Il lavoro della Scuola secondaria di I grado “Pirandello-Svevo” di Napoli per il 53° Concorso Nazionale EIP Italia
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Un imperativo per la cooperazione globale e il progresso sociale
Con profonda considerazione presentiamo oggi un’analisi del “World Social Report 2025: A New Policy Consensus to Accelerate Social Progress” (Rapporto Sociale Mondiale 2025: Un Nuovo Consenso Politico per Accelerare il Progresso Sociale), una pubblicazione congiunta del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (DESA) e dell’Istituto Mondiale dell’Università delle Nazioni Unite per la Ricerca sull’Economia dello Sviluppo (UNU-WIDER). Questo documento, che funge da riflessione sui risultati sociali del passato e da guida per l’azione futura, è di cruciale rilevanza per la nostra missione di promozione dell’educazione ai diritti umani.
Il Rapporto evidenzia come, nonostante i progressi straordinari nel benessere materiale degli ultimi tre decenni e una significativa riduzione della povertà estrema , le società globali si trovino ad affrontare sfide complesse e persistenti. La crescente polarizzazione e le tensioni internazionali rendono la solidarietà globale un’esigenza impellente.
Sintesi delle dinamiche sociali contemporanee
Il “World Social Report 2025” delinea un quadro analitico delle problematiche sociali attuali, individuando tre dimensioni interconnesse che ostacolano il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs):
Insicurezza dei mezzi di sussistenza. Nonostante i miglioramenti, una quota considerevole della popolazione mondiale rimane vulnerabile alla deprivazione, con oltre 690 milioni di persone che vivono in povertà estrema (meno di $2.15 al giorno) e oltre 2.8 miliardi con un reddito tra $2.15 e $6.85 al giorno. L’instabilità economica è diffusa, con quasi il 60% della popolazione globale seriamente preoccupata di perdere il lavoro o di non trovarne uno. Le crisi recenti, i crescenti rischi legati al cambiamento climatico e i conflitti aggravano ulteriormente la povertà, rendendo le uscite dalla povertà spesso temporanee.
Disuguaglianze persistenti e profonde. Dal 1990, la disuguaglianza di reddito è aumentata nella maggior parte dei paesi ad alto reddito e in alcuni paesi a medio reddito, come la Cina e l’India, che complessivamente ospitano due terzi della popolazione mondiale. La ricchezza e il reddito sono sempre più concentrati al vertice. Le rapide innovazioni tecnologiche, in particolare l’intelligenza artificiale, contribuiscono a disuguaglianze, con effetti dissimili tra i livelli di competenza e di genere. Il cambiamento climatico, inoltre, rallenta la riduzione della povertà ed esacerba la disuguaglianza.
Calo della fiducia e indebolimento della coesione sociale. La coesione sociale è a rischio, con una crescente polarizzazione e un deficit di fiducia sia nelle istituzioni che tra gli individui. Oltre la metà della popolazione mondiale ha poca o nessuna fiducia nel proprio governo. Le generazioni più giovani mostrano livelli di fiducia sempre più bassi. La diffusione di disinformazione, facilitata dalle tecnologie digitali, rafforza le divisioni e alimenta la sfiducia. Questo ciclo vizioso di insicurezza, disuguaglianza e sfiducia compromette la capacità di azione collettiva.
Verso un nuovo consenso politico: implicazioni per l’educazione ai Diritti umani
Il Rapporto argomenta che le sfide attuali non possono essere affrontate in isolamento, ma richiedono un nuovo consenso politico basato su equità, sicurezza economica per tutti e solidarietà. Questi principi, mutuamente rafforzativi, sono indispensabili per consolidare le dimensioni sociali, economiche e ambientali dello sviluppo sostenibile. Per la nostra associazione, l’educazione ai diritti umani si posiziona come strumento essenziale per la realizzazione di tale consenso.
Consideriamo prioritari i seguenti aspetti per la nostra azione educativa:
Riaffermare il ruolo e la qualità delle Istituzioni e delle norme. Il Rapporto sottolinea che la coesione sociale e la fiducia dipendono intrinsecamente dalla qualità delle istituzioni e delle norme. Le istituzioni devono evolvere per affrontare le sfide attuali e soddisfare le aspettative dei cittadini. L’educazione ai diritti umani deve quindi promuovere una comprensione critica delle strutture istituzionali, incoraggiando la partecipazione civica e la richiesta di trasparenza e responsabilità. La promozione di valori quali l’equità, la giustizia e la non discriminazione attraverso l’educazione è fondamentale per costruire istituzioni inclusive.
Contrasto alla disinformazione e promozione dell’alfabetizzazione digitale: La proliferazione di disinformazione, facilitata dalle tecnologie digitali, mina la fiducia e la coesione sociale. È imperativo integrare nell’educazione ai diritti umani lo sviluppo di competenze critiche per l’analisi dei media e l’alfabetizzazione informativa. Fornire agli individui gli strumenti per discernere le informazioni false e manipolate è essenziale per salvaguardare il dialogo pubblico e la partecipazione democratica.
Promozione della partecipazione civica inclusiva. La percezione di avere voce nei processi decisionali è un fattore chiave per la fiducia nelle istituzioni. L’educazione ai diritti umani deve coltivare la partecipazione civica a tutti i livelli, promuovendo meccanismi che garantiscano l’inclusione di tutte le voci, specialmente quelle storicamente marginalizzate. L’espansione della partecipazione, anche attraverso strumenti digitali, deve essere accompagnata da garanzie di accessibilità e protezione dei diritti.
