La riflessione pubblica sull’inclusione scolastica degli studenti con accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva (e non solo) è stata alimentata dall’annuale pubblicazione del Report ISTAT (vedi allegato) elaborato sulla base delle statistiche fornite dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Colpisce il perdurare della crescita in valore assoluto e, ancor più, in percentuale degli studenti con accertamento della disabilità e, ancora di più, dei docenti di sostegno.
Accanto ai (soliti?) titoli giornalistici di quotidiani generalisti e siti specializzati, variamente invocanti continuità, formazione, aumento delle ore, varrebbe forse la pena di tornare alle riflessioni / proposte di Ianes e Fogarolo della fine 2021, per un “un paradigma globale ed ecologico di supporto alla scuola inclusiva” (vedi allegato): l’aumento delle certificazioni e quello ancor più ampio dei docenti di sostegno non sono una buona notizia, ma il sintomo di una crisi pedagogica del sistema sanitario e scolastico. Per trovare una soluzione alle difficoltà scolastiche, difficilmente affrontabili in modo differente, si preferisce utilizzare diagnosi e certificazioni per avere classi meno affollate e risorse umane in più.
Forse, allora, la direzione per le soluzioni è quella? Classi meno numerose e ritorno al modello dell’organico funzionale? Magari ribaltando il modello delle scuole iper-dimensionate, per andare nella direzione di Istituti numericamente sostenibili e più facilmente attenti alla logiche della personalizzazione. Sfruttando il fatto della diminuzione delle nascite nella direzione della sostenibilità e non della diminuzione.
E, per discutere di “cattedra inclusiva”, sarebbe sufficiente ricordare ai vari scandalizzati che il CCNL (anche l’ultimo firmato da pochi giorni) afferma che “I docenti in servizio che ricoprono, in ciascuna istituzione scolastica, i posti vacanti e disponibili di cui all’articolo 1, comma 63, della legge 13 luglio 2015, n. 107 appartengono al relativo organico dell’autonomia e concorrono alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa tramite attività individuali e collegiali: di insegnamento; di potenziamento; di sostegno; di progettazione; di ricerca; di coordinamento didattico e organizzativo” (articolo 41). Nella formulazione non esistono dubbi sul fatto che le attività di sostegno appartengono al profilo di tutti i docenti appartenenti all’organico dell’autonomia: in caso contrario dovremmo andare inutilmente alla ricerca dei docenti specializzati anche in potenziamento, progettazione, ricerca, coordinamento didattico e organizzativo….
Da questo punto di vista, l’occasionalità degli interventi di formazione promossi a livello centrale dal Ministero che dedica una (presunta) attenzione al “tema dell’anno” (nel 2020 l’educazione civica, nel 2021 il modello nazionale del PEI, nel 2022 la didattica digitale e così via…) e la scarsissima dimensione di condivisione professionale della formazione prevista dal CCNL non fanno ben sperare. Anche se ci piace conservare la speranza di essere smentiti.
Iniziative della sezione Campania a cura della delegata Paola Carretta
EVENTO PRESSO LA SALA CONSILIARE SILVIA RUOTOLO MUNICIPALITA’ 5 NAPOLI 26 Gennaio 2024
Dopo l’omaggio alla targa in memoria di Sergio De Simone, giovanissima vittima della Shoah, presso la sua casa al Vomero, la mattinata è proseguita in sala consiliare con gli alunni delle scuole Viale Delle Acacie e Sabatino Minucci, che hanno dedicato a Sergio e alla sua famiglia (erano presenti suo fratello Mario e suo nipote Sergio che hanno parlato di lui ), dei brani eseguiti dall’orchestra della scuola in formazione ridotta. La giornata, organizzata dalla Municipalità in condivisione con EIP Campania, ha significato per gli studenti e per tutti i presenti un momento di confronto su una pagina di storia da ricordare sempre e soprattutto ha avuto il merito di aver fatto incontrare generazioni diverse, il mondo delle istituzioni, le scuole, le persone che si impegnano per la Pace. Fare Memoria con le scuole non è semplicemente ricordare il passato. Fare Memoria è conoscere le storie del passato perché quelle storie diventino nostre. È provare empatia con quanto accaduto perché si possa arrivare, di conseguenza, a cambiare noi stessi. E a cambiare il presente. Grazie alla presidente della Municipalità Clementina Cozzolino e alla presidente della Commissione Scuola Margherita Siniscalchi per il loro impegno. Il concerto delle scuole è stato un’iniezione di fiducia e speranza nel domani. L’EIP Campania era presente con La Delegata regionale Paola Carretta , e le socie Elvira D’Angelo e Silvana Rinaldi, quest’ultima tra i relatori , che ha interessato gli studenti sui Diritti umani e sulle loro violazioni.
