Verso la Giornata internazionale ONU
Il 17 ottobre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, un’apporrenza istituita dalle Nazioni Unite nel dicembre 1992 per fare eco alla storica mobilitazione del 17 ottobre 1987 in Place du Trocadéro a Parigi, quando migliaia di persone si riunirono per affermare che la povertà è una violazione dei diritti umani.
Come ha ricordato il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres: «La povertà non è una sconfitta personale, ma di tutto il sistema. È una negazione della dignità e dei diritti umani fondamentali». Nell’ambito dell’Agenda 2030 dell’ONU, l’Obiettivo 1 (Sconfiggere la povertà) ci impone di porre fine a ogni forma di deprivazione nel mondo. Eppure, i dati globali e nazionali descrivono una realtà ancora drammatica: circa l’10% della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà estrema, mentre in Italia si contano circa 5,7 milioni di persone in povertà assoluta (pari al 9,8% dei residenti) e oltre il 22% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale.
Ma perché mai la scuola dovrebbe interessarsi della povertà?
Di fronte a queste cifre, un insegnante o un educatore potrebbe legittimamente chiedersi: perché la scuola, già gravata da numerose emergenze didattiche ed educative, dovrebbe occuparsi direttamente della povertà? Non è forse un compito che spetta alla politica, all’economia e ai servizi sociali?
La risposta risiede nell’essenza stessa della scuola come “strumento di pace” e presidio di democrazia.
La povertà non è solo mancanza di reddito monetario, ma privazione delle capacità fondamentali di vivere con dignità e accedere ai propri diritti. La deprivazione economica delle famiglie si riflette immediatamente sui ragazzi sotto forma di povertà educativa, isolamento culturale, scarsa alimentazione e difficoltà di accesso ai materiali scolastici.
I contesti di fragilità socio-economica e di disagio sociale sono i primi fattori che alimentano l’abbandono precoce degli studi e la dispersione scolastica. Quando la scuola non riesce a intercettare queste disuguaglianze, la povertà si tramanda di generazione in generazione. Spezzare questa catena è la missione primaria dell’istruzione.
Non può esserci una pace duratura dove regnano l’ingiustizia, la deprivazione e la disuguaglianza. L’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030 (Target 4.7) attribuisce alla scuola il compito preciso di garantire che tutti gli studenti acquisiscano le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile, i diritti umani, l’uguaglianza di genere e una solida cultura di pace e di non violenza. La povertà è una forma di violenza strutturale; comprendere le sue cause ed educare all’empatia e alla solidarietà è il primo passo per costruire la pace.
In attesa dei nuovi dati: il Rapporto di primavera 2026 ASviS
Per comprendere l’impatto reale delle politiche pubbliche nel contrasto alle disuguaglianze e nell’accesso all’istruzione, la società civile italiana si avvale del monitoraggio dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile).
Attualmente, siamo in attesa della presentazione del nuovo Rapporto ASviS 2026 (“L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”), prevista per il prossimo 28 ottobre presso la Camera dei Deputati. Questo documento annuale — giunto alla sua 11ª edizione — offrirà un quadro aggiornato e rigoroso sullo stato di avanzamento del nostro Paese rispetto ai 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, fornendo dettagli cruciali sulla tenuta sociale, sulla lotta alla povertà (Goal 1) e sul sistema dell’istruzione e della formazione (Goal 4).
Il documento presentato a primavera 2026 dota la comunità educante di un vero e proprio “bagno di realtà”: su 38 Obiettivi quantitativi stabiliti dall’Agenda 2030, ben 22 non appaiono raggiungibili entro la scadenza fissata. L’Italia registra infatti un peggioramento rispetto al 2010 in 6 dei 17 Goal fondamentali, compresi la lotta alla povertà (Goal 1) e la riduzione delle disuguaglianze (Goal 10). Attualmente, oltre 13 milioni di persone in Italia (pari al 22,6% della popolazione) vivono a rischio di povertà o esclusione sociale, con una vulnerabilità che colpisce in modo sproporzionato le famiglie con figli, le donne e i giovani.
Sul versante dell’istruzione e della formazione (Goal 4), l’analisi dell’ASviS rileva un quadro caratterizzato da luci e ombre di diretta rilevanza pedagogica. Se da un lato il tasso di abbandono scolastico e uscita precoce dagli studi è sceso all’8,2% nel 2025, centrando in anticipo il target europeo del 9%, dall’altro permangono profonde disuguaglianze territoriali, con il Mezzogiorno fortemente penalizzato. Inoltre, la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni con un titolo universitario o terziario si attesta ad appena il 31,6%, e le proiezioni per il 2030 la stimano al 34,6%, ben lontana dal traguardo del 45%. È significativo notare come le indagini dell’ASviS evidenzino che proprio tra gli studenti si registri la quota più alta (27%) di chi considera le tematiche sociali e il contrasto alle disuguaglianze la priorità assoluta per il futuro del Paese.
Occuparsi di povertà a scuola significa adottare uno sguardo pedagogico che metta al centro la dignità di ogni studente. Significa creare ambienti di apprendimento inclusivi, attenti alle fragilità invisibili, capaci di valorizzare le differenze ed educare ai diritti umani universali.
Come docenti ed educatori della rete Scuola strumento di pace, rinnoviamo il nostro impegno affinché le nostre aule siano luoghi in cui la conoscenza diventi lo strumento principale per superare le disuguaglianze e costruire un futuro di uguaglianza, giustizia e pace per tutti.
Ecco una scheda operativa completa basata sull’attività “Fai un passo avanti” (Take a step forward), una delle metodologie più celebri ed efficaci tratte dal manuale Compass del Consiglio d’Europa per educare alla giustizia sociale, al contrasto alla povertà e all’uguaglianza.
Il manuale Compass si basa sul ciclo dell’apprendimento esperienziale (esperienza riflessione/debriefing contestualizzazione azione).