizzarla.


Luciano Corradini, Incipit vita nova. Carteggio d’amore di due liceali negli anni Cinquanta. Riflessioni sulla nostra famiglia e sull’educazione nella scuola di tutti, Diogene Multimedia, 2026

Per una cultura di pace: voci di un impegno comune da Ginevra

Prosegue il dibattito nella 61ma sessione del Consiglio ONU per i diritti umani


Il dibattito sulla cultura della pace svoltosi durante la 61ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani lo scorso 4 marzo ha trasformato l’aula delle Nazioni Unite in un laboratorio di idee su come trasformare la pace da concetto astratto a pratica quotidiana.
L’apertura dei lavori ha subito chiarito che la pace non può essere intesa semplicemente come la fine delle ostilità belliche, ma deve essere radicata in un ecosistema dove la dignità umana è protetta preventivamente.

Un contributo fondamentale è arrivato da Nada Al-Nashif, Vice Alto Commissario per i Diritti Umani, la quale ha insistito sul fatto che la cultura della pace richiede una partecipazione democratica reale e uno spazio civico sicuro. Secondo Al-Nashif, senza il rispetto dello Stato di diritto e l’inclusione di ogni voce sociale, le fondamenta della convivenza restano fragili. Sulla stessa linea si è mosso l’intervento di Federico Villegas, Rappresentante Permanente dell’Argentina, che ha sottolineato come la pace sia un “processo dinamico” che necessita di un dialogo interculturale costante per abbattere i pregiudizi che alimentano i conflitti.

Il mondo della scuola trova un riferimento prezioso nelle parole di Sua Eccellenza l’Ambasciatrice Lotte Knudsen, a capo della delegazione dell’Unione Europea, che ha evidenziato il ruolo cruciale dell’istruzione nella prevenzione della violenza. Knudsen ha spiegato che investire nell’alfabetizzazione mediatica e nell’educazione ai diritti umani permette ai giovani di sviluppare quel pensiero critico necessario per resistere alla disinformazione e ai discorsi d’odio. Questo approccio educativo non serve solo a informare, ma a formare cittadini capaci di mediare e cooperare.

Dal lato della società civile, l’intervento di Valerie Bichelmeier per l’organizzazione Make Mothers Matter ha spostato l’attenzione sulle prime fasi della vita e sull’ambiente familiare. Bichelmeier ha argomentato che la cultura della pace nasce nell’infanzia attraverso l’apprendimento dell’empatia e della gentilezza, suggerendo che le politiche pubbliche dovrebbero sostenere maggiormente le famiglie in questo compito educativo primario. La sua riflessione invita il mondo scolastico a collaborare strettamente con i genitori per creare una continuità di valori tra casa e classe.

Infine, Haoliang Xu, in rappresentanza del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), ha portato esempi concreti di come la fiducia nelle istituzioni locali sia il vero collante della pace. Ha spiegato che quando le persone vedono i propri diritti economici e sociali garantiti, la spinta verso il conflitto diminuisce drasticamente. Il messaggio finale emerso dal panel per studenti e docenti è dunque chiaro: la pace è un cantiere aperto che si costruisce ogni giorno attraverso la difesa della giustizia sociale e il rifiuto di ogni forma di discriminazione.


EIP Italia sta seguendo l’evoluzione dei lavori anche come supporto allo sviluppo dei lavori didattici per il 54 Concorso nazionale “Dall’Italia al mondo. L’impegno per i diritti umani come pilastro di pace”.

Riforma dell’assetto ordinamentale degli Istituti tecnici

Una sintesi tecnica e strutturata delle disposizioni introdotte dal recente decreto ministeriale


Il Decreto Ministeriale 29/2026 attua gli articoli 26 e 26-bis del decreto-legge 144/2022, relativi al riordino degli istituti tecnici. La riforma mira a ridefinire i curricoli per allinearli alla domanda di competenze del tessuto produttivo e all’innovazione tecnologica prevista dal piano Industria 4.0. Le nuove disposizioni ordinamentali si applicheranno a partire dalle classi prime dell’anno scolastico 2026/2027.
Di seguito proponiamo una panoramica dei principali assi di intervento, rimandando ad altri interventi successivi l’analisi dettagliata e alcune considerazioni di approfondimento.

