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Come stanno i dirigenti scolastici italiani?

Presentati i dati della ricerca ANP-LUMSA


Nei giorni scorso, ANP ha presentato i risultati dell’indagine sul benessere professionale dei dirigenti scolastici in Italia, svolta in collaborazione con Ilaria Buonomo e Caterina Fiorilli, docenti dell’Università LUMSA.
Uno studio che ha coinvolto quasi 1.800 dirigenti e mette in evidenza situazioni di stress professionale cronico, potenzialmente rischioso per la salute dei dirigenti stessi e, diconseguenza, dell’intero sistema scolastico. 

Alcuni dati significativi:
– circa l’85% degli intervistati dichiara che il lavoro da svolgere si accumula in modo irregolare;
– l’80% non riesce a completare nel tempo dovuto tutte le mansioni assegnate;
– 9 dirigenti su 10 avvertono di lavorare quotidianamente a ritmi elevatissimi e tutti si trovano a dover gestire simultaneamente molteplici compiti e prendere decisioni complesse.

Secondo il sindacato che rappresenta una parte significativa dei dirigenti scolastici italiani, i dati della ricerca mettono in evidenza condizioni di lavoro che superano ampiamente livelli accettabili di rischio professionale, testimoniati anche da un serio aumento di situazioni di burnout professionale, disturbi del sonno e sintomatologie depressive, rispetto alla precedente rilevazione del 2018. 

Dai focus group organizzati nel corso della ricerca, sono stati indicati come fattori di stress più gravosi: 
– carico burocratico e le scadenze ravvicinate;
– disequilibrio vita-lavoro connesso alle molteplici responsabilità e a un profondo isolamento gestionale; 
– peso emotivo non riconosciuto della continua mediazione di conflitti tra le diverse componenti scolastiche e della gestione delle emergenze. 

Tra le proposte presentate, vengono indicate come prioritarie dai dirigenti intervistati le seguenti:
1. istituzione di ruoli strutturati di middle management con deleghe operative precise;
2. potenziamento quantitativo e qualitativo del personale amministrativo;
3. pianificazione centralizzata delle scadenze;
4. semplificazione burocratica;
5. percorsi formativi mirati alle competenze relazionali ed emotive;
6. adeguato riconoscimento professionale ed economico della funzione dirigenziale. 

    Il dirigente scolastico Ottavio Fattorini ha sviluppato un originale costrutto denominato “Dirigenza umanistica”, “apertamente descrivibile nella sua concretezza in azioni definite e verificabili, che definiscono uno stile e un’attitudine alla dirigenza (o comunque a compiti gestionali di coordinamento o organizzativi) di qualsiasi organizzazione.
    Il costrutto si propone di coniugare tecniche e competenze professionali con qualità e idealità etiche che muovono dalla volontà di volgere l’attenzione alle persone per le quali si svolge un servizio. Tale modalità e visione di conduzione persegue il benessere di ciascun membro dell’organizzazione e, contestualmente, contribuisce al bene comune e al miglioramento sistemico.
    La Dirigenza umanistica è appunto «dirigenza» e non leadership perché si basa su alte competenze e conoscenze gestionali, organizzative, latu senso normative, grazie alle quali, o meglio, solo grazie alle quali, può essere data una curvatura ed una cifra identitaria ad un proprio stile di dirigenza e secondariamente di leadership”.

    Nelle parole di Damiano Previtali, la dirigenza umanistica “prima di essere un progetto, è un felice ossimoro nel momento in cui riesce a tenere insieme il ruolo istituzionale e i bisogni della persona, ovvero le funzioni pubbliche e le passioni personali”.

    Nella collana SCHOLA è stato pubblicato un volume, coordinato dal vicepresidente di EIP Italia (Dirigenza umanistica. Ragione e sentimento per la governance strategica delle istituzioni scolastiche, Hoepli, 2024) che presenta il modello, a partire dall’analisi dei cinque principi del suo Manifesto, attraverso le voci di dirigenti che, nella realtà quotidiana, cercano di andare oltre la “banalità del male” di una impostazione giuridico-amministrativa, facendo leva sull’autonomia come chiave di volta per interpretare la professione con il valore aggiunto del proprio coefficiente energetico-emotivo.

    indice del volume

    Qui trovi la presentazione del libro

    Festa per la pace

    Il 30 maggio la terza edizione dell’iniziativa dell’Istituto Comprensivo “D’Auria – Nosengo” di Arzano


    Venerdì 30 maggio dalle ore 9:30 plesso nella sede di via Ferrara ad Arzano si terrà la 3 edizione della Festa della Pace.
    Un momento importante per gli alunni: quasi 800 ragazzi partiranno dall’Istituto “D’Auria” e poi raggiungeranno in marcia il plesso “Nosengo”.