EVENTO ORGANIZZATO DA EIP CAMPANIA E L’I.S.S. F. GALIANI DI NAPOLI 2 FEBBRAIO 2024
Un’aula magna piena di alunni e docenti, che con grande interesse hanno seguito i vari interventi, decisamente tanti e carichi di significato. La D.S. Antonella Barreca, dopo i saluti e la presentazione dei relatori, si è soffermata sull’importanza della giornata, ma soprattutto sulla corrispondenza tra gli obiettivi formativi perseguiti dall’istituto e la metodologia EIP sul diritto alla Memoria. La Delegata regionale EIP, preside Paola Carretta, commentando le slides frutto dell’ Ufficio Studi EIP nazionale, si è soffermata sulla storia passata e recente dell’Associazione, insistendo sul valore della memoria come responsabile della formazione dell’identità personale e collettiva. La prof. Ersilia Di Palo ha evidenziato le responsabilità italiane nell’Olocausto e l’importanza di perseguire la pace sempre. Sono stati proiettati molti video frutto della riflessione degli studenti, prevalentemente delle classi quarte, due in particolare molto belli, su Gino Bartali e Sergio De Simone, seguiti da riflessioni lette dagli alunni. Il prof. Francesco Amoretti, in duplice veste di docente universitario e figlio di un partigiano delle Quattro Giornate di Napoli, ha sottolineato alcune parole chiave usate anche dagli studenti : speranza, libertà, dignità, segno di quello per cui a Napoli si combattè non una rivoluzione di scugnizzi, ma una lotta armata per assicurare la liberazione dalle truppe nazi-fasciste e che ebbe lo stesso valore delle Resistenza avvenuta nel Nord-Italia. Libertà non scontata, ma sempre a rischio, e che va difesa e tutelata. Il prof. Mario Rovinello,(Istituto Campano Storia della Resistenza) si è chiesto quali forme di trasmissione della memoria andranno ricercate, venendo a mancare i testimoni e ha invitato gli studenti ad approfittare di momenti come questo per essere loro depositari di memoria. La prof. Gianpaola Costabile ha presentato alcune storie di deportazione narrate nel suo libro “Shoah e pietre d’inciampo”. La prof. D’Angelo ha attratto l’attenzione dei ragazzi con dei ppt sui Diritti umani, tutti in inglese, costruiti con i suoi alunni nel corso degli anni, ricordando infine la partecipazione al 52^ Concorso nazionale EIP Italia ricco di tante sezioni. La giornata è stata impreziosita dalle interviste in video rilasciate da Edith Bruck, scrittrice ungherese sopravvissuta ad Auschwitz. La sua frase: “Anche voi, cari ragazzi, siete mio alimento e speranza per un futuro migliore del mio passato, che non passa e non deve passare….voi che sapete, ascoltate e migliorerete il mondo” ha lasciato tutti carichi di commozione. Un particolare grazie alla prof. Delia Errera dell’IIS Galiani, che con attenzione, garbo e determinazione ha contribuito all’organizzazione non facile di questa giornata.
Riflessioni di Antonio Augenti dalla rivista “TUTTOSCUOLA”
Il titolo dato a questa rubrica pretende che ci si interroghi ancora una volta su quella che s’intende come identità europea. L’interrogativo è sollecitato dalle vicende attraversate in questi ultimi anni dal quadrante europeo e dai comportamenti osservati da alcuni paesi all’interno dell’Unione.
Non si fa ormai più velo sulle decisioni adottate, ad esempio, dall’Ungheria e dalla stessa Polonia in modo difforme da quelle promosse in altre parti dell’Unione, su temi sensibili quali i finanziamenti ordinati dalle Istituzioni europee, o il governo del fenomeno delle migrazioni verso il Continente europeo, o ancora l’osservanza dei diritti umani e civili.
La stessa vicenda dell’Ucraina, che ha reagito all’invasione russa, invocando contestualmente l’ingresso nell’Unione, è un dato di rappresentazione geopolitica che pone l’accento sulle problematiche appartenenze ad un ideale europeo, da sempre sognato o immaginato come tale da pensatori, politici e dagli stessi uomini e donne della strada.
Il problema che tocchiamo ha, però, una maggiore profondità. Molti anni fa, siamo nel 1983, fu mandato alle stampe un lavoro a firma di Milan Kundera, scrittore di successo, nel quale si riprendeva il discorso da lui tenuto in Cecoslovacchia, al IV Congresso dell’Unione degli scrittori. Il volume fu poi pubblicato anche in Italia nel 2022 da Adelphi con il titolo “Un Occidente prigioniero”.
La tesi esposta da Kundera intende accreditare l’esistenza di un’Europa occidentale, di un’Europa versata politicamente ad Est, e di un’Europa centrale che ha “la sua barra politica ad Est, ma la sua storia culturale in Occidente”. Kundera porta gli esempi dell’Ungheria, dell’Austria e della stessa Polonia come emblematici: piccole nazioni accomunate da un destino contraddittorio, miscuglio di culture diverse, sempre “a rischio di morire”, scosse da movimenti interni di opposizione e di rivolta contro tentativi di spegnimento della vita democratica e liberale (1956, 1968, 1970), ma con un fervore culturale che potrebbe essere interpretato come “una lunga meditazione sulla possibile fine dell’umanità”.
Ciò che maggiormente tocca il lettore di “Un Occidente prigioniero” è la sensazione di smarrimento e di incertezza che viene partecipata da comunità che premono ancora, pur facendo ormai parte di una Unione di Stati, sul pedale di nazionalismi che non hanno alcun senso in una fase storica nella quale la sfida tecnologica, quella ecologica e quella stessa nucleare invocano una responsabilità e una cooperazione globale. Tuttavia, non si capirà molto di questi paesi e delle loro nascoste aspirazioni ad essere diversi, se non si aprirà un confronto serio e responsabile con gli altri paesi di un Occidente, nominalmente più aperto, meno insabbiato nei sovranismi locali, ma sofferente anch’esso per le crisi non indolori subite da democrazie incapaci di risolvere i problemi del rapporto tra libertà e uguaglianza.
La saldatura tra le varie parti di un’Europa così letta sta nel recupero di una voce oggi assente, quella della cultura. Sotto le ceneri di democrazie incompiute, o nelle pieghe più intime della memoria si conservano storie umane anche di dedizione per le tradizioni più sane di popoli che hanno dato valore insieme all’amore e alla ragione. Ciò che culturalmente è stato elaborato non deve essere interpretato come ricerca di identità fisse e consolidate, ma quale desiderio e spinta verso l’acquisizione cosciente di quei principi e valori fondamentali con i quali si costruisce la dignità della persona.