Sensibilizzazione sulle disuguaglianze multidimensionali. Il Rapporto mette in luce la natura complessa della povertà, che va oltre la mera dimensione del reddito. Esso evidenzia inoltre l’invisibilità statistica di numerosi gruppi vulnerabili. L’educazione ai diritti umani deve accrescere la consapevolezza su queste disparità multidimensionali e sull’importanza del riconoscimento e della visibilità di tutti gli individui e gruppi sociali per un’allocazione equa delle risorse e la promozione della giustizia sociale.
Approccio integrato alle Politiche sociali. Il Rapporto enfatizza la necessità di un approccio “whole-of-government” e di soluzioni politiche integrate per affrontare le sfide sociali. Ciò significa che le politiche sociali non devono essere considerate come meri “correttivi” post-fattuali alle politiche economiche, ma come componenti intrinseche e interdipendenti dello sviluppo sostenibile. L’educazione ai diritti umani deve quindi promuovere una comprensione olistica delle politiche pubbliche e del loro impatto sulla realizzazione dei diritti, incoraggiando una prospettiva che metta le persone al centro di tutte le decisioni.
Prospettive future: un impegno continuo
Il “World Social Report 2025” non è un punto di arrivo, ma un catalizzatore per un processo a lungo termine. Il prossimo Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale, unitamente alla Quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento per lo Sviluppo, rappresenterà un’occasione cruciale per rafforzare la cooperazione internazionale e tradurre gli impegni in azioni concrete.
La nostra Associazione riafferma il proprio impegno a contribuire a questo sforzo globale attraverso l’educazione. La sfida consiste nel generare uno slancio duraturo, garantendo che le promesse si traducano in azioni per un futuro più equo e sicuro per tutti. In definitiva, la nostra responsabilità non si limita alle politiche o alla politica, ma si concentra sulle persone.
Il 10 giugno 2025, la città di Graz è stata teatro di una tragedia che ci colpisce profondamente: una scuola, luogo sacro di crescita e speranza, è stata violata da un atto di violenza efferata, che ha spento vite di educatori e giovani studenti. L’eco di quegli spari, insistentemente ribadito ovunque, ha risuonato ben oltre i confini dell’Austria, raggiungendo chiunque creda nel valore intrinseco della vita umana e nel potenziale trasformativo dell’educazione.
Come operatori del mondo della scuola, dei diritti umani e della pace, siamo colpiti nel profondo, con una sensazione di sconforto e profonda tristezza. È difficile non sentirsi impotenti di fronte a tale oscurità, di fronte alla manifesta incapacità di prevenire un orrore così gratuito. Ogni volta che una scuola viene attaccata in quanto scuola, sentiamo minacciate le fondamenta stesse della nostra civiltà. È un attacco al futuro, ai sogni, alla possibilità stessa di costruire una società più giusta e pacifica.
Probabilmente, tra le tante notizie di aggressioni violente anche tra i banchi delle nostre scuole, più di uno sarà portato a chiedersi: e se capitasse anche in Italia?
Anche di fronte a questi interrogativi, è nostro dovere e la nostra responsabilità trovare la forza per reagire. Sebbene il dolore per le vittime e le loro famiglie sia immenso e incommensurabile, non possiamo permettere che la violenza spezzi la nostra fiducia nel valore primario dell’educazione. Anzi, è proprio in questi momenti che il ruolo della scuola, non solo come luogo di trasmissione del sapere ma come fucina di valori, di rispetto e di comprensione, diventa ancora più cruciale.
La scuola è, e deve continuare ad essere, il primo baluardo contro l’ignoranza, il pregiudizio e l’odio. È qui che si coltivano l’empatia, il pensiero critico, il dialogo e la risoluzione pacifica dei conflitti. È tra i banchi di scuola che si impara a riconoscere e a difendere i diritti umani, a comprendere che la pace non è solo assenza di guerra, ma la costruzione attiva di relazioni basate sull’equità e sulla giustizia.
Non possiamo illuderci che l’educazione da sola possa eliminare ogni forma di violenza. Le radici di tali gesti sono complesse e spesso affondano in disagi sociali, economici e psicologici profondi. Ma l’educazione è senza dubbio uno degli strumenti più potenti che abbiamo per contrastare le narrazioni di odio, per promuovere la resilienza e per instillare nelle nuove generazioni la speranza di un mondo migliore.
Il ricordo delle vittime di Graz deve diventare un monito, un impegno solenne. Ci sproni a raddoppiare gli sforzi per creare ambienti scolastici sicuri, inclusivi e accoglienti, dove ogni studente possa sentirsi protetto e valorizzato. Ci ispiri a educare con ancora maggiore passione alla tolleranza, alla solidarietà e alla responsabilità civica.
Nella difficoltà di un fatto così assurdo, vogliamo ribadire la nostra fiducia: l’educazione è la nostra bussola, la nostra arma più potente contro l’oscurità. Con dedizione, impegno e una profonda fede nel potenziale umano, possiamo e dobbiamo continuare a costruire un futuro in cui le scuole siano sempre e solo luoghi di vita, di crescita e di pace.
