continua a leggere

In una recente dichiarazione riportata dal Corriere della sera Fioramonti aveva dichiarato: Il mio scopo è rendere il sistema educativo italiano il primo che mette l’ambiente e la società al centro di tutto ciò che impariamo a scuola»… «Voglio che l’Italia diventi leader contro i cambiamenti climatici, il primo Paese a rendere lo sviluppo sostenibile la pietra miliare del nostro nuovo sistema di educazione e ricerca»

Non poche reazioni, positive e negative, hanno suscitato queste affermazioni, ma un dato è certo: la sensibilità verso il green in Italia è cresciuta nell’ultimo anno in maniera esponenziale. Soprattutto tra i giovani. Merito di Greta?

L’adolescente svedese, nata in una famiglia da sempre impegnata contro i cambiamenti climatici e per lo sviluppo sostenibile, è stata tra i favoriti nella candidatura al premio Nobel per la pace ma le diverse scelte della giuria hanno fatto sì che da allora la stampa allentasse la presa su di lei e sulla severa determinazione dei suoi discorsi, senza però che la sua popolarità si affievolisse.

La forza inarrestabile della sua battaglia si è anzi guadagnata una rubrica sul clima nella settimana di Natale presso l’emittente radiofonica della BBC e non pochi servizi giornalistici durante il suo viaggio in catamarano a pannelli solari dal Cile alla Spagna dove ha partecipato al summit ONU sul cambiamento climatico.

Greta non ha risparmiato occasione per rilasciare interviste dai toni sempre molto duri rafforzando il suo ruolo di guida di un movimento studentesco planetario. A ben guardare la giovane attivista incarna quel tipo di leadership autoritaria che se non avesse nel suo programma un obiettivo facilmente condivisibile, non incontrerebbe certo un favore tanto vasto, specie tra i giovani.

Il segreto della sua forza mediatica sta nell’essersi trasformata da studentessa impegnata nella campagna per lo sviluppo sostenibile in icona dei diritti delle nuove generazioni che si sentono trascurate dai poteri forti e temono di non avere spazio nel loro prossimo futuro. I giovani si sentono defraudati del diritto ad immaginare un futuro in cui collocarsi, in cui lavorare e crescere i loro figli in un mondo che conservi la qualità ambientale della quale hanno goduto le generazioni precedenti alla loro.

L’eco terribile delle guerre mondiali che devastavano il pianeta si è assopito nelle pagine di storia e la rabbiosa denuncia di Greta ne prende il posto. Non si oppongono alla generazione dei loro genitori, ma ai colossi economici e politici che quella generazione non ha saputo contenere. Gli slogan che prima infiammavano le piazze, oggi volano sui social e diventano virali. È così che Greta Thumberg ha raggiunto milioni di ragazzi e li ha riuniti sotto la sua immagine a dispetto di quanti avessero provato a delegittimarla enfatizzando la sua sindrome dello spettro autistico e l’anomalia del suo ruolo di studentessa che non frequenta le scuole.

La forza del suo carisma sta proprio in questa sua coraggiosa chiarezza davanti ai più potenti organismi mondiali, che i giovani non sanno come scuotere. Non c’è bandiera che possa rappresentarla, non c’è partito che possa vantarsi di averla tra i suoi tesserati. Ogni allineamento sarebbe riduttivo. La potenza del suo proselitismo le conferisce un ruolo super partes di icona indiscussa del diritto di tutti a vivere in un mondo sano e sostenibile, epurato dai mortiferi effetti della globalizzazione.

Una paladina scomoda dei diritti umani e un grande fenomeno mediatico grazie alla forza della sua potenza comunicativa. Una abilità che ha spinto alcuni ricercatori dell’Università di Santa Barbara a studiare il lessico adottato da Greta nel suo discorso alle Nazioni Unite e a produrre una suggestiva teoria secondo la quale Greta ha utilizzato termini confliggenti come cura e danno ed equità e disonestà riferibili alle strutture morali dominanti di tutta l’umanità ed in un tempo ridottissimo, così da investirle della massima incisività.

Altri studi hanno focalizzato la loro attenzione sulla mimica facciale della giovane attivista collegandola ai tratti tipici della sindrome di Asperger e all’effetto diametralmente opposto che produce: o la odi o la ami Le caratteristiche di un Aspie comportano la compromissione nell’interazione sociale, modelli comportamentali stereotipati, interessi ristretti e limitati ma molto profondi, nessun ritardo cognitivo e nel linguaggio, goffaggine e linguaggio unilaterale.