E’ questo il piano del tessuto connettivo che può tenere insieme le diverse parti dell’Europa. Ricorda F.Fukuyama, citando Hegel, che “la storia umana è sospinta da una lotta per il riconoscimento. L’unica soluzione razionale per il desiderio di riconoscimento è il riconoscimento universale, nel quale viene accreditata la dignità di ogni essere umano”. E’ l’identità culturale quella che conta e che l’Europa sta rischiando, come taluno osserva, di smettere. Per evitare o contenere tale rischio, spetta soprattutto ai giovani tenerne conto.
Edith Bruck raccoglie lettere, messaggi e disegni ricevuti grazie alla sua infaticabile opera di testimone
Il testo pubblicato sul sito web del quotidiano “Avvenire”:
Cari studenti,
dopo tantissimi anni che mi mandate lettere, versi, disegni, sento il bisogno di rispondervi, di raccontare non il mio vissuto, che conoscete, e spero non dimenticherete mai, come me, ma la vostra promessa di portare avanti la testimonianza. Sono in debito con voi per il mio silenzio su ciò che aveva significato per me il vostro ascolto, il vostro voler sapere, le vostre domande sia sulla mia povera infanzia in Ungheria, sia sulla persecuzione, i veti, le angherie, le violenze dei compagni di scuola stessi, avvelenati dalla propaganda nazifascista e dall’antisemitismo mai sradicato contro il popolo cui appartengo. E per pura ragione razziale, legge nell’Europa civile cristiana, sono finita come milioni di ebrei nei campi di concentramento, disseminati ovunque in Germania, il famigerato Auschwitz in Polonia, alcuni in Italia e Francia, con sei milioni di correligionari annientati, tra i quali un milione di bambini. Mentre ovunque ero in veste di pellegrina-testimone più che di scrittrice, non immaginavate che, nonostante la fatica di rivivere e raccontare per oltre mezzo secolo nelle scuole italiane, dalle medie all’università, il vostro interesse mi è stato d’aiuto almeno come scrivere numerosi libri e versi. Ho accolto sempre il vostro voler sapere, dovuto anche ad alcuni professori e insegnanti impegnati. Per me è un dovere morale. Purtroppo, a causa del Covid, ultimamente ho continuato online.
Ciò che vi ho dato mi avete ricambiato con centinaia di lettere, tra le quali sono stata obbligata a scegliere le più significative, valide e sorprendenti per maturità e profondità. E mi dispiace non poterle pubblicare tutte. Il vostro ascolto per me è consolante e mi riempie di speranza, anche perché nell’immediato dopoguerra non siamo stati né accolti a braccia aperte come sognavamo, né ascoltati, né sapevamo come e dove vivere, e l’idea stessa della vita, del mondo e dei rapporti umani era cambiata per sempre. E noi anche. Dopo la mia presenza nelle scuole, le vostre lettere erano e sono balsamo, fiducia in un domani migliore, soprattutto per voi, nonostante le nuove guerre, ben diverse, mai paragonabili alla Shoah, e che oggi purtroppo vedete in diretta; fame, sofferenze, massacri indistinti, ingiustizie, nefandezze, che succedono e si ripetono nel mondo come un virus inguaribile che abita l’uomo, da sempre capace di crudeltà indegne di un essere pensante. Ma c’è anche sempre qualche luce nel buio a cui aggrapparsi, non è mai tutto violenza e odio e non è mai tutto perso. E tutto ciò, il male e il bene, ci appartiene, ci riguarda, a chiunque capiti. E a ogni essere umano dobbiamo rispetto, mai rivalsa, vendetta, odio razziale, se abbiamo solo un briciolo di fede, riconosciamo l’altro da noi, la sua vita preziosa come la nostra, e ha lo stesso valore anche se mendica, dorme in strada.
A volte basta un sorriso, un gesto per sperare, come quando un soldato tedesco nei campi mi ha buttato un guanto bucato. E il Papa mi ha chiesto quando è venuto a trovarmi a casa: «E in quel buco nel guanto cosa c’era?» «La vita», gli ho risposto. Anche voi, cari ragazzi, siete mio alimento e speranza per un futuro migliore del mio passato che non passa e non deve passare, perché siamo i figli di ieri, e i figli di domani saranno quelli di oggi, voi che sapete, ascoltate e migliorerete il mondo. Non posso se non esservi grata e dire grazie. Non smettete di domandare di avere rapporti più stretti con i genitori e soprattutto i nonni, che hanno poca voce e spazio in questo mondo-famiglia separato da sé, super connesso e sconnesso. Non dimenticate neanche la natura maltrattata e offesa: la terra, l’acqua, l’aria sono fonti di vita e si difendono, si rivoltano e puniscono secondo il loro linguaggio. Oso, voglio sperare che la mia infinita testimonianza abbia e avrà il suo frutto, come la lettura dei miei libri, dove c’è tutto meno l’odio, la vendetta, la rivalsa verso chiunque. Dal male può nascere il bene, i sentimenti negativi, anche per sé, sono sterili.