Rimodulazione dell’assetto didattico e metodologico
Il decreto impone un passaggio strutturale verso una metodologia didattica per competenze, superando la rigida frammentazione disciplinare in favore di una progettazione interdisciplinare. L’attività didattica dovrà essere organizzata progressivamente per Unità di Apprendimento (UdA) mirate alla gestione di compiti di realtà con la partecipazione attiva e autonoma degli studenti. È previsto inoltre un rafforzamento delle competenze linguistiche, storiche, matematiche, scientifiche (STEM), giuridiche ed economiche.

Integrazione con l’Istruzione terziaria e Patti educativi 4.0
Al fine di garantire la continuità degli apprendimenti, il riordino istituisce meccanismi di raccordo diretto tra il secondo ciclo e la formazione terziaria, specificamente verso gli ITS Academy e le lauree professionalizzanti. Le istituzioni scolastiche potranno aderire ai Patti educativi 4.0 a livello regionale o interregionale. Questi accordi di partenariato con università, imprese, enti di ricerca e ITS consentiranno la condivisione di risorse professionali, logistiche e strumentali per la realizzazione di laboratori tecnologicamente avanzati in costante sinergia con i poli tecnico-professionali territoriali.

Architettura per l’internazionalizzazione e metodologia CLIL
Il decreto introduce misure vincolanti per il potenziamento della dimensione globale dell’offerta formativa, essenziale per facilitare l’accesso al mondo del lavoro e la mobilità transnazionale dei lavoratori. Viene introdotto l’obbligo di insegnamento in lingua inglese di una disciplina non linguistica tramite la metodologia CLIL nel terzo, quarto e quinto anno di corso per i profili di indirizzo. Si incoraggia fortemente anche la realizzazione di programmi di scambio, la mobilità studentesca e i percorsi per le competenze trasversali all’estero.

Aggiornamento e formazione del personale docente
La profonda transizione metodologica richiesta dalla riforma necessita di un adeguamento professionale specifico per il corpo docente. Il legislatore ha previsto la possibilità, per i docenti delle discipline professionalizzanti e per gli Insegnanti Tecnico Pratici (ITP), di svolgere periodi di osservazione diretta presso le aziende e affiancamento tutoriale. Questo garantirà un aggiornamento continuo in merito alle innovazioni tecnologiche introdotte nei contesti lavorativi e produttivi di riferimento.

Sperimentazione Lifelong learning tramite i CPIA
Il decreto introduce infine un’importante novità per la formazione continua e l’apprendimento permanente integrato sul territorio. A partire dall’anno scolastico 2027/2028, in via sperimentale, i Centri Provinciali di Istruzione per gli Adulti (CPIA) potranno erogare direttamente percorsi di istruzione tecnica di secondo livello, qualora vi sia assenza o carenza di un’offerta adeguata da parte delle istituzioni scolastiche secondarie locali.

Indicazioni operative (Circolare 1397/2026)
Per governare il delicato passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, la Circolare ministeriale 1397/2026 è intervenuta per guidare l’elaborazione dei curricoli e la definizione delle dotazioni organiche. L’obiettivo primario di queste misure transitorie è garantire il mantenimento degli organici ed evitare il determinarsi di situazioni di soprannumero a livello di scuola e di esubero a livello provinciale.
A livello didattico, la circolare precisa che nel primo biennio le scuole avranno a disposizione una quota del curricolo pari a 66 ore annue. Nel settore economico, questa quota dovrà essere utilizzata in modo vincolante per potenziare le ore di geografia o della seconda lingua comunitaria. Nel settore tecnologico-ambientale, le ore saranno destinate al potenziamento delle discipline scientifiche sperimentali, con la possibilità di affidare tale insegnamento in compresenza a più docenti di diverse classi di concorso per sfruttare la progettazione interdisciplinare.
Sempre a tutela degli organici, per le tecnologie e gli elementi di base degli indirizzi, le scuole potranno ridistribuire le discipline tra il primo e il secondo anno, oppure ripartire il monte ore di ambito annuale (pari a 99 ore) tra due discipline. Inoltre, qualora una disciplina del nuovo ordinamento possa essere affidata a più classi di concorso, l’insegnamento dovrà essere assegnato per continuità alle classi di concorso già presenti nell’organico dell’autonomia.
Infine, per quanto riguarda le procedure amministrative, le classi del primo anno sono già riconducibili ai nuovi codici presenti a sistema nel SIDI.
Essendo necessaria un’elaborazione manuale degli organici delle classi prime per l’anno scolastico 2026/2027, gli Uffici Scolastici Regionali consentiranno alle istituzioni scolastiche di disporre di tempi congrui, fornendo il massimo supporto ai dirigenti scolastici per completare l’acquisizione dei dati.