    “La Nonviolenza è l’unica arma della Pace, la Nonviolenza è il Volto disarmante della storia”.

    Quel Volto disarmante dei giovani “Costruttori di Pace”.

    Presenti alla manifestazione anche i genitori degli alunni, oltre la prof.ssa Anna Paola Tantucci, Presidente EIP Italia e Agnese Ginocchio Presidente M.P.ES. C.

    La dirigente Fiorella Esposito è riuscita a dare un segnale forte ai suoi alunni quasi 800 alunni sulla pace.
    Oggi il mondo litiga: troppe guerre . “Perché noi abbiamo gli occhi e non vogliamo guardare? C’è la guerra e pensiamo come se la cosa non ci riguardasse. Perché pensiamo che il problema sia solo di quei popoli, di quei ragazzi, bambini e anziani che vivono in quelle zone, quando invece ci riguarda tutti, perché è un nostro problema. Che futuro sarà il nostro? Viviamo in un mondo dove siamo sempre pronti a impugnare l’arma peggiore che è l’indifferenza!”
    Poi aggiunge: “E’ un problema molto importante, ne vogliamo parlare per tutti quel bambini a cui è stato tolto il diritto di vivere, di gioire, di sorridere. Perché proprio loro giorno dopo giorno continuano a morire? Proprio per questo noi vogliamo dedicargli il ballo della spensieratezza perché vogliamo dare una speranza a tutti quei bambini a cui è stato negato ogni diritto umano fondamentale, affinchè ritornino a sorridere”.

    Durante la giornata i ragazzi faranno sport con varie discipline sportive. L’ I.C. “D’Auria Nosengo” ancora una volta si riconferma a pieno titolo Scuola capofila per la Pace ad Arzano.

    Appello dell’UCIIM per la pace a Gaza

    EIP Italia Scuola strumento di pace ETS aderisce, sostiene e invita a diffondere l’appello dell’UCIIM per la pace a Gaza


    È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza. Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani e dalle persone malate. (Papa Leone XIV, 21/05/2025)  

    È il primo appello di Leone XIV alla fine dell’udienza generale del mercoledì 21 maggio in Piazza San Pietro: il Papa lo rivolge per Gaza. 

    A questo accorato appello del Santo Padre, sulla scia anche del precedente Papa Francesco, facciamo riferimento anche noi dell’Uciim per invitare, come operatori del mondo della Scuola, preoccupati per ciò che sta succedendo nella Striscia di Gaza, l’auspicio che giungano con continuità gli approvvigionamenti umanitari fondamentali per la sopravvivenza della popolazione, e auspichiamo che la comunità internazionale favorisca un dialogo necessario per ripristinare le condizioni migliori per garantire una convivenza pacifica di due popoli in due Stati.  

    La buona volontà di Tutti, la Speranza nella Pace possano diventare condizioni materiali e spirituali per riprendere una vita dignitosa in quella Terra così martoriata. 

    Che i bambini e giovani di quella terra, e non solo, sappiano che noi insegnanti pensiamo a loro, guardando negli gli occhi le nostre ragazze e ragazzi, perché il futuro del Mondo passa attraverso il loro desiderio di Pace, che noi vogliamo realizzare con tutta la nostra forza nella nostra comunità, ma che vogliamo anche possa essere disseminato dappertutto. 

    Ora che l’anno scolastico volge al termine e i nostri giovani aspettano con allegria le vacanze, non possiamo ignorare che per tanti ragazzi in molte parti del Mondo ciò non accadrà e potrebbe non accadere anche in futuro.  

    Preghiamo e chiediamo la pace: come insegnanti e persone.



    16 maggio – International Day of Living Together in Peace


    Vivere insieme in pace significa accettare le differenze e avere la capacità di ascoltare, riconoscere, rispettare e apprezzare gli altri, nonché vivere in modo pacifico e unito.

    L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella sua risoluzione 72/130, ha dichiarato il 16 maggio la Giornata Internazionale della Convivenza Pacifica, come mezzo per mobilitare regolarmente gli sforzi della comunità internazionale per promuovere la pace, la tolleranza, l’inclusione, la comprensione e la solidarietà. La Giornata mira a sostenere il desiderio di vivere e agire insieme, uniti nelle differenze e nella diversità, al fine di costruire un mondo sostenibile di pace, solidarietà e armonia.

    La Giornata invita i paesi a promuovere ulteriormente la riconciliazione per contribuire a garantire la pace e lo sviluppo sostenibile, anche lavorando con le comunità, i leader religiosi e altri attori pertinenti, attraverso misure e atti di servizio di riconciliazione e incoraggiando il perdono e la compassione tra gli individui.