Le motivazioni del Premio Energie per Roma 2025 alla Presidente Tantucci
Una partecipata Cerimonia ha visto come protagonista la nostra Presidente Anna Paola Tantucci che, nel pomeriggio di lunedì 9 giugno, ha ricevuto il “Premio Energie per Roma 2025” su iniziative del Centro Europeo di Studi Culturali (CESC).
Nelle intenzioni degli organizzatori, il Premio intende valorizzare e riconoscere imprenditori, personalità, professionisti, associazioni e Istituzioni che lavorano, spesso di nascosto, per rendere migliore la vita della Città eterna, “tante brave persone che vivono nell’ombra” nelle parole di Fabio Pompei, direttore del CESC, e che possono essere un positivo stimolo ed esempio per gli altri, in una logica di contagio positivo per tutti.
Un modo per avvicinare la “città visibile” e la “città nascosta”, secondo il Consigliere del Municipio XII Alessandro Alongi, metafora antinomica che mette in evidenza il gioco di luci e ombre che attraversa la Città, e obiettivo dichiarato di un progetto che intende innescare un circuito virtuoso di “energia” nel duplice significato di lavoro e azione.
Di seguito la motivazione del Premio assegnato: La prof.ssa Anna Paola Tantucci ha iniziato il suo percorso come professoressa di Lingua e letteratura italiana per poi diventare dirigente scolastico e partecipare alla Commissione Brocca per la riforma della scuola secondaria superiore. Ha collaborato con il Ministero dell’Ambiente e con diverse Università promuovendo l’educazione ambientale. Ha coordinato reti di scuole, progetti nazionali e internazionali su cittadinanza, legalità e inclusione. In qualità di Presidente dell’Associazione Scuola strumento di pace, è impegnata in iniziative per la pace, la giustizia e i diritti umani. Grazie a una visione della scuola come laboratorio di cittadinanza, Anna Paola si dedica a realizzare una scuola più giusta, inclusiva e innovativa.
La cerimonia di premiazione si terra lunedì 9 giugno presso Spazio Europa a Roma
Siamo lieti di annunciare che la Presidente Anna Paola Tantucci riceverà il Premio “Energie per Roma” 2025, un prestigioso riconoscimento che celebra ogni anno il talento, l’impegno e la dedizione dei cittadini romani, delle imprese e delle associazioni che si distinguono negli ambiti artistico-culturale, sociale, imprenditoriale e del volontariato.
L’iniziativa è del Centro Europeo di Studi Culturali (CESC), attivo dal 2016. Una istituzione che si dedica alla promozione culturale in Europa, con particolare attenzione a donne e giovani. Tra le iniziative principali, il CESC si distingue per la produzione e presentazione di libri divulgativi che mirano a sensibilizzare il pubblico sui pericoli legati alla rete e all’uso delle tecnologie digitali, affrontando tematiche come la sicurezza online e la protezione dei dati personali. Un altro progetto è Osservasalute, patrocinato dalla Regione Lazio, che fornisce approfondimenti periodici sulla salute e la prevenzione. Questa iniziativa è orientata a monitorare lo stato della sanità nella regione e in Italia, offrendo analisi utili a migliorare la gestione del settore sanitario e a sensibilizzare il pubblico su tematiche cruciali per il benessere della popolazione.
Insieme a queste attività, il CESC porta avanti importanti progetti come il Premio Energie, che promuove idee innovative per il bene comune, e che riconosce il talento e l’impegno di cittadini e associazioni nei campi culturale, sociale e imprenditoriale.
Nel corso degli anni, il premio ha saputo affermarsi come una vetrina autorevole per le eccellenze della Capitale, grazie al suo obiettivo principale: valorizzare chi contribuisce in modo concreto alla crescita culturale, sociale ed economica di Roma.
Per il 2025, il Centro Europeo di Studi Culturali presenta uno speciale appuntamento estivo “Energie per Roma 2025 – Speciale Estate” , un evento unico dedicato a raccontare e celebrare storie di successo, progetti innovativi e iniziative virtuose.
Come da tradizione, il Premio è suddiviso in quattro categorie: Artistico-Culturale : per chi ha portato arte, musica, teatro o letteratura nelle piazze, musei e spazi pubblici di Roma. Sociale: per chi ha ideato o realizzato progetti inclusivi, mirati alla solidarietà e alla tutela dei più fragili. Imprenditoriale: per le aziende e gli imprenditori che hanno scelto l’estate per lanciare idee innovative e sostenibili. Volontariato: per chi ha dedicato tempo libero e passione a sostegno del bene comune, con particolare attenzione alle attività estive.
La selezione dei vincitori è stata effettuata da una giuria qualificata e multidisciplinare, presieduta da Fabio Pompei, giornalista e docente universitario, affiancato da personalità di spicco nel panorama culturale, accademico e professionale italiano.
Al termine delle lezioni e verso la meritata pausa estivail saluto della Presidente nazionale Anna Paola Tantucci
Carissimi Dirigenti, Insegnanti, e Operatori del Personale ATA,
mentre l’anno scolastico volge al termine, è con profonda gratitudine che vi scrivo a nome della nostra Associazione, impegnata da diversi decenni per l’educazione ai diritti umani nelle scuole e nella formazione dei docenti.