Fino a un certo punto

Il diritto internazionale e gli insuccessi della diplomazia nelle parole di Luciano Corradini


https://youtube.com/shorts/6gsKUiQQIyQ?si=lVE6KBiC4sy7re92

da “Il Giornale di Brescia” del 17 marzo 2026

È rimasta nella mente di molti la frase del ministro degli Esteri Tajani: «Il diritto internazionale è importante, ma fino ad un certo punto». Da una parte si è cercato di interpretarla come un richiamo ad un buon senso, capace di adeguarsi alla «realtà effettuale delle cose» di machiavelliana memoria, dato che gli Stati più potenti del mondo sarebbero capaci di risolvere tra loro i problemi geopolitici del nostro tempo.
Dall’altra parte si fa l’elenco degli insuccessi sia della diplomazia, sia delle guerre scatenate senza obiettivi comprensibili, estese, come epidemie, ad altri Stati e con danni terribili per gran parte dei Paesi del mondo, in termini di popoli massacrati, intere città e campagne semidistrutte, con danni al patrimonio culturale, naturale, economico, spirituale di intere generazioni.
Stampa e media danno ad ogni ora informazioni su eventi, con interpretazioni storiche e previsioni di esperti militari, geopolitici, economisti, sociologi, filosofi, che analizzano e spesso polemizzano, senza ottenere il formarsi, nelle popolazioni, di atteggiamenti e orientamenti culturali e politici capaci di indurre i «potenti» a rinunciare all’odio e alla guerra.
Bisogna interrogarsi su quel «fino ad un certo punto». Ci sono alternative alla lucida e generosa, anche se poco compresa e praticata costruzione del diritto internazionale dei diritti umani?
Cito alcune voci impegnate a capirci qualcosa.

Il geniale uomo di teatro Stefano Massini in un monologo satirico ha ironizzato, nel corso di una puntata della trasmissione di La7 «Piazza Pulita», sul Pacifista pigro, preoccupato, ma in poltrona, in pantofole, anche polemico, quando sale il prezzo del petrolio, piange per i piccoli, ma posticipa il suo intervento e non scende in piazza.

Cito infine alcuni versi scritti da Gianni Gasparini, poeta e sociologo all’Università Cattolica di Milano:
«Chi vuole scrivere una poesia mentre infuria la guerra dovrebbe prima digiunare spegnere le voci interiori di sdegno e di vendetta / fare un silenzio assoluto intriso di lacrime e pianto / mettersi in ginocchio a capo chino ad occhi chiusi pregando il suo dio devotamente e quindi far memoria / di persone straziate torturate e immaginare il terrore di donne stuprate da primati sadici e feroci / Prima di scrivere una riga soltanto occorrerebbe meditare a lungo davanti alle fosse maleodoranti / dei corpi gettati come luride cose malsepolte nella sabbia e attendere – se verrà ancora – / un soffio che ispiri versi alti e potenti per non dimenticare né ora né mai».
(aprile 2022 in Visioni, Venezia, Marcianum Press 2023)


Nonostante la possibile interpretazione letterale delle (infelici??) parole del Ministro sulla relatività del diritto internazionale rispetto alla “realtà effettuale” delle cose, l’impegno dell’Italia nelle sedi ONU dovrebbe smontare l’idea di un disimpegno istituzionale.
La partecipazione attiva del nostro Paese allo United Nations Uman Rights Council rappresenta una fonte di risposta concreta a quel “pacifismo pigro” criticato da Massini, trasformando l’indignazione in azione diplomatica (e l’attività didattica nella progettazione dell’educazione ai diritti umani proposta dal 54° Concorso Nazionale EIP Italia).
Come suggerisce Corradini, l’alternativa alla barbarie e alle “fosse maleodoranti” descritte da Gasparini risiede proprio nella costruzione lucida e generosa di un diritto internazionale capace di superare la mera analisi dei conflitti per generare una vera coscienza critica e politica.