Coltivare quella briciola di bene che esiste in ognuno, anche nei tempi delle barbarie (che si ripetono) può diventare un giardino interiore pacifico che frena, trionfa sul male connaturato negli esseri umani (animali evoluti) di meraviglie e orrori indicibili. Se l’uomo ancora non ha imparato dai propri misfatti, provate voi giovani a essere meglio dei vostri predecessori e cercate di creare una nuova convivenza pacifica, civile e rispetto reciproco con chiunque e ovunque. «Basta una goccia di bene», mi ha detto papa Francesco, «per migliorare questo mare nero che è il mondo». Gli ho risposto che io ho fatto già una pozzanghera. E continuerò ancora, finché potrò, perché non è mai inutile. La memoria per tutti è fondamentale, vitale. Convinzione che devo a voi, alle vostre lettere. Vi consiglio di alimentare il bene dentro di voi, e lasciate morire di fame il male. Vi ringrazio e abbraccio.
Il 24 gennaio la sesta edizione della Giornata istituita dall’ONU nel dicembre 2018
UNESCO dedica la Giornata Internazionale dell’Educazione di quest’anno al ruolo cruciale che l’istruzione e gli insegnanti svolgono nel contrastare l’incitamento all’odio, fenomeno cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni con la diffusione dei social media, danneggiando il tessuto delle nostre società.
Il focus per l’edizione di quest’anno è
L’apprendimento per una pace duratura
UNICEF Italia sottolinea nel suo messaggio in occasione di questa giornata la fragilità e la necessità dell’educazione particolarmente nelle zone di conflitto. L’istruzione inoltre è fondamentale per i bambini che vivono nelle emergenze perché contribuisce a restituire loro un senso di normalità e a superare i traumi. In particolare, l’UNICEF ricorda che: Conflitto in Medio Oriente – Nessuno dei 625.000 studenti di Gaza ha avuto accesso sicuro all’istruzione dal 7 ottobre. Oltre 370 scuole, ovvero il 75% di tutti gli edifici scolastici, a Gaza sono state danneggiate o distrutte con conseguenze per 432.571 studenti (52% ragazze) e 16.209 insegnanti. Circa il 90% degli edifici scolastici sono stati utilizzati come rifugi per sfollati interni e/o hanno subito danni, la cui gravità varia da lieve (128 scuole), moderata (110 scuole), grave (96 scuole) e distrutta (8 scuole) Ucraina – La guerra in Ucraina ha avuto gravi conseguenze sul sistema dell’istruzione con 3.798 strutture scolastiche danneggiate e 365 distrutte. È stato stimato che l’istruzione di 5,3 milioni di bambini è interrotta. I risultati del Programme for International Student Assessment 2022 mostrano un divario significativo nelle competenze in matematica e lettura rispetto ai Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Nonostante una diminuzione dell’apprendimento online e misto nel 2023, persistono problemi di sicurezza, tanto che un quarto dei bambini impara solo online. Sudan – Con l’escalation del conflitto, la crisi dell’istruzione in Sudan si aggrava, 19 milioni di bambini non sono ancora in grado di tornare a scuola. Nelle regioni in cui il conflitto è attivo, 5 milioni di bambini in età scolare non vanno a scuola. A causa della guerra, 2 milioni di bambini in età scolare, di cui il 51% sono ragazze, sono sfollati interni, e 500.000 bambini in età scolare hanno superato i confini internazionali. Le scuole dove i bambini giocano, apprendono e crescono restano chiuse. L’UNICEF chiedere un’immediata riapertura delle scuole, laddove sia possibile farlo in sicurezza. Finora lo Stato del River Nile è stato il primo dei 18 stati a riaprire ufficialmente la maggior parte delle scuole con il supporto dell’UNICEF.
Su questo tema è centrato anche il Rapporto UNESCO del 2021 (tradotto in italiano a fine 2023) sui futuri dell’educazione: L’educazione – il modo in cui organizziamo l’insegnamento e l’apprendimento nel corso della vita – ha svolto a lungo un ruolo fondamentale nella trasformazione delle società umane. Ci mette in contatto con il mondo e con gli altri, ci espone a nuove possibilità e rafforza le nostre capacità di dialogo e di azione. Ma per plasmare futuri di pace, giusti e sostenibili, occorre trasformare l’educazione stessa.
UNESCO promuove due incontri a livello nazionale. Il primo è la II Assemblea Annuale della Rete delle Cattedre UNESCO Italiane. L’incontro si svolgerà presso il Dipartimento di Diritto, Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria, nell’Aula Magna della sede di Via Sant’Abbondio a Como. Il focus sarà sull’educazione, con particolare riferimento ai compiti che le università potrebbero assumere nel processo di life-long-learning e nel dialogo col territorio. Il secondo evento è organizzato dalla Rete italiana delle Scuole associate all’UNESCO – ASP.Net, che propone una giornata di studi e riflessione dal titolo “L’apprendimento per una cultura di pace”. L’iniziativa, partendo da una attenta disamina della Raccomandazione UNESCO sull’educazione alla pace e ai diritti umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile, intende approfondire e mettere in evidenza, con il contributo di studiosi ed esperti, il ruolo imprescindibile dell’educazione per la costruzione di una società basata sui fondamenti di pace, eguaglianza, rispetto delle diversità e dei diritti umani.
Una riflessione dal Manuale del Consiglio d’Europa in occasione del 27 gennaio
Con l’avvicinarsi della Giornata della memoria, abbiamo deciso di condividere una riflessione tratta da Compass, il manuale per l’educazione ai diritti umani del Consiglio d’Europa.
Non c’è nessun diritto umano direttamente connesso all’atto della memoria, ma la tipologia di eventi che la società sente di dover ricordare sono quasi sempre quelli in cui i diritti umani di alcuni gruppi o dei singoli individui sono stati largamente ignorati. Ricordiamo l’Olocausto nazista perché gli ebrei, i rom, i disabili, gli omosessuali, le persone con opinioni politiche divergenti e le persone di nazionalità slava furono trattati come se non fossero esseri umani e subirono violazioni di quasi tutti i loro diritti umani. Ricordiamo le guerre, principalmente quelle in cui la morte ha colpito sia i civili che i militari causando stragi di massa. Ricordiamo le deportazioni o i tentativi di pulizia etnica non solo per il fatto che le vittime hanno subito violazioni sistematiche dei loro diritti umani, ma anche perché le violazioni erano dirette a questi gruppi specifici, e perché senza nessun motivo questi gruppi erano visti come non umani, come persone non degne di godere dei diritti umani. Ricordiamo i genocidi perché in questi casi l’eliminazione di interi popoli e stata svolta deliberatamente. L’eliminazione è terribile di per sé, ma il progettare l’intenzione di eliminare colpisce il principio più basilare dei diritti umani: quello che afferma che tutti devono essere considerati come pari in dignità e diritti. (…) Quando a eventi terribili viene dato lo status” ufficiale” di qualcosa che la società non dovrà mai dimenticare, i sopravvissuti o le persone che sono state colpite dall’evento possono trovare un certo conforto nel fatto che la società ha preso consapevolezza che quell’azione era sbagliata. Possono anche avere la speranza di non essere più visti, in futuro, come un gruppo di persone i cui diritti possono essere infranti. Purtroppo, molte persone nel mondo non ricevono neanche questo piccolo conforto: il numero di eventi terribili che le società non ricordano supera ampiamente quelli che ci preoccupiamo di commemorare. Ci sono alcuni eventi che sono commemorati ma dei quali non necessariamente ci ricordiamo o sappiamo i dettagli: Quanto conosciamo davvero le terribili cifre del commercio degli schiavi, il numero di quanti individui sono morti e le impressionanti condizioni nelle quali gli schiavi erano deportati e costretti al lavoro? In Europa, ricordiamo la Seconda Guerra Mondiale e l’assassinio di massa degli ebrei, ma quante persone ricordano gli altri gruppi presi di mira dal regime nazista? Siamo consapevoli che, in quanto a percentuale della popolazione, i rom hanno perso quanti se non di più dei loro membri rispetto agli ebrei? Quanto siamo consapevoli del ruolo che il nostro proprio paese ha giocato durante la Seconda Guerra Mondiale- a prescindere dal fronte in cui ha combattuto? Le guerre sono momenti terribili e a volte sembra possibile giustificare qualunque mezzo per portarle alla conclusione o per sconfiggere il nemico. Tuttavia, ci sono standard anche durante i tempi di guerra, e i bombardamenti di massa sulle città tedesche, dove centinaia di migliaia di civili furono uccisi, molto probabilmente ha violato questi standard. Quanto abbiamo consapevolezza dei crimini dello stalinismo, comprese le deportazioni di massa e la fame? Chi dovrebbe ricordarli oggi? Che cosa facciamo per commemorare il genocidio degli armeni e di altri cristiani nel periodo finale dell’Impero Ottomano? Quanto davvero ci preoccupiamo di conoscere gli effetti che ha avuto il colonialismo nei paesi africani, come il Congo o l’Algeria? Quanto preferiamo non saperlo?
Di seguito inseriamo alcuni contributi tratti dal Canale Youtube di EIP formazione:
Specchi – dialoghi con Edith Bruck Intervista a Edith Bruck sul tema della memoria produzione originale EIP Italia 2023 – 39 minuti
I punti di luce Testimonianza di Edith Bruck presso l’Aula Magna dell’Università LUMSA produzione originale EIP Italia 2021 – 70 minuti
Ci salvarono gli alberi Documentario sui soprusi compiuti nella zona del fivizzanese durante la Seconda guerra mondiale produzione dell’Istituto Comprensivo “Moratti” di Fivizzano (MS) (Scuola primaria “Monzone”) Premio regione Toscana “I ricordi della memoria” nel 51° Concorso Nazionale EIP Italia 28 minuti
Resistere all’odio sempre Ricostruzione storica su un episodio della guerra di Resistenza di Cerreto Guidi (FI) produzione dalle classi terze dell’Istituto Comprensivo di Cerreto Guidi (FI) Premio regione Toscana “I ricordi della memoria”, nel 50° Concorso Nazionale EIP Italia 19 minuti
Salva una storia Progetto di approfondimento storica produzione dell’Istituto di Istruzione Superiore “Piero Martinetti” di Caluso (TO) Premio regione Piemonte “I ricordi della memoria”, nel 50° Concorso Nazionale EIP Italia 18 minuti
Massimiliano Kolbe Progetto didattico per la scuola dell’infanzia produzione della Scuola dell’infanzia (plesso Melia) dell’Istituto Comprensivo “R. Piria” di Scilla (RC) Premio regione Calabria “I ricordi della memoria”, nel 50° Concorso Nazionale EIP Italia 6 minuti
Raggiungere – sul caso vero dell’eccidio del cavalcavia Ricostruzione storica su un episodio della guerra di Resistenza a Casalecchio di Reno (BO) produzione delle classi 5A e 5B della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “Centro” di Casalecchio di Reno (BO) Premio Nazionale “I ricordi della memoria”, nel 50° Concorso Nazionale EIP Italia 18 minuti
In occasione della Giornata della Memoria 2024, la sezione Campania di EIP Italia promuove un evento in collaborazione con la Municipalità 5 Vomero – Arenella del Comune di Napoli.
Il giorno 26 gennaio2024, alle ore 10, presso la Sala “Silvia Ruotolo” (Via Morghen 84, Napoli) si terrà un evento aperto agli studenti.