Questo è un momento di bilanci, di riflessioni e, soprattutto, di riconoscimento per l’immenso lavoro che ciascuno di voi ha svolto. Abbiamo tutti vissuto un altro anno scolastico ricco di sfide e opportunità. Sappiamo quanto sia complesso il vostro impegno quotidiano: la gestione delle dinamiche di classe, l’aggiornamento costante delle metodologie didattiche, l’attenzione alle esigenze di ogni singolo studente, e il mantenimento di un ambiente scolastico sereno e funzionale. Ogni giorno, la vostra dedizione silenziosa, ma potente, contribuisce a costruire un futuro migliore per le nuove generazioni.
Vogliamo ringraziarvi per la serietà con cui avete affrontato le difficoltà, trasformando gli ostacoli in occasioni di crescita. La vostra capacità di adattamento e la vostra resilienza sono state fondamentali per garantire la continuità educativa, anche di fronte a situazioni inaspettate. Questo impegno va ben oltre il mero adempimento di un dovere e diventa una testimonianza di una vera e matura professionalità, al servizio della vocazione educativa della scuola.
In particolare, desideriamo sottolineare l’importanza cruciale del vostro ruolo nell’educazione ai diritti umani. Non si tratta solo di trasmettere conoscenze, ma di coltivare nelle studentesse e negli studenti la consapevolezza della propria dignità e di quella altrui, il rispetto per la diversità, la capacità di pensiero critico e l’impegno per la giustizia sociale. Siete voi, nel quotidiano, a gettare le basi di una cittadinanza attiva e responsabile, promuovendo valori di inclusione, solidarietà e pace. Ogni lezione, ogni dialogo, ogni momento di confronto in classe diventa un’opportunità per rafforzare questi principi fondamentali.
Il Personale ATA, con la sua preziosa opera, contribuisce in modo insostituibile a creare l’ambiente fisico e organizzativo in cui la scuola può prosperare. La vostra professionalità e il vostro impegno quotidiano sono pilastri che spesso rimangono nell’ombra, ma senza i quali l’intera struttura scolastica non potrebbe funzionare. A voi va il nostro più sentito ringraziamento per la cura, l’attenzione e la disponibilità con cui assicurate che ogni aspetto logistico e operativo sia impeccabile, garantendo un ambiente sicuro e accogliente per tutti.
L’educazione è un processo continuo, un cammino che non conosce soste. Come associazione, crediamo fermamente che la formazione e l’aggiornamento siano essenziali per accompagnarvi in questo percorso. Il nostro impegno è offrirvi strumenti e percorsi che possano sostenere la vostra crescita professionale e personale, fornendo nuove prospettive e metodologie per affrontare le sfide educative contemporanee.
In questo contesto, assumiamo come linea di pensiero la riflessione di Ivano Dionigi, nel suo volume Magister, che riassume splendidamente il senso del nostro lavoro comune, quando afferma che “maestro” è colui che non solo insegna, ma educa, non solo trasmette, ma forma, non solo istruisce, ma ispira.
Questo pensiero ci ricorda la grandezza e la responsabilità del vostro ruolo. Voi non siete solo insegnanti o operatori scolastici, ma potete essere maestri, capaci di ispirare, formare ed educare le menti e i cuori dei nostri giovani. La vostra influenza va ben oltre i confini dell’aula, modellando le future generazioni e contribuendo a costruire una società più giusta e consapevole.
Mentre vi preparate, in verità dopo una serie di impegni ancora gravosi e particolarmente significativi, per il meritato riposo estivo, vi incoraggiamo a proseguire con la stessa passione e dedizione nell’azione educativa. Sappiamo che il vostro lavoro è spesso faticoso e non sempre riconosciuto quanto meriterebbe, ma sappiate che la vostra opera è di valore inestimabile. Le fondamenta di una società civile e democratica si costruiscono ogni giorno nelle vostre aule, attraverso il vostro impegno costante e la vostra visione.
“Un piccolo sorriso è l’inizio della PACE” Madre Teresa di Calcutta
Tra le numerose manifestazioni sul tema tenutesi nel corso dell’anno, degna di nota quella organizzata da alcune comunità religiose del Cilento collinare con una Marcia della pace ed un evento di preghiera. un appuntamento che nasce per coinvolgere i bambini e i ragazzi sul tema della pace, ma che vede la presenza anche di giovani, adulti, famiglie. Circa cinquecento i partecipanti intervenuti per testimoniare l’importanza di costruire insieme un mondo più giusto e solidale.
L’evento, che ha avuto luogo a Capaccio Capoluogo, ha visto la partecipazione di numerose parrocchie della Diocesi di Vallo guidata dal Vescovo Vincenzo Calvosa. Tra queste ho avuto modo, in particolare, di conoscere la bella esperienza di Perdifumo, suggestivo borgo cui mi legano motivi familiari, attraverso il racconto della Signora Gina, ivi impegnata nel corso di Catechismo agli alunni del locale Istituto Comprensivo “Castellabate”, diretto dalla Prof.ssa Gina Amoriello.
Per l’occasione, ogni parrocchia aveva avuto il compito di approfondire la conoscenza di un personaggio simbolo di pace, e Perdifumo ha scelto Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel della Pace, che ha dedicato l’intera vita con amore e compassione ai più deboli e bisognosi. I bambini hanno descritto le sue esperienze di vita in un cartellone presentato nel corso della manifestazione finale.