    In seguito alla devastazione della Seconda Guerra Mondiale, le Nazioni Unite furono istituite per salvare le generazioni future dal flagello della guerra. Uno dei suoi scopi è quello di raggiungere la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali, anche promuovendo e incoraggiando il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione.

    Nel 1997, l’Assemblea Generale proclamò – con la sua risoluzione 52/15 – l’anno 2000 come “Anno Internazionale per una Cultura di Pace”. Nel 1998, proclamò il periodo 2001-2010 come il “Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e di Non-Violenza a profitto dei Bambini del Mondo”.

    Nel 1999, l’Assemblea Generale adottò, con la risoluzione 53/243, la Dichiarazione e il Programma d’Azione su una Cultura di Pace, che funge da mandato universale per la comunità internazionale, in particolare per il sistema delle Nazioni Unite, al fine di promuovere una cultura di pace e non-violenza che vada a beneficio di tutta l’umanità, comprese le generazioni future.

    La dichiarazione nacque come risultato di un concetto a lungo sostenuto e caro – contenuto nella Costituzione dell’UNESCO – secondo cui “poiché le guerre iniziano nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”. La Dichiarazione abbraccia il principio che la pace non è semplicemente l’assenza di conflitto, ma richiede anche un processo positivo, dinamico e partecipativo, in cui il dialogo è incoraggiato e i conflitti sono risolti in uno spirito di comprensione e cooperazione reciproche.

    La Dichiarazione riconosce anche che, per realizzare tale aspirazione, è necessario eliminare ogni forma di discriminazione e intolleranza, comprese quelle basate su razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere, origine nazionale, etnica o sociale, proprietà, disabilità, nascita o altra condizione.


    “Made in MIM” e il Piano di valorizzazione delle eccellenze degli Istituti Agrari e Alberghieri

    Presentazione ufficiale del marchio al Ministero dell’Istruzione e del Merito


    dal sito web del Ministero dell’Istruzione e del Merito

    Il giorno mercoledì 14 maggio 2025 il Ministro Giuseppe Valditara ha presentato il marchio dei prodotti “Made in MIM”, nell’ambito del Piano di valorizzazione delle eccellenze degli Istituti Agrari e Alberghieri, alla presenza delle scuole e di partner istituzionali. Il progetto ha l’obiettivo di rilanciare gli indirizzi dell’istruzione tecnica e professionale e del Made in Italy, che rappresentano un volano per l’economia e lo sviluppo del Paese.

    “Questa iniziativa è un riconoscimento all’eccellenza dei nostri studenti, dei nostri docenti e del sistema imprenditoriale. Credo che sia un messaggio straordinario rivolto ai giovani e alle loro famiglie, chiamati a individuare il proprio percorso formativo. Esempi come questo dimostrano che esistono scelte capaci di valorizzare il talento e garantire un solido futuro professionale. Oggi si realizza un progetto ambizioso, articolato in diverse tappe, di cui la filiera 4+2 costituisce l’asse portante, che attribuisce massima importanza alla ricerca e all’innovazione”, ha dichiarato il Ministro Giuseppe Valditara.

    Tra i partner che sostengono l’iniziativa, Aeroporti di Roma (è intervenuto il presidente, Vincenzo Nunziata), Lagardere Travel Retail (con l’amministratore delegato Alberto Niero), Terranostra-Campagna Amica e Coldiretti (con la presidente Dominga Cotarella), Federdistribuzione (con il presidente Carlo Buttarelli), SOGEMI SPA, società che gestisce i mercati agroalimentari del Comune di Milano (con il responsabile relazioni istituzionali Ermanno Tritto).

    Le scuole presenti, in rappresentanza degli istituti di tutta Italia (alcune delle quali hanno vinto premi importanti nei concorsi nazionali dedicati al settore enologico e alberghiero), hanno presentato e illustrato i propri prodotti enogastronomici. Il Piano ha, infatti, l’obiettivo non solo di valorizzare quanto viene realizzato dalle scuole, ma anche di favorirne la commercializzazione.

    Sono intervenuti, durante la mattinata, Patrizia Marini, Presidente della Rete Nazionale degli Istituti Agrari (ReNISa) e Luigi Valentini, Presidente della Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri (ReNaIA). È stato presentato, inoltre, il catalogo Made in MIM, con i primi 77 prodotti selezionati dagli Istituti Agrari e Alberghieri italiani.

    Il Ministro Valditara, dopo aver consegnato una menzione di riconoscimento ad alcune delle scuole presenti, vincitrici di importanti competizioni, ha firmato un Protocollo d’intesa MIM-Aeroporti di Roma per l’implementazione di attività formative ed educative dedicate agli studenti e per la promozione del Made in Italy.



    Disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo

    Approvato dal Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi il Decreto legislativo in attuazione della delega della Legge 70/2024


    Il Consiglio dei Ministri, su iniziativa del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha dato il via libera in via preliminare a un nuovo decreto legislativo volto a rafforzare le azioni di prevenzione e contrasto al bullismo e al cyberbullismo, come previsto dalla legge 17 maggio 2024, n. 70.

    Rafforzamento del servizio 114
    Una delle novità più rilevanti riguarda il potenziamento del numero di pubblica utilità “Emergenza infanzia 114”, già operativo in tutta Italia 24 ore su 24, ogni giorno dell’anno. Il servizio, aperto a chiunque voglia segnalare situazioni di pericolo o disagio che possono compromettere il benessere psicofisico di minori di 18 anni, vedrà ora ampliato il suo raggio d’azione includendo specificamente anche casi di bullismo e cyberbullismo.

    Supporto immediato e strumenti digitali
    Il numero 114 garantisce un primo intervento di tipo psicologico, legale e psicopedagogico a favore delle vittime, dei loro familiari e di persone legate da rapporti affettivi. In situazioni particolarmente gravi, viene coinvolta tempestivamente l’autorità di polizia. L’app gratuita collegata al servizio sarà ulteriormente sviluppata, includendo funzionalità come la localizzazione geografica (attivabile solo previo consenso dell’utente) e una chat per comunicazioni istantanee, nel rispetto delle norme sulla privacy.

    Monitoraggio e prevenzione a scuola
    Le segnalazioni anonime di episodi legati al bullismo e al cyberbullismo registrati in ambito scolastico, raccolte dal gestore del 114, saranno trasmesse ogni anno al Ministero dell’Istruzione e del Merito in forma aggregata. Questo permetterà di pianificare interventi educativi mirati per aumentare la consapevolezza e la prevenzione tra gli studenti. Anche il sito ufficiale del servizio sarà migliorato per garantire una maggiore fruibilità e diffusione delle informazioni disponibili.

    Rilevazioni statistiche a cura dell’ISTAT
    Con cadenza biennale, l’ISTAT condurrà un’indagine nazionale per analizzare il fenomeno, identificare i gruppi più vulnerabili, i principali fattori di rischio e le conseguenze psicologiche. L’analisi si baserà anche su dati raccolti da altri enti appartenenti al Sistema statistico nazionale. I risultati verranno presentati alle Camere tramite una relazione congiunta della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Istruzione, includendo anche una sezione sullo stato di attuazione delle misure adottate nelle scuole secondarie.

    Responsabilità genitoriale e comunicazioni digitali
    Il decreto introduce modifiche al Codice delle comunicazioni elettroniche, imponendo ai fornitori di servizi digitali di informare esplicitamente gli utenti sulla responsabilità civile dei genitori, ai sensi dell’articolo 2048 del Codice civile, per i danni causati dai figli minori tramite comportamenti illeciti online.

    Campagne di sensibilizzazione
    Infine, la Presidenza del Consiglio, in sinergia con i dipartimenti competenti e le strutture del Ministero dell’Istruzione, promuoverà campagne informative rivolte alla cittadinanza. Queste avranno l’obiettivo di educare a un uso consapevole della rete e di prevenire i rischi digitali. Allo stesso tempo, le scuole saranno invitate a diffondere la conoscenza del numero 114 tra gli studenti, nel rispetto della propria autonomia.

    a cura di Italia Natalina Martusciello

    L’Italia che cresce è quella sostenibile

    Con la transizione ecologica e digitale il Pil a +1,1% nel 2035 e a +8,4% nel 2050