L’incontro sarà aperto con i saluti istituzionali della Presidente della Municipalità Clementina Cozzolino.
Seguiranno la testimonianza di Mario De Simone e gli interventi di Titti Marrone, giornalista Silvana Rinaldi, esperta di Diritti Umani di EIP Campania Giulio Delle Donne, Presidente della Commissione Cultura Gianpaola Costabile, docente Marina Melogli, Presidente di Humaniter
Il successivo dibattito con gli studenti sarà moderato da Margherita Siniscalchi, Presidente della Commissione Scuola.
Un modo per preparare la partecipazione al 52° Concorso EIP Italia
Il 15 gennaio 1929 nasce Martin Luther King. Per questo, dagli anni ’80, pur con non poche difficoltà, negli USA si celebra il Martin Luther King’s Day, come festa nazionale.
I sogni di affermazione dei diritti umani per tutti, con il superamento di ogni forma di discriminazione sono quest’anno il tema di riferimento del Concorso Nazionale EIP Italia, giunto alla 52esima edizione, anche in occasione del 60 anniversario del famoso discorso al Lincoln Memorial di Washington.
Tra le varie sezioni ci preme sottolineare, in giorni in cui la preoccupazione principali sembra tristemente essere il “volto” intorno a cui raccogliere consensi elettorali, quella dedicata ai sogni di una vera cittadinanza europea “I nostri sogni per l’Europa”.
La celebrazione il 15 gennaio 2024 della nascita del reverendo King potrebbe essere l’avvio di progetti e lavori didattici incentrati sul desiderio pressante di un mondo diverso e giusto. Contro ogni evidenza.
Scadenza per la partecipazione alla XII edizione il prossimo 22 marzo 2024
Giunto alla sua dodicesima edizione, il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” si propone di promuovere lo studio della lingua latina e ribadire la sua perenne vitalità, dimostrandone la capacità di dar voce all’infinita varietà del mondo spirituale, culturale, sentimentale, etico, sociale dell’umanità contemporanea, (competizione per la valorizzazione delle eccellenze dal DM 207/2022) ed è intitolato al celebre latinista, autore della grammatica latina più nota dal dopoguerra ad oggi in Italia e all’estero.
Si articola in due sezioni. La prima è riservata agli studenti del triennio delle scuole secondarie di II grado con insegnamento della lingua latina (licei classici, scientifici e linguistici) e il tema scelto per l’anno 2024 è Labor omnia vicit (Verg., Georg. I, 145). La seconda è riservata agli studenti del biennio delle scuole secondarie di II grado con insegnamento della lingua latina (licei classici, scientifici e linguistici, scienze umane) e il tema scelto per l’anno 2024 è Schola officii conscientiam ac mutuam fidem, maximas personae humanae dotes, in pueris suscitat. Magis artis ac scientiae progressus technicus crescit, et magis eum in se homo transferre debet, ovvero il quinto Principio Universale di Educazione Civica elaborato da J.Piaget e J.Mühlethaler nel 1968: La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità, uno dei più grandi privilegi della persona umana. Più cresce il progresso tecnologico e scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile.
Per la partecipazione possono essere presentati i seguenti tipi di lavoro: – componimento latino in poesia, comprendente non meno di 20 versi, accompagnato da una traduzione italiana di carattere poetico; – componimento latino in prosa con traduzione italiana (massimo 800 battute), concernente una riflessione critica sui versi di un autore latino sul tema proposto, a scelta del candidato; – elaborato multimediale in latino con traduzione italiana: sceneggiatura o drammatizzazione di un testo classico in versi o in prosa sul tema proposto, anche in formato multimediale, della durata massima di 10 minuti, a cura di un singolo o di un gruppo di studenti.
Ciascuna delle scuole partecipanti, secondo criteri interni per la selezione dei partecipanti autonomamente definiti e documentati, organizza le modalità di selezione di un unico lavoro da presentare alla competizione nazionale per una sola delle due sezioni.
I lavori scelti dalle scuole dovranno essere inviati in cinque copie cartacee e su supporto digitale (CD ROM, DVD, pendrive) in formato word/pdf, corredate dalla scheda di partecipazione (Allegato A) entro e non oltre il 22 marzo 2024 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:
Segreteria del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” Via Edoardo Maragliano, 26 – 00151 Roma
Ad insindacabile giudizio della Giuria sono previsti premi in denaro per i primi tre classificati di ciascuna sezione e menzioni d’onore ai partecipanti ritenuti meritevoli.
Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” prevede, inoltre, una sezione destinata a docenti e studiosi di lingua latina. Per la partecipazione dovrà essere presentato un componimento in versi in lingua latina dal tema libero.
I criteri di valutazione di cui terrà conto la Giuria saranno essenzialmente fondati sulla correttezza formale e lo spessore valoriale dei contenuti. I concorrenti potranno presentare un unico componimento, che dovrà essere necessariamente originale, nel senso che non sia già stato pubblicato a stampa, non abbia già conseguito un riscontro ufficiale in altre prove analoghe, come premi o pubbliche menzioni, ovvero non sia già stato diffuso sui social media. Inoltre si specifica quanto segue: – il carme dovrà comprendere non meno di 50 e non più di 100 versi; – il testo del componimento, scritto al computer, dovrà essere contrassegnato da un motto autonomamente scelto e senza alcun altro segno di riconoscimento; – nel plico inviato dovrà essere presente una busta chiusa riportante il motto, all’interno della quale sarà racchiusa una scheda con l’indicazione di nome e cognome del concorrente, recapito e numero di telefono, indirizzo di posta elettronica.