Per la preparazione dell’evento, sotto la guida attenta del Parroco Don Antonio Lubrano, del Viceparroco Don Ciro De Vito e delle catechiste Gina Baccaro, Clara Bruno e Donatella Conte, i bambini e le bambine, dimostrando interesse e creatività, si sono impegnati nella realizzazione di diversi prodotti a tema: disegni, cartelloni, coccarde, e, soprattutto, si sono cimentati nella scrittura di poesie, pensieri e messaggi di pace.
Ed è giunto così il giorno della tanto attesa Marcia della Pace. In un emozionante clima di gioia e condivisione, tenendo stretto un filo a cui avevano attaccato il proprio messaggio di fratellanza amicizia, amore, I bambini e i ragazzi hanno attraversato le strade del borgo in una lunghissima fila con preghiere e canti fino al conclusivo incontro in chiesa per una preghiera conclusiva.
L’evento ha avuto un significato profondo, poiché ha permesso ai partecipanti non solo di riflettere sui valori della pace e della solidarietà, ma, soprattutto di interagire con ragazzi di altre realtà locali, promuovendo così un nuovo senso di condivisione. L’iniziativa ha sottolineato, quindi, l’importanza della pace nel mondo e ha incoraggiato i più giovani a diventarne ambasciatori nelle proprie comunità.
La vicepresidente di EIP Italia è entrata nell’Ordine degli Ufficiali al merito della Repubblica Italiana con una cerimonia in occasione della Festa della Repubblica
Entrare a far parte dell’Ordine degli Ufficiali al Merito della Repubblica Italiana è un onore che mi commuove profondamente e che sento di accogliere con gratitudine e con un grande senso di responsabilità.
In un’epoca segnata da fragilità diffuse, da smarrimenti educativi e da solitudini emotive questo riconoscimento rappresenta per me non un punto di arrivo, ma un nuovo inizio. Una chiamata ulteriore alla coerenza, all’impegno, alla dedizione totale a quella che considero, da sempre, più di una professione: una missione.
Desidero innanzitutto rivolgere un sincero e sentito ringraziamento al Presidente della Repubblica, garante dei valori costituzionali e custode dell’etica civile, nonché a tutte le Istituzioni che, attraverso questo conferimento, rinnovano fiducia e attenzione nei confronti del mondo dell’istruzione, riconoscendo la scuola come pilastro fondante della nostra democrazia e presidio insostituibile di legalità, equità, speranza e futuro.
Questo riconoscimento è, per me, un tributo collettivo. Nessun traguardo ha mai il volto di un singolo. Dietro ogni cammino ci sono volti, mani, storie, relazioni che si intrecciano. Ed è con il cuore colmo di emozione che rivolgo il primo e più profondo ringraziamento alla mia famiglia, il mio porto sicuro, la mia rotta nei momenti di disorientamento, la mia sorgente di energia nei giorni più difficili. A loro devo ogni passo, ogni scelta, ogni traguardo. Se oggi sono qui, lo devo anche e soprattutto a chi mi ha insegnato a credere nel valore della cultura, nell’etica del servizio, nell’importanza del bene comune.
Grazie ai miei Dirigenti Scolastici, mentori illuminati e guide visionarie, che mi hanno spinto a osare, a cercare nuove vie, a non smettere mai di interrogarmi. Grazie per avermi dato fiducia, per aver creduto nei miei progetti anche quando sembravano audaci, per avermi offerto spazi di libertà in cui la creatività potesse germogliare.
Un pensiero riconoscente va anche ai Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi e al Personale ATA: figure troppo spesso invisibili, ma indispensabili. Dietro ogni aula ordinata, ogni laboratorio funzionante, ogni documento firmato con cura, ci sono loro. La loro silenziosa presenza garantisce il funzionamento quotidiano della scuola, rendendola un luogo sicuro, accogliente, vivo. A loro va la mia stima e la mia gratitudine più sincera.
Un grazie affettuoso e convinto ai miei colleghi: compagni di strada instancabili, con cui ho condiviso non solo attività didattiche e progetti formativi, ma anche sogni, dubbi, valori, sconfitte, rinascite. Insieme abbiamo costruito spazi di confronto autentico, abbiamo creduto nel valore dell’educazione alla cittadinanza, nella centralità della persona, nella possibilità di trasformare l’aula in un laboratorio di umanità.
E poi, grazie agli studenti. A tutti loro. Quelli di ieri, quelli di oggi e quelli di domani. Sono loro il senso profondo del mio impegno. Sono loro che mi spronano ogni giorno a rimettermi in discussione, a reinventare il modo di insegnare, a trovare parole nuove per parlare di probità, giustizia, di bellezza, di solidarietà. In ogni loro sguardo c’è una domanda, una sfida, una speranza. E quando un ragazzo riesce a credere di più in sé stesso, a riscoprire il proprio valore, a trovare il proprio posto nel mondo, allora capisco che ogni fatica ha avuto senso.
Un pensiero speciale lo rivolgo agli studenti dell’Istituto Penitenziario di Larino, con cui ho condiviso un tratto di cammino che ha segnato profondamente la mia visione educativa. Con loro ho imparato a guardare oltre gli errori, oltre i muri, oltre le etichette e mi hanno insegnato l’essenza profonda del valore della libertà. In quel contesto ho toccato con mano la forza rivoluzionaria dell’istruzione, capace di restituire dignità, consapevolezza, libertà interiore, anche dove tutto sembra perduto.
Grazie alle associazioni con cui ho avuto il privilegio di collaborare nel corso degli anni. Realtà preziose che credono nella scuola come strumento di emancipazione, di crescita civile, di promozione dei diritti. Tra tutte, desidero citare con profonda riconoscenza École Instrument de Paix, nella persona della presidente nazionale Anna Paola Tantucci, che da sempre si batte con coraggio per una scuola aperta al dialogo interculturale, impegnata nel costruire ponti di pace in un mondo attraversato da troppi conflitti. La sua visione è stata per me fonte d’ispirazione e modello di coerenza etica.
Un omaggio sentito lo rivolgo anche al prof. Luciano Corradini: quanta saggezza e impeto civico ho colto in questa straordinaria figura di maestro, una vera miniera di riflessioni profonde, coraggio e passione educativa. Ogni suo intervento mi ha lasciato qualcosa dentro, come un richiamo forte e lucido al senso più alto del nostro essere educatori.
Questo riconoscimento lo dedico anche a chi lavora ogni giorno nella scuola in contesti difficili, a chi si ostina a seminare anche dove la terra è arida, a chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte, a chi lotta contro la dispersione scolastica, l’indifferenza, la marginalità. A chi crede che educare significhi prendersi cura dell’altro, nella sua interezza, nella sua unicità, nella sua complessità.
Lo dedico a tutti quei docenti che credono ancora, ostinatamente, che una buona scuola possa cambiare il mondo, un ragazzo alla volta. Che l’aula non sia solo uno spazio fisico, ma una fucina di sogni, una palestra di democrazia, un laboratorio di coscienze.
Infine, questo riconoscimento è anche una promessa: continuare a camminare, con lo sguardo alto e i piedi ben piantati nel presente, con la consapevolezza che ogni giorno, ogni lezione, ogni gesto, può fare la differenza. Continuerò a servire la scuola con passione, rigore, empatia e coraggio, nella certezza che educare è un investimento d’amore nel domani, è una vocazione civile.
Il dato importante è che le scuole autonome possono fare la differenza
Un recente studio condotto da Fondazione Agnelli e Fondazione Rocca, intitolato “Divari scolastici in Italia. Un’indagine sulle differenze di apprendimento nei territori e tra le scuole”, presentato il 29 maggio 2025, offre spunti cruciali sul fenomeno dei divari di apprendimento nel nostro Paese. L’indagine non si è limitata ad analizzare le ben note disparità territoriali Nord-Sud, ma ha esplorato in profondità come le azioni delle singole scuole possano concretamente fare la differenza nel migliorare i risultati degli studenti e nel ridurre le disuguaglianze.
Oltre il divario territoriale: l’impatto della scuola
È un dato ormai consolidato che i divari di apprendimento in Italia siano una criticità grave, con pochi eguali in Europa. Questi divari, già presenti nella scuola primaria e in crescita nella scuola media, si amplificano ulteriormente nella secondaria di II grado. L’indagine conferma la forte relazione tra le condizioni socioeconomiche e culturali delle regioni e i risultati di apprendimento, con i divari che spesso seguono l’asse Nord-Sud. Tuttavia, un’analisi più approfondita rivela che limitarsi alla dimensione territoriale sarebbe un errore di prospettiva. Le differenze “fra le scuole” e “dentro le scuole” giocano un ruolo significativo nel determinare gli esiti degli apprendimenti.
A tal proposito, è emerso che le differenze tra gli indirizzi di studio (licei, tecnici, professionali) hanno un impatto rilevante. Ad esempio, a parità di altre condizioni, frequentare un liceo classico o linguistico “spiega” uno svantaggio di 14 punti INVALSI in matematica rispetto a un liceo scientifico. Questo suggerisce la necessità di rafforzare l’orientamento nella scuola media e, in prospettiva, di ripensare la struttura didattica della scuola superiore per garantire a tutti un livello più robusto e comune di competenze di base.
Ruolo determinante dell’autonomia scolastica
Una delle conclusioni più incoraggianti dell’indagine è che le scuole, attraverso la loro capacità organizzativa, possono fare la differenza. Come sottolineato da Gianfelice Rocca, Presidente di Fondazione Rocca, il tema non è tanto aumentare il numero di insegnanti o di risorse (già tra i più alti d’Europa), quanto piuttosto incidere sull’organizzazione interna della scuola. I casi di studio qualitativi condotti in cinque scuole “eccellenti” (tre professionali, un tecnico e un liceo), i cui risultati erano nettamente superiori alle aspettative rispetto al loro contesto, hanno permesso di identificare ingredienti chiave di successo.