    In apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile a Milano, la presentazione del “Rapporto di Primavera 2025” dell’ASviS con gli scenari per il futuro dell’economia italiana. Con la Net Zero Transformation evidenti i benefici economici. L’ASviS chiede con urgenza un Piano di Accelerazione della transizione. Milano, 7 maggio 2025. Un Pil più alto dell’1,1% nel 2035 e dell’8,4% nel 2050, rispetto allo scenario base, con dinamiche positive per l’industria, l’agricoltura e i servizi, disoccupazione più bassa, riduzione del debito pubblico, nonostante l’aumento degli investimenti: sono solo alcuni degli effetti positivi per l’Italia se si decidesse di accelerare la transizione ecologica e digitale. È questo il quadro che emerge dal “Rapporto di Primavera 2025” dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ETS (ASviS), presentato oggi a Milano all’evento inaugurale del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2025, all’Auditorium del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Il Rapporto, dal titolo “Scenari per l’Italia al 2035 e al 2050. Il falso dilemma tra competitività e sostenibilità”, realizzato in collaborazione con Oxford Economics e contenente, per la prima volta, anche dati per i diversi comparti economici, dimostra che nello scenario Net Zero Transformation il sistema produttivo nazionale potrebbe registrare benefici già al 2035, con il Pil che potrebbe essere superiore dell’1,1% rispetto a quello dello scenario di base e il tasso di disoccupazione inferiore di 0,7 punti percentuali. Il trend positivo continuerebbe successivamente e nel 2050 il Pil sarebbe superiore dell’8,4% a quello tendenziale, grazie al rallentamento del riscaldamento globale, all’innovazione e all’aumento dell’efficienza energetica, che contribuirebbero anche a ridurre la spesa per i danni ambientali e ad aumentare le entrate fiscali. In questo modo, nonostante l’aumento degli investimenti pubblici, si registrerebbe anche un miglioramento del rapporto debito pubblico/Pil rispetto allo scenario di base. “È a questo scenario virtuoso che dobbiamo guardare, rispetto agli altri tre analizzati (Net Zero, Transizione Tardiva, Catastrofe Climatica) – ha sottolineato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS. – Dobbiamo accelerare la transizione, non rallentarla, e sostenerla con investimenti innovativi a tutto campo, perché questo produrrebbe risultati positivi per tutti i settori sia al 2035, sia al 2050, con l’ovvia eccezione dell’estrazione e della produzione di combustibili fossili: rispetto allo scenario di base, il valore aggiunto della manifattura resterebbe invariato nel 2035, ma crescerebbe del 9,3% nel 2050; quello dei servizi aumenterebbe dello 0,5% nel 2035 e del 5,9% nel 2050; quello delle costruzioni del 6,9% e del 18,2%; quello dell’agricoltura resterebbe stabile nel 2035, ma crescerebbe del 7,1% nel 2050; quello delle utilities del 13,9% nel 2035 e del 52,6% nel 2050 (con la ricomposizione a favore della generazione e distribuzione di energia elettrica da rinnovabili)”. In termini aggregati, il comparto industriale vedrebbe il valore aggiunto aumentare dell’1,7% nel 2035 e del 14,9% nel 2050, un valore maggiore di quello che sperimenterebbe la Germania nello stesso periodo. Anche per i servizi si registrerebbe un risultato complessivamente positivo, visto che essi presentano una bassa intensità energetica, che li rende più protetti dai costi della transizione energetica e dalla debolezza della spesa dei consumatori. “La sostenibilità è una leva strategica per rafforzare il sistema produttivo e sociale del nostro Paese ed è sbagliato pensare che ci sia contrapposizione tra sostenibilità e competitività – ha commentato Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS – Come dimostrano le simulazioni condotte con Oxford Economics, l’inazione ha costi crescenti, mentre investire nella sostenibilità conviene, perché aumenta la redditività delle imprese e genera benessere sociale”. Gli studi, già disponibili e citati nel Rapporto, dimostrano che le imprese italiane che investono in sostenibilità aumentano la produttività, la competitività e la solidità finanziaria. Ad esempio, se il 34,5% delle PMI e il 73,8% delle grandi imprese sono già impegnate in attività di tutela ambientale, quelle manifatturiere sostenibili registrano una produttività più alta del 5-8% rispetto alle altre. Quasi il 50% delle imprese italiane ha adottato almeno una pratica di economia circolare con risultati finanziari migliori, maggiori investimenti e minore indebitamento. Il 92% delle imprese familiari e l’89% delle non familiari riconosce che integrare la sostenibilità nel business porta benefici, a partire dalla reputazione e fiducia nel brand: per questo è tra gli obiettivi prioritari dei prossimi tre anni. A livello globale, tuttavia, il contesto si complica, come mostrato nel primo capitolo del Rapporto: la crisi del multilateralismo, la disinformazione e il ritorno dei nazionalismi minacciano gli sforzi collettivi per affrontare le grandi sfide comuni, compresa quella climatica e quella sociale. L’Italia e l’Europa sono ad un bivio storico: continuare con interventi timidi o scegliere di guidare la trasformazione con scelte coraggiose e sistemiche. Anche alla luce dell’analisi delle politiche pubbliche condotte nel 2024, dello stato del PNRR e dei contenuti dell’ultima Legge di Bilancio (cui è dedicato il terzo capitolo del Rapporto), l’ASviS ribadisce che per il nostro Paese sarebbe un grave errore rinviare le scelte che vanno fatte oggi: infatti, nello scenario “Transizione Tardiva”, le conseguenze per l’economia italiana sarebbero decisamente negative (il Pil sarebbe inferiore a quello tendenziale del 2,4% nel 2035), mentre nello scenario “Catastrofe Climatica” nel 2050 esso si ridurrebbe del 23,8%, con una tendenza all’ulteriore peggioramento nella seconda parte del secolo. L’ASviS evidenzia la necessità e l’urgenza di elaborare un Piano di Accelerazione Trasformativo (PAT), già promesso dall’Italia in sede Onu nel 2023, e i cui contenuti (economici, sociali, ambientali e istituzionali), sono individuati e dettagliati nel quarto capitolo del Rapporto, grazie alla competenza degli oltre mille esperti che operano nei Gruppi di lavoro dell’ASviS in rappresentanza delle oltre 320 organizzazioni che ad essa aderiscono. Del resto, la transizione sostenibile non è solo un’opportunità economica, ma anche un impegno che affonda le sue radici nella Costituzione italiana, soprattutto dopo le modifiche intervenute nel 2022, anche grazie all’attività dell’ASviS. Le oltre 1200 iniziative inserite a oggi nel cartellone del Festival dello Sviluppo Sostenibile sono la testimonianza di una mobilitazione capillare e senza precedenti sui temi dello sviluppo sostenibile. Il programma Il primo evento del Festival dello Sviluppo Sostenibile, “Sostenibilità o competitività? Un falso dilemma”, nel primo giorno del Conclave, si apre con la proiezione di un video dedicato a Papa Francesco e ai momenti più significativi del suo pontificato dedicati allo sviluppo sostenibile. Seguono i saluti istituzionali del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala e del Presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini e le testimonianze di giovani imprenditrici e imprenditori impegnati nella twin transition: Eleonora D’Ascenzi (Università di Firenze) e Dario Casalini (Fondatore di Slow Fiber). Il keynote speech di Francesco La Camera (Direttore Generale dell’IRENA) si sofferma sulle “prospettive e il ruolo del settore privato”. Poi, l’intervento di Enrico Giovannini (Direttore scientifico dell’ASviS) che presenta il “Rapporto di Primavera 2025” dell’ASviS e apre il dibattito con gli interventi di Angelica Krystle Donati (Presidente Nazionale dei Giovani ANCE), Giovanna Melandri (Presidente di Human Foundation), Mario Monti (Presidente dell’Istituto Javotte Bocconi) e Alessandro Terzulli (Chief Economist, Impact & ESG di SACE). Segue un secondo keynote speech, quello di Paolo Gentiloni, ex Commissario europeo per l’economia, che si sofferma sul ruolo dell’Unione europea nei nuovi scenari geopolitici. L’ultima tavola rotonda della mattinata “Transizione ecodigitale, nuovo paradigma per una competitività sostenibile” si apre con un video contributo di Lorenzo Pregliasco (Founding Partner Quorum e YouTrend) sull’atteggiamento dell’opinione pubblica italiana nei confronti del cambiamento climatico e l’introduzione di Valerio de Molli (Managing partner e CEO, The European House – Ambrosetti e TEHA Group). Prendono parte alla discussione Mario Corti (Senior Partner di KPMG), Maria Enrica Danese (Direttrice Corporate Communication & Sustainability di TIM), Luigi Gallo (Responsabile Incentivi e Innovazione di Invitalia), Nicola Lanzetta (Direttore Italia del Gruppo Enel), Albino Russo (Direttore generale di Ancc-Coop) e Ninell Sobiecka (Presidente e Amministratore delegato di L’Oréal Italia). Nel pomeriggio i lavori riprendono con l’intervento di Gelsomina Vigliotti (Vicepresidente della BEI) che analizza il tema degli investimenti necessari per uno sviluppo sostenibile e con le testimonianze di giovani imprenditori “Voci dall’Italia, non da Marte”: Jacopo Moschini (Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia) e Federico Stefani (Founder e CEO di VAIA). Si entra poi nel vivo di una riflessione sulla dimensione sociale e finanziaria della sostenibilità. A una prima sessione di lavoro, dal titolo “Le persone, il lavoro: la sostenibilità sociale è un costo?”, intervengono Andrea Cipolloni (CEO Eataly Group), Simone Gamberini (Presidente di Legacoop), Alberto Pirelli (Presidente della Fondazione Sodalitas), Monica Salvestrin Brogi (Consigliere Delegato Confimprese e Founder NAU!), Stefano Scarpetta (Direttore per il lavoro e gli affari sociali dell’OCSE) e Marisa Parmigiani (Presidente di Sustainability Makers – the professional network). Successivamente Giovanni Malagò, Presidente del Coni, propone una riflessione sul tema delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 come “una scommessa per il futuro”. A chiudere il dibattito del pomeriggio, l’ultima tavola rotonda sul tema della “finanza sostenibile: sogno o realtà?”, con gli interventi di Mario Calderini (Politecnico di Milano), Fabio Massoli (Direttore Amministrazione, Finanza, Controllo e Sostenibilità di CDP), Claudia Parzani (Presidente di Borsa Italiana) e Francesco Timpano (Università Cattolica del Sacro Cuore). Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, tira le conclusioni del primo evento del Festival dello Sviluppo Sostenibile. L’evento è condotto da Marco Frittella (Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali RAI COM), con la moderazione nella prima parte della mattinata di Nicola Saldutti (Caporedattore economia del Corriere della Sera).



    Educare è lasciare un segno

    Dall’insegnamento in carcere alla nomina a Ufficiale al merito della Repubblica: il percorso della prof.ssa Italia Natalina Martusciello che fa della scuola un presidio di civiltà


    dalle pagine di “PrimoPiano Molise”

    BOJANO.
    Il suo nome è legato a un’idea alta di scuola: quella che include, che educa alla legalità, che costruisce cittadinanza. La professoressa Italia Martusciello, docente stimata dell’Istituto “Lombardo Radice” e vicepresidente nazionale EIP Italia Scuola strumento di pace ETS, ha ricevuto nei giorni scorsi l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, riconoscimento che si aggiunge a quello già ottenuto in passato come Cavaliere. Ma dietro le medaglie, ci sono anni di impegno silenzioso, passione pedagogica e visione civile. In questa intervista, ci racconta il significato profondo della sua missione educativa, il legame con gli studenti e la forza rivoluzionaria della conoscenza, anche nei contesti più difficili come il carcere. Un racconto che è, prima di tutto, un invito a non smettere mai di credere nel
    valore della scuola.

    Scarica e leggi l’intervista

    Lo sviluppo sostenibile interessa ancora?

    Dal 7 al 23 maggio il Festival dello sviluppo sostenibile promosso da Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile Ets (ASviS)


    Giunto alla sua nona edizione, il Festival dello Sviluppo Sostenibile è la più grande iniziativa italiana per sensibilizzare e mobilitare cittadini, giovani generazioni, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale.
    Un’occasione per diffondere la cultura della sostenibilità e realizzare un cambiamento culturale e politico che consenta all’Italia di attuare l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e centrare i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). In otto anni sono stati realizzati circa 6.400 eventi tra convegni, seminari, workshop, mostre, spettacoli, eventi sportivi, presentazioni di libri, documentari e molto altro ancora.

    Il Festival è stato anche riconosciuto dalle Nazioni unite come un’iniziativa innovativa e unica a livello internazionale, classificandosi per due volte come finalista agli SDGs Action Awards.
    L’iniziativa è promossa dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile Ets (ASviS)
    con i suoi oltre 300 aderenti e con il supporto dei Partner.
    Ma il Festival è il frutto della collaborazione di tutte e tutti: i singoli eventi possono essere organizzati da chiunque voglia contribuire a portare l’Italia e il mondo su un sentiero di sviluppo sostenibile.



    Rapporto sulla transizione ecologica in Italia nel 2024

    Il 25 aprile nel ricordo di Antonio Amoretti

    Riceviamo e condividiamo una riflessione pubblicata da Francesco Amoretti sul quotidiano “la Repubblica”


    Dall’anno scolastico 2023-2024 il Concorso Nazionale EIP Italia si è arricchito con la presenza della sezione Premio nazionale “E.I.P. Antonio Amoretti – La libertà conquistata”, dedicato al partigiano delle Quattro Giornate di Napoli Antonio Amoretti che, con la sua instancabile testimonianza, ha ricordato a tutti, ma in particolare ai giovani, che dignità, diritti e libertà possono essere difesi e riaffermati di generazione in generazione solo con un costante impegno e una consapevole coscienza storica.
    Il premio è articolato in tre sezioni (scuola primaria, scuola secondaria di I grado, scuola secondaria di II grado). Alla scuola vincitrice di ciascuna sezione, che realizza progetti didattici sui valori costituzionali, viene assegnata una Borsa di studio di € 200,00.


    pubblicato il 27 aprile 2025 alla pagina:
    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2025/04/27/news/napoli_corteo_antifascismo_25_aprile_matteotti-424151959/

    Mentre marciavo dietro lo striscione della sezione “ANPI Napoli-Centro” che porta il nome di mio padre, l’ultimo partigiano di Napoli Antonio Amoretti, alcuni partecipanti al corteo mi hanno avvicinato, e, nel salutarmi, hanno ricordato la sua immancabile, e instancabile, presenza alle manifestazioni per il 25 Aprile.

    Analoga esperienza al Teatro Totò, il giorno prima, e nel corso della mattinata, agli appuntamenti che, con i loro riti consolidati, hanno preceduto il corteo: al Largo Berlinguer, dove le voci di chi ha letto gli articoli della Costituzione, nel restituirci il suo respiro profondo, la sua bellezza, ci hanno esortati a fare quadrato e a difenderla; e a Piazza Carità, dove le autorità civili e militari, con la deposizione della corona al monumento a Salvo D’Acquisto, hanno celebrato l’Ottantesimo Anniversario della Liberazione, tra lo sventolìo dei vessilli delle associazioni antifasciste e combattentistiche e le note solenni della banda dei Carabinieri.

    Teatro Totò, Largo Berlinguer e Piazza Carità: dovevo esserci in ciascuno di questi spazi dove si è riaffermato il valore irrinunciabile dei diritti di libertà, della giustizia e della dignità umana. Iniziative ricche e intense, non prive di momenti di commozione, come quando la nipote di Giacomo Matteotti, Elena, ha letto la lettera che la nonna scrisse al marito, nemico giurato dei fascisti, descrivendogli le minacce e il clima di isolamento che la costringevano, insieme ai suoi bambini, a restare chiusa in casa e a lottare giorno dopo giorno per la loro sopravvivenza.

    Queste tre iniziative, per quanto belle e partecipate, difficilmente avrebbero, però, lasciato una traccia significativa nel dibattito pubblico e nella percezione collettiva se non ci fosse stato, come esito di un confronto ampio tra associazioni e organizzazioni di varia natura e matrice ideologica, l’imponente corteo che da Piazza Garibaldi si è snodato lungo Corso Umberto, Piazza Borsa e Monteoliveto, attraversando il centro della città; se non ci fosse stato chi ha creduto nel raccordo tra quegli spazi istituzionali e questa manifestazione, portando i propri striscioni e le proprie bandiere; se non fossero prevalse, nonostante alcune rinunce e incertezze, la volontà e la determinazione a gridare forte e chiaro: NO alle guerre, NO al fascismo, nelle forme e nei provvedimenti in cui si annida, NO alle ingiustizie.

    A gridare forte e chiaro la propria rabbia contro politiche che minano alla base la nostra democrazia. E che a gridarlo siano stati migliaia di ragazze e ragazzi, rincuora, anche se non sento di condividere tutto di quello che ho ascoltato. E come d’altronde meravigliarsi? Non è questo che conta davvero, penso.

    Quello che conta è che ci sono energie vive e vivaci, che esprimono bisogni e aspettative sul futuro, che pongono problemi concreti. Il 25 Aprile le ha mobilitate, chiamate all’azione. Una potenzialità, questa, che alcuni non hanno saputo cogliere, sbagliando. Agli errori, però, si può rimediare. Giunto a Piazza Dante, il corte si scioglie. In tanti decidono di recarsi a Parco Ventaglieri, dove la festa continua.

    Nell’allontanarmi, avverto soddisfazione e contentezza: questa giornata è stata straordinaria, rigeneratrice, una giornata che nutre la speranza. Allo stesso tempo, penso, però, che l’esperienza vissuta darà i suoi frutti se sapremo coglierla soprattutto come un’occasione di riflessione. Se sapremo porci, tutti noi, le domande giuste: sui motivi – profondi o occasionali? – di alcune significative assenze; sulle ragioni di una miopia politica e culturale che ha fatto sì che una manifestazione unitaria, in realtà unitaria non lo è stata; sulle iniziative che sarebbe opportuno avviare per ampliare e irrobustire la rete di rapporti e di collaborazione tra realtà associative e istituzioni che condividono i princìpi costituzionali e i valori dell’antifascismo; sulle pratiche inclusive – e sulle parole coerentemente impiegate allo scopo – finalizzate ad avvicinare mondi esperienziali oggi distanti che, tuttavia, potrebbero riconoscersi reciprocamente nella loro dignità e identità per lottare fianco a fianco contro politiche e logiche di violenza e di sopraffazione materiale e simbolica.

    Per fare avanzare la pace e la giustizia occorre costruire ponti, non muri: cominciamo allora dall’abbattere quelli che anche noi abbiamo contribuito e contribuiamo, talvolta inconsapevolmente, a erigere. Se ci riusciremo, le piazze, non solo in occasione del 25 Aprile, saranno ancor più gremite, riempite di colori, di voci festanti e di volontà determinate a farsi ascoltare, a farsi valere. Un grande impegno ci attende. Facciamo in modo che l’Ottantesimo della Liberazione sia solo l’inizio.

    Francesco Amoretti