I componimenti in versi dovranno essere inviati in cinque copie cartacee e su supporto digitale (CD ROM, DVD, pendrive) in formato word e.pdf, unitamente alla scheda anagrafica custodita in busta chiusa entro e non oltre il 22 marzo 2024 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:
Segreteria del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” Via Edoardo Maragliano, 26 – 00151 – Roma
Il vincitore, secondo la graduatoria a insindacabile giudizio della Giuria, riceverà un premio in denaro. Sono previste menzioni d’onore ai meritevoli.
Per le informazioni complete, è necessario scaricare il Bando allegato:
Premio letterario nazionale per le opere in dialetto o lingua locale
PRESENTAZIONE
L’idea di UNPLI (firmataria di un Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito) e ALI Lazio di valorizzare scrittori e poeti che si esprimono nelle loro lingue locali, in armonia con la Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, è sicuramente vincente. Grazie alla collaborazione con l’Associazione E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace, per il nono anno il Concorso sarà esteso al mondo della scuola.
Il Concorso si inserisce pienamente negli scopi previsti dalla Legge 92/2019, che ha introdotto l’Insegnamento scolastico dell’educazione civica nella scuola italiana, anche per educare “al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni” (articolo 3), in cui possono trovare particolare attenzione le autonomie e le lingue locali, come previsto dagli artt. 5 e 6 della Costituzione Italiana. Con riferimento alle Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, il perseguimento degli Obiettivi dell’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile comprende anche “la tutela dei patrimoni materiali e immateriali delle comunità”.
Nel contesto del progetto “Civis Sum”, promosso dall’E.I.P. Italia con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, che prevede, attraverso la costruzione della “Tavola periodica della Costituzione”, la raccolta di buone pratiche delle scuole sui primi 54 articoli della stessa, la nona edizione del Concorso “Salva la tua lingua locale”, si propone di valorizzare e far conoscere le migliori proposte delle scuole di ogni ordine e grado, statali e paritarie, sul tema del concorso.
Il Concorso si propone di stimolare la creatività espressiva dei giovani nell’età della formazione. E’ aperto a nuove esperienze di dialogo con i lavori dei giovani reclusi, scuole in strutture ospedaliere, minori non accompagnati, giovani in aree a forte dispersione scolastica, affinché possano esprimere sentimenti, esperienze, vicende nel loro dialetto e lingua locale, in prosa o in poesia, presentati dalle scuole o da Associazioni sociali e culturali che operano a livello istituzionale.
Premi per i partecipanti
– I primi tre classificati nella Sezione Poesia – I primi tre classificati nella Sezione Prosa – I primi tre classificati nella Sezione Musica
I vincitori saranno premiati con una targa e la pubblicazione dei lavori all’interno dell’antologia che sarà realizzata con le opere premiate.
Riconoscimenti per i territori e le scuole
– Riconoscimenti per Presidenti di Pro LocoUNPLI che si sono distinti per la diffusione del Concorso e la collaborazione con le scuole del loro territorio (saranno selezionati dalla giuria in base alla documentazione allegata ai lavori pervenuti). – Riconoscimento a “Cultori dei dialetti e delle lingue locali” che offriranno la loro collaborazione alle scuole del territorio per i lavori e gli eventi per partecipare al Concorso.
L’E.I.P. Italia, Ente accreditato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per la formazione del personale, ai sensi della Direttiva 170/2016, rilascerà agli studenti delle ultime tre classi della Scuola Secondaria di II grado un attestato di credito formativo ai sensi del DM 49/2000, valevole per l’Esame di Stato.
La scadenza per partecipare è stata fissata al 18 febbraio 2024.
Per partecipare occorre leggere il Regolamento e compilare il Formulario pubblicati di seguito.
REGOLAMENTO
Art. 1 – Finalità Il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI) in collaborazione con ALI Lazio l’Associazione Scuola strumento di Pace (EIP) promuovono, per l’anno scolastico 2023/2024, il premio letterario nazionale per le opere in dialetto o lingua locale “SALVA LA TUA LINGUA LOCALE”, con una specifica sezione dedicata alla SCUOLA. Il premio invita i ragazzi a proporre componimenti (poesie e prose) nei dialetti o lingue locali del proprio territorio. Il premio “Salva la tua lingua locale” nasce con l’obiettivo di valorizzare scrittori e poeti che si esprimono nelle loro lingue locali, in armonia con la Convenzione UNESCO sulla Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, e coinvolgere le scuole per sensibilizzare gli studenti sulla tutela e salvaguardia dei patrimoni linguistici italiani. Il prof. Tullio De Mauro è stato tra i principali sostenitori dell’iniziativa. Il premio ha ricevuto riconoscimenti e patrocini da parte della Presidenza della Repubblica, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, della Commissione italiana per l’UNESCO e del Ministero della Cultura.
Art.2 – Destinatari Possono partecipare al concorso, in forma individuale o in gruppo, gli studenti delle scuole primarie, secondarie di I e di II grado dell’intero territorio nazionale, secondo le modalità descritte nel presente bando.
Art. 3 – Tipologia degli elaborati Sono previste le seguenti Sezioni: Sezione Poesia – Ogni istituto potrà inviare fino a tre poesie di massimo 90 versi (con relativa traduzione in italiano), selezionati a cura dell’Istituto stesso tra i lavori degli studenti partecipanti. Sezione Prosa – Ogni istituto potrà inviare un lavoro in prosa (racconto, storia, favola, con relativa traduzione in italiano) di non più di due cartelle (3600 battute spazi inclusi), selezionati a cura dell’Istituto stesso tra i lavori degli studenti partecipanti. Sezione Musica – Ogni istituto potrà inviare fino a 3 composizioni musicali, corredati di testo (con relativa traduzione in italiano) e musica, (registrazione su file MP3 o formati simili – durata massima di 5 minuti).
Art. 4 – Termini e modalità di partecipazione Gli elaborati dovranno essere inviati esclusivamente a mezzo formulario online al quale si accede cliccando qui. Per partecipare al premio, i docenti referenti di ogni istituto dovranno compilare il formulario segnalato che conterrà i riferimenti della scuola di appartenenza, del docente referente, dello studente e/o degli studenti del gruppo produttore dell’elaborato e l’indicazione della tipologia di elaborato che si vuole presentare. Le iscrizioni devono essere effettuate entro e non oltre il 18 febbraio 2024. Gli elaborati presentati dovranno essere originali e non dovranno aver partecipato ad altri concorsi. Non saranno considerate valide le domande di partecipazione compilate con modalità diverse da quelle indicate.
Art. 5 – Giuria Una Giuria di specialisti, coordinata dall’EIP Italia, valuterà gli elaborati e decreterà i vincitori e le eventuali Menzioni d’ onore. Di seguito i componenti per l’anno 2023/24: Elio Pecora (Presidente); Anna Paola Tantucci (Coordinatrice); Catia Fierli, Luigi Matteo, Teresa Lombardo, Francesco Rovida, Anna Paudice e Guido Tracanna ( E.I.P. Italia) – Maria Costanza Cipullo (Ministero dell’Istruzione – Direzione generale dello Studente)
Art. 6 – Criteri di valutazione Il giudizio della Giuria sarà libero, indipendente e inappellabile. Le procedure per la selezione e le motivazioni espresse dalla Giuria sono insindacabili e non pubblicabili. La Giuria terrà conto dei seguenti criteri: a. Coerenza dell’elaborato con le sezioni previste; b. Capacità di veicolare il messaggio della salvaguardia dei patrimoni linguistici e della diversità culturale; c. Grado di creatività nella forma e nel contenuto proposto.
Art. 7 – Proclamazione e premiazione dei vincitori I vincitori saranno invitati a partecipare all’evento conclusivo che si terrà nel mese di maggio (da confermare) a Roma. In tale occasione avranno luogo la proclamazione e la premiazione dei vincitori.
Art. 8 – Premi I primi tre classificati di ogni sezione saranno premiati, con una targa e la pubblicazione dei lavori nell’antologia finale dei vincitori e dei finalisti, durante la cerimonia di premiazione. La Giuria potrà inoltre attribuire menzioni d’onore e premi speciali per le varie Sezioni ai lavori che si sono distinti e a personalità dei territori per la diffusione del Premio e la collaborazione con le scuole.
Art. 9 – Proprietà intellettuale e diritti La partecipazione al premio implica la cessione dei diritti di utilizzo e di privativa a UNPLI APS per qualsiasi finalità promozionale online e offline, inclusi eventi, fiere e convegni. Più in particolare la cessione dei diritti di utilizzo e di privativa comporta l’autorizzazione all’utilizzo del materiale prodotto ed implica la concessione di una licenza d’uso, temporalmente illimitata del materiale prodotto ed è comprensiva, a titolo meramente esemplificativo, dei seguenti diritti e facoltà: diritto di pubblicazione, diritto di riproduzione con e su qualsiasi supporto audiovisivo, diritto di trascrizione, montaggio, adattamento, elaborazione e/o riduzione, diritto di comunicazione e distribuzione al pubblico ovvero in ambiti ed ambienti aperti al pubblico senza fine di lucro, diritto di pubblicazione in formato elettronico tramite la rete pubblica, le intranet istituzionali ed i social network. I partecipanti al premio garantiscono ora per allora che gli elaborati saranno originali e liberi da copyright ovvero utilizzeranno materiali, immagini e suoni per i quali si siano acquisiti i diritti di privativa e di sfruttamento editoriale, manlevando ora per allora UNPLI da qualsiasi rivendicazione avanzata da terzi. Gli elaborati potranno essere resi disponibili, completamente o in parte, citandone gli autori, come materiale promozionale del Premio “Salva la tua lingua locale”, sia nelle sedi dell’organizzazione, sia in occasione di eventi, fiere e convegni ai quali partecipa. Il Premio “Salva la tua lingua locale” si riserva la facoltà di inserire nei contenuti il proprio marchio ed un eventuale “claim” con la citazione dell’istituto scolastico e degli autori. Per quanto non previsto nel presente regolamento si rinvia espressamente alla L. 633/1941 (“Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”) e ss.mm.ii.
Art. 10 – Trattamento dei dati personali Gli organizzatori si impegnano a osservare quanto disposto dalle vigenti norme in materia di data protection in relazione ai dati personali eventualmente acquisiti e/o utilizzati per lo svolgimento delle attività di cui al presente regolamento. Ai sensi e per gli effetti delle norme vigenti in materia di data protection, i partecipanti prestano il consenso al trattamento dei propri dati personali per l’esecuzione di tutte le operazioni e attività connesse al presente regolamento come da informativa completa presente sul sito www.unpli.info/privacy-policy.
Art. 11 – Segreteria organizzativa Segretario del premio: Dott. Gabriele Desiderio – giornatadeldialetto@unpli.info. Il sito web di riferimento è il seguente: www.salvalatualingualocale.it. Presso UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) – Piazza Flavio Biondo, 13 – 00153, Roma.
Art. 12 – Accettazione del regolamento Con l’invio del modulo di iscrizione al premio, l’Istituto accetta tutte le condizioni esposte in questo regolamento, pena la decadenza dalla partecipazione al premio stesso.