Queste scuole di successo hanno messo in evidenza i seguenti punti chiave: Modello organizzativo cooperativo e leadership condivisa Adottano modelli che favoriscono la collaborazione tra dirigenti e docenti, con una leadership focalizzata sul miglioramento continuo, un clima scolastico positivo e il contrasto ai ritardi di apprendimento. La gestione unitaria degli istituti con più indirizzi porta benefici, e vi è una specifica attenzione alla comunicazione con le famiglie. Gestione dinamica e proattiva delle risorse Queste scuole sono capaci di orientare i progetti finanziati esternamente (es. Ministero, PNRR) in base ai fabbisogni reali della scuola, integrandoli con attività aggiuntive e focalizzandosi sul rafforzamento delle competenze di base. Vi è anche una cura nel rinnovamento degli spazi e dei laboratori. Gestione collegiale della didattica e dei curricoli La collegialità interdisciplinare nella definizione degli obiettivi formativi e dei metodi didattici è fondamentale. La didattica è centrata sullo studente, con ricorso a esercitazioni e personalizzazione dell’insegnamento, e i docenti sviluppano modelli comuni di progettazione didattica che valorizzano le dimensioni pratiche e professionali delle competenze di base. Attività extracurricolari ricche e dinamiche L’offerta di attività extracurricolari, in rete con enti locali, imprese e terzo settore, ha un impatto significativo e positivo sugli esiti di apprendimento. Queste attività sono spesso orientate alle competenze di base e al supporto degli studenti più svantaggiati, includendo progetti di inclusione per studenti di origine straniera o provenienti da famiglie vulnerabili.
Verso un’autonomia “accompagnata”
L’indagine suggerisce di puntare su uno sviluppo di un’autonomia “accompagnata”. Questo significa rafforzare il middle management scolastico con un riconoscimento e incentivi specifici, e promuovere un’autonomia scolastica differenziata piuttosto che generalizzata, per evitare di amplificare i divari esistenti. Le scuole che da anni sono impegnate in un processo di innovazione della didattica, degli ambienti di apprendimento e della governance, se sostenute e monitorate, possono aprire la strada a un nuovo modello scolastico a beneficio dell’intero sistema.
In sintesi, i risultati di questa ricerca sottolineano che, pur in presenza di divari complessi e radicati, le scuole hanno un potenziale enorme per incidere positivamente sui livelli di apprendimento. Investire nella formazione dei docenti, supportare una leadership scolastica efficace e promuovere una gestione innovativa e collaborativa delle risorse e della didattica sono passi fondamentali per costruire un sistema educativo più equo e di alta qualità per tutti i nostri studenti.
Riflettere su nuove strategie formative per accompagnare le scuole nei loro percorsi di miglioramento
Un ulteriore elemento di riflessione sul tema è rappresentato dal Seminario tenutosi presso la sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito sul tema “Il miglioramento dell’offerta formativa: le sfide per il sistema scolastico nell’epoca della transizione tecnologica e demografica per combattere la povertà educativa”.
Tra i diversi interventi presentati, la dott.ssa Michela Freddano, primo ricercatore INVALSI, ha posto l’accento sulla personalizzazione e sul ruolo del tutor pedagogico.
La ricercatrice ha evidenziato che il contesto attuale rivela un panorama educativo in evoluzione. L’Italia mostra una crescita della percentuale di popolazione adulta (25-64 anni) con diploma, raggiungendo il 65,5%, e un aumento dei giovani (25-34 anni) con un titolo terziario, pari al 30,6%. Si registra inoltre una maggiore scelta di studi STEM nel settore terziario e una più ampia partecipazione dei bambini di 4-5 anni alla scuola dell’infanzia, sebbene la situazione sia ancora migliorabile rispetto ad altri Paesi europei. Nonostante questi progressi, la dispersione scolastica esplicita si attesta al 9,8% nel 2024, con persistenti divari territoriali e di genere, sfavorendo il Mezzogiorno e i maschi, e influenzata dalle condizioni socioeconomiche di partenza. Le Rilevazioni Nazionali INVALSI e i risultati degli studenti quindicenni nelle prove OCSE PISA 2022 confermano queste disparità, evidenziando come il background familiare incida profondamente sui risultati scolastici. Preoccupante è anche il dato che almeno una persona su quattro sotto i 18 anni è a rischio di povertà o esclusione sociale, e che il 56,7% dei giovani di 25-34 anni con bassa istruzione nel Mezzogiorno è a rischio povertà.
Il quadro normativo ha risposto a queste sfide con una serie di interventi mirati. Il DM 24 giugno 2022, n. 170, ha destinato risorse a 3.198 istituzioni scolastiche nell’ambito del PNRR. L’Agenda Sud, con il DM 30 agosto 2023, n. 176, ha focalizzato l’attenzione sulle Regioni del Mezzogiorno, coinvolgendo 245 scuole secondarie di I e II grado e 1.906 scuole primarie. Analogamente, l’Agenda Nord, tramite il DM 27 maggio 2024, n. 102, ha interessato 245 scuole primarie e secondarie e 2.919 scuole primarie delle Regioni del Centro-Nord nell’ambito del PN “Scuola e competenze 2021-2027”. Il Decreto Caivano (DL 15 settembre 2023, n. 123) ha introdotto misure urgenti contro il disagio giovanile e la povertà educativa. Inoltre, le Linee Guida per l’orientamento (DM 22 dicembre 2022, n. 328) e il DM 19 novembre 2024, n. 233, hanno destinato risorse per percorsi di orientamento nelle scuole secondarie di primo grado, con l’obiettivo di valorizzare i talenti degli studenti e ridurre la dispersione.
Le azioni formative di accompagnamento a questi interventi devono partire da alcuni principi fondamentali. In primo luogo, lo studente deve essere al centro del processo educativo, in una “scuola del merito” che sappia valorizzare i talenti di ciascuno e rimuovere gli ostacoli alla piena realizzazione della persona. Questo implica una didattica che riconosca il protagonismo di ragazzi e ragazze e ne sostenga la partecipazione attiva. Fondamentale è poi la personalizzazione dei percorsi formativi, intesa come un “abito sartoriale fatto su misura” che tenga conto delle inclinazioni, delle potenzialità e delle problematicità di ogni studente. Tale approccio è longitudinale e preventivo rispetto all’insuccesso scolastico, ed è uno strumento cruciale per ridurre i divari e la dispersione, anche attraverso il coinvolgimento delle famiglie. L’orientamento, infatti, gioca un ruolo centrale in questo processo, facilitando la conoscenza di sé e del contesto per la definizione di obiettivi personali e professionali. I dati mostrano che circa il 60% delle famiglie degli studenti di scuola secondaria di I grado segue il consiglio di orientamento della scuola, mentre il 40% non lo segue.
In questo contesto, il docente tutor emerge come figura strategica. Introdotto per la prima volta nel 1991 per affiancare i docenti neo-immessi, il “tutor” è ora chiamato, dalle Linee Guida per l’orientamento, a svolgere due funzioni principali nelle scuole secondarie di I e II grado: aiutare ogni studente a rivedere le parti fondamentali del proprio E-Portfolio personale e costituirsi “consigliere” delle famiglie nelle scelte dei percorsi formativi e professionali, utilizzando anche i dati territoriali e nazionali. Le attività di Formazione volontaria incentivata hanno già coinvolto 72.475 docenti.
Il tutorato è “pedagogico” quando applica le conoscenze teoriche in contesti reali, ancorando la riflessione alla pratica dell’educazione e della formazione. Il docente tutor, inteso come “professionista riflessivo”, deve saper documentare e monitorare i percorsi, utilizzare i dati della valutazione, coinvolgere le famiglie e integrare il proprio operato con la progettazione d’istituto, mantenendo centrali il rafforzamento degli apprendimenti di base e il contrasto alla dispersione.
La valutazione, in questo scenario, non è un mero giudizio, ma uno strumento per il miglioramento. I processi valutativi devono essere esperienze di “razionalità riflessiva” che supportano il sapere professionale dei docenti. È fondamentale individuare priorità di esito e obiettivi di processo che investano sulla personalizzazione e sul tutorato pedagogico, in coerenza con il progetto identitario della scuola. L’obiettivo finale è la costruzione di veri e propri “ecosistemi educativo-formativi”. Ciò implica il potenziamento delle competenze non cognitive e trasversali, delle competenze digitali e della data literacy. Si promuove una “valutazione formante” che integri momenti didattici e valutativi, rendendo gli studenti protagonisti della propria autovalutazione. La formazione deve essere trasformativa, continua e basata sull’esperienza. Infine, è cruciale valorizzare il capitale sociale e la governance, affinché la scuola diventi un polo educativo e un presidio di sviluppo territoriale, in grado di generare relazioni autentiche con enti locali, istituzioni e associazioni del terzo settore. Solo così il sistema scuola potrà affrontare le sfide e rispondere ai cambiamenti in modo autorevole, consapevole e sostenibile.
Il 30 maggio 2025, l’Istituto Comprensivo “D’auria-Nosengo” di Arzano (NA) ha celebrato la terza edizione della Festa della Pace. L’evento, che si è svolto presso il plesso “Nosengo” in via Ferrara, è stato organizzato dalla comunità educante dell’Istituto con il patrocinio dell’Associazione E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace ETS e in collaborazione con il Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio.
Come sottolineato dalla Dirigente scolastica Fiorella Esposito, promotrice dell’iniziativa, “Non possiamo essere indifferenti di fronte a quello che sta accadendo nella Striscia di Gaza”. Parlare di pace è “una urgenza”, e l’obiettivo della Festa è chiaro e provocatorio: “vorremmo fare la festa alla guerra!”.
Francesco Rovida, in rappresentanza di EIP Italia Scuola strumento di pace ETS e della sua presidente Anna Paola Tantucci, insieme ad una rappresentanza della sezione Campana dell’Associazione, ha sottolineato che l’evento rappresenta un invito a fidarsi della pace: la pace può sembrare “sfuggente”, ma la strada indicata dalle parole chiave dei Principi universali di Educazione civica può rappresentare il percorso da seguire.
La giornata del 30 maggio 2025 ha rappresentato per gli studenti e gli insegnanti una preziosa occasione per presentare il frutto del lavoro annuale intorno al “curricolo della pace”, tra canti corali, rap, balletti, esecuzioni musicali, attività sportive, lettura di dialoghi e poesie. Inoltre, al termine della mattinata, sono stati premiati gli studenti che hanno raggiunto importanti risultati in progetti caratterizzanti le scelte educative della scuola, dalle certificazioni linguistiche alle attività sportive ai gemellaggi internazionali.
Numerose le presenze istituzionali del territorio, tra cui l’Assessore Chiara Guida, il pastore della Chiesa battista e il parroco della Chiesa cattolica, i dirigenti degli Istituti comprensivi della Città e diversi rappresentati delle Associazioni che collaborano con la scuola nelle azioni sul territorio.
La narrazione de “La leggenda dei colori” da parte dell’attore Gennaro Silvestro, ha disegnato una metafora intensa sulla necessità della collaborazione, della comprensione delle differenze come strada per l’armonia contrapposta alla competizione.