Come prevedibile dal suo stereotipo, Greta è stata presa di mira dai social media che le hanno riservato visibilità e plauso ma anche sarcasmo e disprezzo. Non le sono stati risparmiati scenografici atti vessatori come l’impiccagione del suo fantoccio lo scorso ottobre a Roma ritrovato appeso al ponte della Roma-Fiumicino con al collo il cartello “Greta is your God”.

Un’icona intorno alla quale altri movimenti giovanili si stanno riunendo, attratti dalla sua potenza. Molti detrattori della ragazza accusano la sua mimica facciale carica di rabbia e odio che rappresenta certo un caso interessante sul piano della comunicazione in pubblico. Tutte le regole del public speaking sembrano violate: il non verbale è assente o “inappropriato”, l’abbigliamento e le treccine con cui si atteggia a dodicenne,stridono con i suoi modi severi:si acciglia in momenti apparentemente casuali, la voce è monotona, priva di emozioni.

Analizzando i filmati che la riguardano si nota subito la capacità carismatica di attrarre l’attenzione degli altri e una fortissima capacità personale di restare concentrata. Legge gli appunti con parsimonia, parla per buona parte a memoria (i discorsi sono tutti troppo strutturati per essere anche parzialmente pronunciati a braccia). Parla un inglese fluente pur non essendo madre lingua.

Un modello comunicativo agli antipodi della prassi politica. Riesce tuttavia a portare avanti i suoi speech in ambiti che potrebbero intimidire i più: Tedx, Europarlamento, il Senato italiano, tanto per citarne alcuni. I testi sono perfetti, le variazioni da un discorso all’altro sono minime e inattese. Attacca i politici sostenendo che mentono (Senato italiano) o che non sanno giudicare le priorità (Strasburgo). Rifiuta premi prestigiosi come il Nordic Council environmental award 2019 e l’annesso assegno di 46.800 euro. Le sue parole sono taglienti nonostante il messaggio apocalittico che trasmettono e che il genere umano è solito accogliere con diffidenza contenitiva, prudenziale.

Gli effetti però si cominciano a vedere: l’Organizzazione mondiale della Sanità, ha rivelato che “cresce la consapevolezza sull’importanza dell’ambiente per la salute dell’uomo” e che circa la metà dei Paesi nel mondo ha sviluppato un piano nazionale per i cambiamenti climatici anche se solo il 38% ha finanziamenti per tradurre in pratica, anche solo in parte, la propria strategia.

Alla Cop21 dei venti Stati del Mediterraneo svoltosi a Napoli, è stata firmata un’intesa per ridurre i rifiuti marini, valorizzare l’economia blu, tutelare la biodiversità e le aree marine protette. I Paesi firmatari della Convenzione di Barcellona si sono riuniti per esaminare i progressi e adottare misure urgenti per proteggere gli ecosistemi contro gli oltre 100.000 pezzi in microplastica ed i 64 milioni di particelle di rifiuti galleggianti per ogni chilometro quadrato del nostro Mediterraneo.

Greta intanto è arrivata a Lisbona dove ha partecipato il 13 dicembre a Madrid al summit Onu sul cambiamento climatico COP25 seguita a distanza da milioni di giovani che in tutto il mondo con lo stesso spirito, attraverso variopinte iniziative, sono intenzionati a catalizzare l’attenzione di tutti i governi e dei mezzi d’informazione per ottenere l’impegno dei governi a rispettare gli obiettivi dell’Agenda 2030.

La giovane attivista svedese rappresenta un modello, un leader carismatico per loro, milioni di ragazzi che pacificamente e ripetutamente sono pronti a manifestare contro i pericoli di una perdurante insensibilità ambientale, riconoscendosi in lei, nelle sue parole rabbiose contro l’indifferenza di chi gestisce il potere e li priva del diritto di scegliere.

La scuola può fare molto, può rafforzare la loro cultura scientifica nel rispetto del pianeta, può dare voce al loro bisogno di ascolto, può insegnare i valori nobili che sono alla base dei 17 obiettivi dell’Agenda ONU 2030, “Obiettivi comuni’ perché riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso e i ragazzi non aspettano altro che impegnarsi per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.

Greta è alla testa di un movimento planetario, portavoce e interprete delle nuove generazioni e della terra dalla quale tutti dipendiamo. Icona capace di rendere virale il suo messaggio.

Roberta Camarda

Scuola Strumento di pace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: