Riflessioni e proposte didattiche per il 27 gennaio
Il Giorno della Memoria, celebrato il 27 gennaio di ogni anno, commemora le vittime dell’Olocausto e invita a riflettere sui crimini contro l’umanità del periodo nazista. La data ricorda la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa nel 1945. Istituito a livello internazionale dalle Nazioni Unite nel 2005 e in Italia con la Legge n. 211 del 2000, il Giorno della Memoria promuove attività educative per sensibilizzare le nuove generazioni sulla memoria storica.
Le vittime principali furono gli Ebrei, ma anche persone con disabilità, Rom e Sinti, omosessuali, oppositori politici e testimoni di Geova.
Ricordare l’Olocausto serve a prevenire il ripetersi di simili atrocità e a educare al rispetto dei diritti umani, alla tolleranza e alla dignità di ogni persona. Il Giorno della Memoria non è solo un momento di commemorazione, ma anche un’opportunità per educare le nuove generazioni al rispetto dei diritti umani, alla tolleranza e alla dignità di ogni persona, indipendentemente dalla sua origine, dalla sua fede o dalla sua identità.
Italia Martusciello Vicepresidente Nazionale EIP Italia
La via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale
Il clima internazionale di questi giorni e la situazione geopolitica instabile possono disorientare anche le scelte culturali e pedagogiche dell’educazione alla pace: non è facile parlarne seriamente quando prestigiosi riconoscimenti internazionali vengono maltrattati, quasi fossero un ridicolo premio per bambini viziati.
La ricerca della pace, anche attraverso la faticosa costruzione del multilateralismo, è una costante nella storia umana, come testimoniato anche dalle due giornate mondiali che istituzionalizzano questa speranza a livello globale. Spesso confuse tra loro, la celebrazione cattolica e quella laica delle Nazioni Unite rispondono a storie e intenti diversi, pur convergendo verso il medesimo obiettivo: il rifiuto della violenza. La primogenitura di questa ricorrenza spetta alla Chiesa Cattolica. Era la fine degli anni ’60, un periodo segnato da forti tensioni internazionali e dal conflitto in Vietnam, quando Papa Paolo VI decise di lanciare un segnale forte. Con un messaggio diffuso nel dicembre del 1967, il Pontefice istituì la Giornata mondiale della pace, fissandola per il 1º gennaio. La scelta non fu casuale: l’intento era quello di consacrare il primo giorno dell’anno civile non solo ai festeggiamenti, ma a una riflessione profonda sui “sentieri della pace”. Dal 1968, ogni Capodanno è scandito da un messaggio papale inviato ai Capi di Stato e a tutti i cittadini, un testo che analizza le sfide contemporanee. Nel suo primo storico intervento, il Papa richiamò i valori di libertà e uguaglianza, augurando al mondo “ordine, serenità e la sicurezza del buon lavoro”, e invocando il dialogo come unica alternativa alle armi. Se il 1º gennaio è dedicato alla riflessione spirituale e politica, l’ONU ha scelto un approccio diverso. Istituita inizialmente nel 1981, la Giornata Internazionale della Pace delle Nazioni Unite ha trovato la sua collocazione definitiva nel 2001. L’Assemblea Generale ha stabilito che il 21 settembre di ogni anno sia dedicato al rafforzamento degli ideali pacifici tra le nazioni. La particolarità della ricorrenza ONU risiede nel suo carattere pragmatico: non è solo un giorno di celebrazione, ma una data in cui si richiede operativamente un cessate il fuoco globale. Il Palazzo di Vetro invita, in questa giornata, a sospendere ogni ostilità e violenza in tutte le zone di guerra del pianeta per 24 ore, offrendo una tregua simbolica che possa aprire spiragli per la diplomazia e gli aiuti umanitari.
La riflessione che proponiamo alla vostra lettura parte dal messaggio di Leone XIV per la 49ma Giornata mondiale della pace, che riprende l’espressione caratterizzante l’avvio del Pontificato: La pace sia con voi. Verso una pace disarmata e disarmante.
Su questo testo, con uno sguardo serio e chiaro agli avvenimenti di questi primi giorni del 2026, l’inviata della redazione Esteri del quotidiano “Avvenire” Lucia Capizzi propone una propria coraggiosa riflessione sui “cambi di regime” e sulla scelta di armarsi per deterrenza: due apparenti scelte senza alternative.
Tema del 2026: “The power of youth in co-creating education”
La Giornata Internazionale dell’Educazione, celebrata ogni anno il 24 gennaio su iniziativa dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, richiama l’attenzione sul valore centrale dell’istruzione come fondamento dello sviluppo umano, sociale ed economico. Educare significa garantire un diritto universale, ma anche assumersi una responsabilità collettiva: quella di costruire società più giuste, pacifiche e resilienti.
L’UNESCO ribadisce che senza sistemi educativi equi, inclusivi e di qualità non è possibile realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030, né spezzare il circolo vizioso di povertà, esclusione e disuguaglianze che ancora oggi colpisce milioni di persone nel mondo. I dati globali mostrano una realtà che non può essere ignorata: milioni di bambini e ragazzi restano esclusi dalla scuola e una vasta parte della popolazione adulta non possiede competenze di base come la lettura e il calcolo.
Ogni diritto negato all’istruzione rappresenta una perdita non solo individuale, ma anche collettiva. Per questo la Giornata Internazionale dell’Educazione non è una semplice celebrazione simbolica, bensì un’occasione di riflessione critica e di impegno concreto per trasformare i sistemi formativi e renderli realmente accessibili lungo tutto l’arco della vita. In particolare, il focus della Giornata Internazionale dell’Educazione 2026 è il coinvolgimento degli under 30 attraverso il tema “The power of youth in co-creating education”. Quindi pone al centro un tema particolarmente significativo: il ruolo dei giovani nella co-creazione dell’educazione, anche perché le persone sotto i trent’anni costituiscono oltre la metà della popolazione mondiale e rappresentano una straordinaria risorsa di energia, creatività e innovazione. Tuttavia, sono anche tra le più esposte alle fragilità sociali: disoccupazione, povertà educativa, accesso diseguale alle opportunità formative. Proprio perché direttamente coinvolti e perché il loro futuro dipende dalle scelte educative di oggi, i giovani devono essere riconosciuti non solo come destinatari, ma come protagonisti attivi dei processi decisionali.
In un’epoca segnata da rapide trasformazioni tecnologiche e culturali, ripensare finalità, metodi e contenuti dell’insegnamento diventa imprescindibile. Coinvolgere studenti e giovani nella progettazione dei percorsi educativi significa costruire ambienti di apprendimento più pertinenti, inclusivi e capaci di rispondere alle sfide contemporanee.
Questa visione è pienamente coerente con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 4, che promuove un’istruzione di qualità fondata sull’equità, sulla cittadinanza globale, sul rispetto dei diritti umani e sulla valorizzazione della diversità. Dunque, la Giornata Internazionale dell’Educazione 2026 si inserisce in questo orizzonte come un momento di mobilitazione globale. Attraverso eventi partecipativi, iniziative guidate dai giovani e nuove analisi internazionali, l’UNESCO intende rafforzare la partecipazione giovanile a tutti i livelli: dalla scuola alle politiche nazionali, fino alla cooperazione internazionale. Le esperienze locali, soprattutto nei contesti di crisi, dimostrano che quando i giovani sono messi nelle condizioni di agire, diventano promotori di cambiamento e garanti del diritto all’istruzione per tutti.
Celebrare la Giornata Internazionale dell’Educazione significa, pertanto, rinnovare un impegno condiviso: riconoscere l’istruzione come bene comune, investire sui giovani come co-creatori del futuro e costruire sistemi educativi capaci di non lasciare indietro nessuno.
Italia N. Martusciello Vicepresidente nazionale EIP Italia
Il corso di formazione Amministrare la Scuola con le TIC, fruibile on line, è rivolto al personale ATA, per lo sviluppo di competenze informatiche utili al miglioramento dei flussi e delle procedure di lavoro all’interno delle amministrazioni scolastiche al fine di garantire un aumento della loro efficacia ed efficienza.
Premessa Negli ultimi decenni, la figura e il ruolo del DSGA e degli assistenti amministrativi sono stati profondamente modificati a causa di una serie di fattori che si possono sinteticamente, ma non esaustivamente, riassumere nei seguenti:
riorganizzazione degli ordinamenti scolastici, ancora in fase evolutiva alla data, che richiede alle scuole una importante apertura al mondo del lavoro e delle professioni con conseguente richiesta di attività collaborative
aumento della complessità della gestione amministrativa e contabile delle istituzioni scolastiche relative all’aumentato grado di autonomia ad esse assegnato in maniera crescente nel tempo che richiede l’attivazione di specifiche procedure, spesso complesse e articolate, per le quali diventa necessario standardizzare i relativi atti amministrativi e negoziali
richiesta di informazioni, anche sotto forma di dati statistici, e di documentazione dell’attività didattica da parte di amministrazioni sovrastanti (Ministero dell’Istruzione e del Merito, Uffici Scolastici Regionali e di Ambito, altre amministrazioni pubbliche e private con cui le scuole entrano in contatto)
obbligo di ottemperare a norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e di protezione e sicurezza di dati (privacy), il cui assolvimento richiede produzione di documentazione e/o autorizzazioni particolarmente complessi e articolati che necessitano di frequente aggiornamento
progressivo incremento delle attività didattiche mediate dalle nuove tecnologie, che ha subito una notevole accelerazione in concomitanza della crisi pandemica e che ha portato alla introduzione su vasta scala della didattica a distanza (DAD), con la conseguente necessità di organizzarne i contenuti e stabilire i metodi e i criteri di valutazione, definendone gli standard a livello di singola istituzione scolastica
aumento delle dimensioni delle istituzioni scolastiche, a causa di accorpamenti e che si sostanziano nella necessità da parte del Dirigente Scolastico di dover gestire contemporaneamente più plessi o più indirizzi di studio, con problematiche di coordinamento da gestire con strumenti di collaborazione
comunicazioni scuola famiglia sempre più improntate all’utilizzo di sistemi informatici al fine di garantire la trasparenza e correttezza dell’operato della scuola, nonché la rapidità dei tempi di ricezione e di risposta
necessità di predisporre documenti complessi ed articolati, indirizzati a soggetti anche esterni all’istituzione scolastica e su cui spesso si deve operare in aggiornamento, anche in maniera collaborativa (esempi di questi documenti possono essere: il contratto integrativo, Manuale per la gestione dei flussi documentali, Regolamenti vari…..)
svolgimento in modalità on line di riunioni degli organi collegiali e di incontri di tipo formale e informale che impongono l’attivazione di procedure di avvio, di gestione, di chiusura e di verbalizzazione (laddove necessario) in linea con quelle svolte in presenza nel rispetto delle norme di riferimento vigenti alla data
obbligo di dotarsi di un sito web istituzionale, di un sistema di gestione delle comunicazioni istituzionali via PEO o PEC, nonché di un sistema di firma digitale con cui il Dirigente Scolastico sigla i documenti per i quali la stessa è richiesta per obbligo di legge.
Tutto ciò, unito al crescente grado di informatizzazione della società in cui si inserisce ogni singola Istituzione Scolastica, si traduce in un aumento degli oneri di natura burocratica e fa sì che non è più possibile pensare di poter organizzare una segreteria di una scuola, piccola o grande che sia, senza avvalersi in maniera consapevole degli strumenti di lavoro forniti dalle TIC. Oltre a migliorare l’efficacia e l’efficienza di gestione, le TIC rappresentano una opportunità per sollevare il DSGA e tutto il personale amministrativo dalle numerose e gravose incombenze routinarie, liberando tempo che può essere dedicato ad altre attività, dalle più semplici alle più complesse.
Finalità La nostra proposta formativa ha lo scopo di fornire al personale amministrativo delle scuole le conoscenze e le competenze tecnologiche necessarie a razionalizzare il proprio lavoro con l’obiettivo di raggiungere adeguati livelli di efficacia del servizio erogato.
Struttura Nell’organizzazione di obiettivi e contenuti del corso, il principale riferimento teorico è l’ultima versione del Syllabus ICDL, opportunamente rivisitato, riorganizzato e integrato secondo le esigenze del pubblico a cui si rivolge la proposta formativa, tenendo conto del percorso di certificazione informatica ICDL Full Standard, di AICA. Per alcuni argomenti il riferimento teorico è dato dal Syllabus Eipass, documento basato sul framework europeo delle competenze digitali DigComp 2.2. Il corso è di natura sia pratica che applicativa, con riferimento specifico alla realtà amministrativa scolastica, e si basa sull’esperienza maturata sul campo dalle autrici negli anni di lavoro in diverse tipologie di scuole.
Destinatari Il corso è rivolto prioritariamente al personale ATA in servizio a tempo determinato e indeterminato presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, statali e paritarie.
Organizzazione del percorso formativo Il percorso formativo si svolge in modalità teleconferenza tramite l’applicazione Google Meet ed è strutturato in 8 incontri della durata di 2 ore ciascuno, per un totale di 16 ore. Altre attività di carattere individuale saranno fruibili attraverso la piattaforma Google Classroom per un totale di 25 ore di formazione certificata.
La quota di partecipazione è fissata in € 100,00. In caso di iscrizione di almeno 3 iscritti provenienti dalla stessa Istituzione scolastica, la quota di iscrizione è fissata in € 80,00. Attenzione: in questo caso, l’iscrizione dovrà avvenire in modo contestuale e con una comunicazione specifica da parte del dirigente scolastico.
La quota di iscrizione deve essere versata tramite bonifico bancario intestato a:
E.I.P. Associazione Scuola Strumento di Pace C.F. 96096880586 IBAN IT 61 V 02008 05061 00000 3609202
La ricevuta deve essere allegata al modulo di iscrizione e inviata a formazione@eipformazione.com
La scadenza per le iscrizioni è fissata al giorno giovedì 5 marzo 2026
Il 20 gennaio si celebrerà la Giornata del Rispetto, un’occasione per riflettere sui valori del dialogo e della solidarietà. Questa giornata è stata istituita dalla Legge n. 70 del 2024, art. 4.
“Per le finalità di prevenzione di cui alla presente legge è istituita la «Giornata del rispetto», quale momento specifico di approfondimento delle tematiche del rispetto degli altri, della sensibilizzazione sui temi della non violenza psicologica e fisica e del contrasto di ogni forma di discriminazione e prevaricazione. La Giornata ricorre il giorno 20 gennaio… Nella settimana che precede la Giornata, le scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado, nell’ambito dell’autonomia degli istituti scolastici, possono riservare adeguati spazi per lo svolgimento di attività didattiche volte a sensibilizzare gli alunni sul significato della ricorrenza stessa e delle attività previste dalla presente legge”.
La Giornata è stata promossa in memoria di Willy Monteiro ucciso il 6 settembre 2020 a Colleferro da alcuni ragazzi del posto, mentre cercava di difendere un amico. Willy rappresenta un esempio di dedizione, educazione e coraggio, ed è simbolo di impegno nella lotta contro il bullismo e ogni forma di discriminazione. Tuttavia, è importante ricordare che il rispetto non si limita a un solo giorno. Ogni gesto, parola e decisione compiuto, dentro e fuori dalla scuola, contribuisce a costruire un ambiente più sereno, inclusivo e rispettoso per tutti.
Possibili piste operative
Dichiarazione del Presidente Sergio Mattarella Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Nazionale del rispetto, istituita dal Parlamento nel 2024 e celebrata nel giorno della nascita di Willy Monteiro Duarte, sottolinea l’importanza di promuovere il rispetto come valore universale. Tale valore riguarda sé stessi, gli altri e il pianeta, costituendo la base per una società solidale, coesa e sostenibile. https://www.quirinale.it/elementi/125972
Linee Guida Nazionali – Art. 1, comma 16, L. 107/2015 “Educare al rispetto” Le Linee Guida considerano il rispetto un pilastro della formazione integrale della persona, non un contenuto accessorio. L’educazione alla parità tra i sessi e alla prevenzione della violenza e delle discriminazioni è trasversale a tutte le discipline, coinvolge scuola, famiglia e territorio, e punta a sviluppare consapevolezza critica, empatia e responsabilità sociale. https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/Linee+guida+Comma16+finale.pdf/
Legge 17 maggio 2024, n. 70 Prevenzione e contrasto del bullismo e cyberbullismo Questa legge rafforza il ruolo della scuola come presidio educativo e preventivo, declinando il rispetto come tutela della dignità personale – in particolare dei minori – contrasto sistemico a prevaricazione, isolamento e derisione, e responsabilizzazione condivisa di studenti, docenti e famiglie. Essa valorizza inoltre le azioni educative oltre a quelle sanzionatorie, promuove un’attenzione consapevole alle dinamiche digitali (social, chat, gaming) e sostiene la costruzione di ambienti scolastici sicuri, inclusivi e partecipativi. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-05-17;70
Cosa intendiamo per rispetto? (Dizionario italiano – Oxford Languages) Secondo la definizione lessicale, il rispetto è un atteggiamento di considerazione verso qualcuno o qualcosa, il riconoscimento del valore intrinseco dell’altro e un comportamento fondato su attenzione, misura e responsabilità; non coincide con paura, sottomissione o silenzio imposto, ma si esprime attraverso l’ascolto autentico e l’accettazione delle differenze. https://www.latteseditori.it/images/SACR.1_rispetto.pdf
Area di confronto: Il Manifesto della Comunicazione Non Ostile Questo manifesto traduce il rispetto in dieci principi comunicativi, fondamentali soprattutto nel mondo digitale, richiamando l’importanza di un linguaggio che può costruire o distruggere, la necessità di ascoltare prima di parlare per favorire empatia e dialogo, il rifiuto degli insulti come forma di argomentazione a favore del pensiero critico e la consapevolezza che anche il silenzio comunica, rendendo ciascuno responsabile del proprio ruolo. In questa prospettiva, il rispetto diventa cura della parola, perché ogni parola lascia traccia. https://www.paroleostili.it/manifesto-della-comunicazione-non-ostile
Spazio Agorà: 20 spunti di riflessione Si tratta di una serie di domande che invitano a riflettere su valori fondamentali come la comunicazione, la gestione delle emozioni, la felicità, il sacrificio, la valorizzazione dei talenti, le relazioni con gli altri, il ruolo del web, l’attenzione verso i problemi altrui e la cura dell’ambiente, aiutando ciascuno a interrogarsi su sé stesso e sul modo in cui vive e si relaziona nella società. https://drive.google.com/file/d/105NjT3dz_Cv619XfG4J8hZNnhwZbbGvt/view?usp=sharing
Forum – Stimoli per la mente Questo spazio propone una raccolta di citazioni sul rispetto come sollecitazioni cognitive, invitando a riflettere, attraverso le parole di filosofi, scienziati e pensatori, sul valore del rispetto verso sé stessi, gli altri, la libertà, la dignità umana, le diversità e la responsabilità personale come fondamento delle relazioni, della convivenza civile e della democrazia. https://drive.google.com/file/d/1x0s6gY9K98ErtHHwfjZbehhXEg-1ciZD/view?usp=sharing
Visione video: Willy Monteiro Duarte(Durata 10:17) Il video su Willy Monteiro Duarte racconta una tragedia reale che interpella le coscienze: Willy perde la vita difendendo gli altri, senza voltarsi dall’altra parte. Dal punto di vista educativo emergono il valore del coraggio civile, la distinzione tra forza e violenza e il costo dell’indifferenza. Il rispetto, in questo contesto, non è neutralità, ma scelta attiva e responsabilità morale.
Video e libro “40 secondi” – Federica Angeli (Durata 47:06) La giornalista che scrive “40 secondi” è Federica Angeli, autrice del libro-inchiesta “40 secondi. Willy Monteiro Duarte, la luce del coraggio e il buio della violenza”, che racconta l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, e che è diventato anche un film. Angeli è nota per il suo lavoro contro la criminalità organizzata e l’ingiustizia sociale, e il suo libro esplora i tragici fatti di Colleferro. Proprio per le sue inchieste vive sotto scorta dal 17 luglio 2013.
I 4 gradi del rispetto: Rispetto per chi? Per cosa? Il rispetto si declina in quattro dimensioni: rispetto di sé, con consapevolezza del proprio valore e capacità di dire no; rispetto dell’altro, riconoscendo la dignità altrui attraverso empatia e ascolto; rispetto delle regole, per garantire convivenza civile, giustizia e responsabilità; rispetto dell’ambiente e dei beni comuni, esercitando cura e cittadinanza attiva. Il rispetto funziona come una catena: se un anello si spezza, si indebolisce l’intero sistema. https://www.interlogica.it/insight/valore-rispetto/
Il Galateo Online: le 10 regole per vivere bene il web Il Galateo Online promuove un uso consapevole e umano della rete, invitando a riflettere prima di scrivere, a non ferire gli altri dietro uno schermo, a proteggere la privacy, a segnalare anziché diffondere l’odio e a ricordare che dietro ogni profilo c’è una persona. Il rispetto digitale rappresenta la continuità del rispetto reale, un esercizio di cittadinanza e una scelta di responsabilità quotidiana. https://www.generazioniconnesse.it/site/it/2020/01/21/il-galateo-online/?ww-parametri-ritorno=ricerca_fulltext%3D%26ww-off%3D0%26ww-limit%3D80
Noi siamo pari Il Piano nazionale per l’educazione al rispetto si articola in dieci punti strategici volti a promuovere l’inclusione, contrastare il cyberbullismo e il discorso d’odio, e rafforzare il patto educativo tra scuola e società attraverso la formazione dei docenti e la diffusione dei valori costituzionali. L’iniziativa punta a trasformare l’ambiente scolastico in un laboratorio di cittadinanza attiva, fornendo a studenti e insegnanti strumenti concreti, come il portale istituzionale e le linee guida ministeriali, per costruire una cultura basata sulla parità e sulla dignità di ogni persona. https://www.noisiamopari.it/site/it/i-10-punti/
Una breve guida per docenti secondo la logica dei Principi Universali di Educazione civica
Il 27 gennaio 2026, la società italiana è chiamata a celebrare il Giorno della Memoria: riteniamo che continui ad essere una straordinaria occasione pedagogica e non un rituale stanco o una generica esortazione alla riflessione. Per gli educatori, questo appuntamento rappresenta un impegno progettuale concreto per trasformare la memoria storica in Educazione alla Pace e cittadinanza attiva, ancorando l’azione didattica ai Principi Universali di Educazione Civica.
1. Il significato specifico della Shoah: oltre la memoria generica
È opportuno che la scuola ribadisca la specificità della Shoah, definita come una “frattura profonda nella civiltà” del XX secolo. Non si tratta di una commemorazione indistinta del male, ma dello studio di un progetto sistematico di sterminio che ha colpito l’umanità nel cuore dell’Europa. Insegnare la Shoah oggi significa analizzare i fatti storici come eventi umani e, per questo, “spiegabili”. Una curvatura necessaria dei percorsi di approfondimento deve riguardare la storia nazionale: solo una contestualizzazione precisa permette di sviluppare gli “anticorpi” necessari per riconoscere oggi i segnali di intolleranza e razzismo.
2. Integrare i Principi Universali di Educazione Civica nella didattica della Memoria
L’insegnamento della Shoah può trovare il suo “sfondo integratore” nei sei Principi Universali di Educazione Civica elaborati da Jean Piaget e Jacques Mühlethaler (1968). Ecco come declinarli operativamente: La scuola è al servizio dell’umanità L’insegnamento della Shoah non deve essere un compito meramente accademico, ma occasione per riflettere sulla natura dell’uomo e sulla civiltà. Poiché la Shoah ha rappresentato una frattura profonda nella civiltà che ha offeso l’umanità intera, studiarla significa mettere la scuola al servizio di un valore universale: la difesa della dignità umana contro ogni progetto di annientamento. La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca Integrare questo principio significa utilizzare la storia della Shoah per promuovere il dialogo interculturale e interreligioso. La didattica deve aiutare gli studenti a superare il pregiudizio e l’indifferenza, favorendo l’incontro tra persone diverse e contrastando i meccanismi di “soffocamento” che derivano dalla mancanza di dialogo. La scuola apre la strada alla comprensione quando insegna a riconoscere l’altro non come un nemico, ma come un compagno di viaggio. La scuola educa al rispetto della vita e degli uomini Questo principio si traduce nell’esigenza di “restituire la dignità di esseri umani” alle vittime, salvandole dall’anonimato delle statistiche. Invece di focalizzarsi solo sui numeri, è fondamentale restituire a ogni vittima il proprio nome, volto e storia di vita, anche Analizzando il passaggio dalla discriminazione dei diritti (leggi del 1938) alla persecuzione delle vite, per comprendere quanto sia preziosa e inviolabile l’esistenza di ogni individuo. La scuola educa alla tolleranza, qualità che permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri La tolleranza, intesa come capacità di accettare il diverso, viene insegnata analizzando la fenomenologia dell’esclusione. Studiare come l’intolleranza sia stata burocratizzata e resa quotidiana durante il nazifascismo aiuta i giovani a sviluppare gli “anticorpi” per riconoscere oggi i segnali di razzismo, antisemitismo e xenofobia. La tolleranza permette di vedere nelle differenze un arricchimento anziché una minaccia. La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità, uno dei più grandi privilegi della persona umana. Più cresce il progresso tecnologico scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile Il progresso scientifico e tecnologico del Novecento è stato utilizzato per creare macchine di morte, come le camere a gas. Contro il gregarismo, la scuola deve educare gli studenti a rifiutare la dittatura della maggioranza, il potere del più forte e ogni forma di violenza e bullismo, che portano all’isolamento di chi dice “no” al crimine. In questo contesto, è importante mettere in luce che la Shoah è stata possibile anche grazie alla collaborazione o all’indifferenza di molti e, di conseguenza, ogni individuo è responsabile delle proprie scelte e può fare la differenza. La scuola educa il fanciullo all’altruismo e alla solidarietà. Deve fargli capire che la comunità non può progredire senza sforzi personali e la collaborazione attiva di tutti Questo principio trova la sua massima espressione nello studio dei “Giusti tra le Nazioni”. Analizzare le storie di chi ha rischiato la vita per aiutare i perseguitati dimostra che la collaborazione attiva e lo sforzo personale sono necessari per far progredire la comunità.
3. Educazione alla Pace: i “Punti Luce” di Edith Bruck
La finalità ultima di questo percorso è l’Educazione alla Pace, intesa come “grammatica quotidiana delle nostre relazioni”. La testimonianza di Edith Bruck offre una chiave preziosa con i suoi “cinque punti luce”. Insegnare la Shoah non deve significare trasmettere solo orrore — che spesso genera meccanismi di difesa e allontanamento negli studenti — ma mettere in luce quei piccoli gesti di umanità che hanno permesso alla speranza di sopravvivere anche nell’abisso. Educare alla pace significa capire che essa è “sempre possibile e dipende da ognuno di noi”.
4. Suggerimenti metodologici per i docenti
Per rendere efficace l’apprendimento, si suggeriscono le seguenti buone pratiche: Uso critico del Web. I ragazzi sono consumatori nativi di contenuti digitali, ma spesso mancano di capacità di discernimento. È compito del docente guidarli contro le fake news e l’hate speech, privilegiando fonti autorevoli come l’Archivio Centrale dello Stato e il portale “Scuola e memoria”. Laboratori d’archivio. Coinvolgere gli studenti nella ricerca di documenti originali (registri scolastici, circolari delle Prefetture) per ricostruire l’impatto delle leggi razziali sulla società locale. Questo trasforma lo studente in un “ricercatore attivo”. Peer Education. Incoraggiare gli studenti a diventare “testimoni della memoria pubblica”, condividendo le loro ricerche con i compagni più piccoli o attraverso la creazione di prodotti multimediali come podcast e siti web. La via della Poesia. Seguendo l’esempio di Edith Bruck, la poesia può essere usata come forma di resistenza morale per gridare contro le ingiustizie senza urlare per strada.
Qualche riflessione alla luce dei Principi universali di Educazione civica nella prospettiva dello sviluppo delle competenze non cognitive
L’introduzione della Legge 70/2024 segna un punto di avanzamento nella strategia educativa nazionale per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo: istituendo la Giornata del Rispetto il 20 gennaio – in memoria di Willy Monteiro Duarte – il legislatore non ha voluto semplicemente fissare una data sul calendario, ma ha lanciato una sfida pedagogica precisa alla scuola: trasformare la memoria in azione e la commozione in competenza. L’obiettivo non è solo commemorativo, ma proattivo: approfondire il valore intrinseco della dignità umana, sensibilizzare sulla non violenza (sia fisica che psicologica) e fornire strumenti concreti per riconoscere e disinnescare discriminazioni e prevaricazioni. La settimana che precede il 20 gennaio diventa così per le scuole un tempo privilegiato – protetto e garantito dalla norma – per riflettere sul significato profondo dello “stare insieme”.
“La presente legge è volta a prevenire e contrastare i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo in tutte le loro manifestazioni, in particolare con azioni di carattere preventivo e con una strategia di attenzione e tutela nei confronti dei minori, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, privilegiando azioni di carattere formativo ed educativo e assicurando l’attuazione degli interventi, senza distinzione di età, nell’ambito delle istituzioni scolastiche, delle organizzazioni degli enti locali, sportive e del Terzo settore che svolgono attività educative, anche non formali, e nei riguardi dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale, cui incombe l’obbligo di orientare i figli al corretto utilizzo delle tecnologie e di presidiarne l’uso” (Legge 70/2024, articolo 1).
Ma cosa significa, oggi, insegnare il rispetto? Una risposta profonda ci arriva dai Principi Universali di Educazione Civica, cuore della visione pedagogica e sociale di EIP (1968), che offrono una bussola valoriale ancora straordinariamente attuale. Secondo questa visione, la scuola ha il compito primario di educare “al rispetto della vita e degli uomini”. Non si tratta di una regola di bon ton, ma di una postura esistenziale: il rispetto si declina come tolleranza attiva, intesa come la qualità che “permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri”. In un’epoca di trasformazioni rapide, i Principi ci ricordano inoltre che “più cresce il progresso tecnologico e scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile”: il rispetto diventa quindi responsabilità verso le conseguenze delle proprie azioni e si allarga all’altruismo, nella consapevolezza che nessuna comunità “può progredire senza sforzi personali e la collaborazione attiva di tutti”.
Dagli ideali alle competenze con il modello LifeComp Perché questi principi non restino ideali astratti, è necessario ancorarli alla pratica educativa quotidiana, con il supporto del framework europeo LifeComp. Il rispetto diventa così una “competenza allenabile” che attraversa tre dimensioni cruciali: 1. Dimensione sociale (empatia) Traduce l’educazione all’altruismo nella capacità concreta di sentire e comprendere le emozioni altrui, superando l’indifferenza. 2. Dimensione personale (autoregolazione) Per accettare “maniere di agire diverse dalle proprie”, lo studente deve imparare a gestire le proprie reazioni impulsive, trasformando il conflitto in confronto. 3. Dimensione cognitiva (pensiero critico) Il rispetto si nutre della capacità di valutare idee diverse senza pregiudizi, riconoscendo la validità delle ragioni dell’altro.
La sfida per i docenti e i dirigenti è ora quella di cogliere l’opportunità offerta dalla Legge 70/2024 non come un adempimento burocratico, ma come occasione di ri-progettazione didattica. Le scuole sono invitate a costruire percorsi che, partendo dalla memoria del 20 gennaio, utilizzino la settimana di sensibilizzazione per “allenare” queste competenze. Non bastano assemblee o conferenze: serve una didattica laboratoriale dove il rispetto per la vita, la tolleranza per le diversità e la responsabilità individuale diventino pratica quotidiana. Solo così la scuola potrà dirsi veramente “al servizio dell’umanità”, aprendo ai giovani “la strada della comprensione reciproca”.
Cenni per una guida tra Costituzione, Sviluppo sostenibile e Digitale
Le Linee Guida per l’insegnamento dell’educazione civica, superata la fase sperimentale, invitano i docenti a costruire una “scuola costituzionale” che metta al centro la persona umana, valorizzando i talenti individuali e rafforzando il senso di appartenenza alla comunità nazionale e internazionale. Per i docenti, la sfida è tradurre la trasversalità della disciplina in percorsi concreti. Di seguito, analizziamo i tre nuclei concettuali previsti dalla normativa, proponendo per ciascuno spunti didattici legati ad anniversari ed eventi significativi del 2026.
COSTITUZIONE
Secondo le Linee Guida, la Costituzione non va intesa solo come norma, ma come riferimento prioritario per identificare valori, diritti e doveri. Un aspetto cruciale del nuovo testo è l’equilibrio tra la centralità dei diritti e la cultura dei doveri inderogabili verso la collettività.
L’anno 2026 offre ricorrenze straordinarie per lavorare sulla memoria storica e sulle istituzioni. 80° Anniversario della Repubblica Italiana (1946-2026) Il 2 giugno 1946 segna la nascita della Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente. È l’occasione ideale per approfondire la “conoscenza del dettato costituzionale e della sua storia”, analizzando il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica e il valore del voto (suffragio universale). 80° Anniversario del voto alle donne in Italia Collegato al Referendum del ’46, questo anniversario permette di trattare il tema dell’uguaglianza e delle pari opportunità, riflettendo sul ruolo delle donne nella costruzione della democrazia. 70° Anniversario dell’insediamento della Corte Costituzionale (1956) Permette di trattare il funzionamento degli Organi dello Stato e il concetto di legalità, spiegando agli studenti chi è il “custode” della nostra Carta.
Oltre all’anniversario della Repubblica, il 2026 offre l’opportunità di lavorare per “contrasto” (dittatura vs democrazia) e sul tema della sicurezza sul lavoro e dei diritti umani. 100° Anniversario delle “Leggi Fascistissime” (1926-2026) Tra il 1925 e il 1926 furono emanate le leggi che trasformarono il Regno d’Italia in un regime dittatoriale, sopprimendo le libertà civili, i partiti e i sindacati. 70° Anniversario della tragedia di Marcinelle (1956-2026) L’8 agosto 1956 morirono 262 minatori in Belgio, di cui 136 italiani. Questo evento è centrale per trattare il tema del lavoro non solo come diritto/dovere, ma soprattutto sotto l’aspetto della sicurezza sui luoghi di lavoro, un tema esplicitamente richiesto dalle nuove Linee Guida che invitano ad analizzare le norme a tutela dei lavoratori. Si collega anche al tema dell’emigrazione italiana e della cittadinanza europea. 80° Anniversario dell’UNESCO (1946-2026) L’organizzazione entrò ufficialmente in funzione nel novembre 1946. Ideale per trattare l’Articolo 9 della Costituzione e la tutela del “patrimonio culturale, artistico e monumentale”, un obiettivo di apprendimento specifico per maturare condotte di tutela dei beni materiali e immateriali.
SVILUPPO ECONOMICO E SOSTENIBILITA’
Le nuove Linee Guida pongono un accento rinnovato non solo sulla tutela ambientale, ma anche sulla “crescita economica” e sulla “valorizzazione del lavoro” e dell’iniziativa privata. L’obiettivo è formare cittadini che comprendano le dinamiche economiche, l’importanza del Made in Italy e la tutela del patrimonio.
Il 2026 sarà un anno cruciale per l’Italia su questo fronte, grazie a un evento di portata globale come le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Alcuni possibili riferimenti sono: – valore educativo e sociale dello sport e del benessere psicofisico (Costituzione, 33); – analisi dell’impatto delle infrastrutture, tutela della montagna e degli ecosistemi; – ruolo delle imprese turistiche e del “Made in Italy” nell’accoglienza internazionale; – volontariato ed educazione alla cittadinanza attiva attraverso il service learning durante l’evento.
Ulteriore spunto è costituito dai XX Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026, evento polisportivo internazionale che si terrà in Puglia. A differenza delle Olimpiadi invernali, questo evento permette di focalizzarsi sul rilancio del Sud Italia e sulla “transizione ecologica” di una città industriale come Taranto. Si collega ai temi dell’educazione alla salute e allo sport come strumento di benessere psicofisico e alla valorizzazione delle specificità territoriali per lo sviluppo economico.
Altri possibili riferimenti sono: Anno Internazionale della Donna Agricoltrice (ONU 2026) Perfetta sintesi tra due obiettivi delle Linee Guida: promuovere l'”imprenditorialità femminile” e la parità di genere e valorizzare la “bioeconomia” e la tutela della biodiversità. Permette di discutere di filiere alimentari sostenibili e del ruolo delle donne nell’economia globale.
40° Anniversario del disastro di Chernobyl (1986-2026) Un evento storico fondamentale per introdurre il concetto di “rischio ambientale” antropico. Le Linee Guida richiedono di comprendere le cause dei disastri ambientali e le strategie di prevenzione, nonché di analizzare le diverse politiche energetiche e i loro impatti ambientali e sanitari.
CITTADINANZA DIGITALE
Non si tratta solo di competenza tecnica, ma di “capacità di interagire consapevolmente e responsabilmente”. Le Linee Guida insistono sulla valutazione critica delle fonti, sul contrasto al cyberbullismo e sull’uso etico dell’Intelligenza Artificiale.
La tecnologia corre veloce, e il 2026 vedrà la piena attuazione dell’AI Act. Le Linee Guida citano esplicitamente il Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale e nel 2026, l’impatto dell’IA nella vita quotidiana sarà ancora più pervasivo. Da ricordare, inoltre, il Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence, svoltosi nel 1956, che ha segnato l’avvio del campo di ricerca sull’IA.
Inoltre, ricorre il 40° Anniversario della prima connessione Internet in Italia (1986): nell’aprile 1986, da Pisa, partì il primo segnale che collegò l’Italia alla rete ARPANET. Potrebbe essere una utile occasione per storicizzare la rivoluzione digitale e mostrare agli studenti come lo sviluppo tecnologico abbia trasformato l’organizzazione sociale in tempi rapidissimi. Si può riflettere su come la “dematerializzazione” abbia cambiato il lavoro e le relazioni, confrontando il mondo pre-1986 con l’attuale società iperconnessa.
Con riferimento a specifici personaggi, è possibile ricordare il 100° anniversario della prima dimostrazione pubblica della televisione da parte di John Logie Baird (1888 – 1946), che diede il via all’era degli schermi e il 50° della fondazione di Apple da parte di Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne a Los Altos, in California.
Ricordi e riflessioni sulla figura dell’uomo e del magistrato nelle voci dei colleghi, degli amici e delle istituzioni
La comunità forense e civile napoletana si prepara a rendere omaggio alla memoria di Giustino Gatti, figura emblematica della magistratura partenopea con un incontrò che si terrà mercoledì 14 gennaio 2026, alle ore 10:00, nella storica cornice della Biblioteca “De Marsico” a Castel Capuano.
L’incontro non sarà solo una commemorazione formale, ma un momento di riflessione profonda sulla doppia dimensione di Giustino Gatti: l’uomo e il magistrato. Attraverso le voci di colleghi, amici e rappresentanti delle istituzioni, si ripercorreranno le tappe di una carriera e di una vita dedicate alla Giustizia.
L’evento, organizzato con il patrocinio di numerosi enti tra cui l’Ente Biblioteca “Alfredo De Marsico”, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli e EIP Italia, prevede un ricco parterre di interventi istituzionali. Interverranno Carmine Foreste (Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli), M. Rosaria Covelli (Presidente della Corte d’Appello di Napoli), Luca Zanchini (Presidente della Biblioteca De Marsico) e Aldo De Chiara (Presidente della Fondazione Castelcapuano).
Il cuore della mattinata sarà dedicato ai ricordi personali e professionali, con gli interventi di Aldo Policastro (Procuratore Generale), Alfredo Sorge (Presidente della Fondazione dell’Avvocatura Napoletana) e altri magistrati e amici che ne hanno condiviso il percorso.
Giustino Gatti: giudice gentiluomo tra Ethos e Nomos di Anna Paola Tantucci
Ci ha lasciato improvvisamente all’inizio del 2025 il caro Giustino Gatti, una figura che ha saputo incarnare la magistratura non solo come professione, ma come un autentico sentimento di umana comprensione e legalità. Un giudice gentiluomo, Giustino è stato un instancabile servitore dello Stato, la cui vita è stata interamente dedicata all’applicazione del Diritto e alla riaffermazione della legge. La sua carriera in magistratura è stata contrassegnata da ruoli di vertice e di grande responsabilità. Ha ricoperto la funzione di Presidente di Corte d’Assise e ha concluso la sua attività professionale come Presidente dell’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli, uno degli snodi più cruciali del distretto partenopeo. Ricordato per la sua competenza, neutralità, umiltà e rigore, il giudice Gatti era noto per essere un lavoratore instancabile. Il suo impegno lo ha visto coinvolto in alcuni dei processi più delicati della cronaca nera degli ultimi decenni a Napoli. Tra i casi più significativi, ha presieduto la Corte d’Assise che ha inflitto la condanna a 21 anni di reclusione al killer della quattordicenne Annalisa Durante, verdetto poi confermato nei successivi gradi di giudizio. La sua capacità di “umanizzare la giustizia” si è manifestata anche in situazioni dibattimentali difficili, come nei processi per le vittime innocenti della camorra, tra cui, oltre ad Annalisa Durante, si ricorda l’omicidio di Silvia Ruotolo. Al termine della sua carriera in magistratura, Giustino ha continuato a lasciare un segno della propria grandezza anche nel tessuto civico e culturale. Insieme alla consorte Marisa Lembo ha fondato l’Associazione culturale “Ethos e Nomos”, luogo di divulgazione culturale, attraverso il quale ha continuato ad occuparsi dei valori fondanti che, con EIP Italia, abbiamo lungamente condiviso.
Dal Nomos, con l’instancabile impegno per la diffusione della Costituzione italiana e della cultura della legalità, all’Ethos, secondo la logica delle buone pratiche e delle azioni positive ispirate al principio di sussidiarietà; dalla Giustizia sociale, con la tutela dei diritti dei soggetti più dei Diritti dell’Uomo, alla protezione di ambiente e patrimonio, attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale dell’ambiente. Questa passione civile e la competenza giuridica venivano trasmesse con particolare dedizione a colleghi, cittadini, giovani e studenti fino agli ultimi giorni di vita. Giustino era un grande amico dell’EIP, con cui ha collaborato in particolare nei progetti sulla Costituzione e sulla cittadinanza europea. La sua dedizione al valore della giustizia come adesione di vita è stata suggellata dal “Premio Nazionale Annalisa Durante”, conferito in memoria di un impegno di promozione della legalità. Giustino Gatti era anche un grande appassionato del viaggio, un esploratore che aveva tratto dai suoi viaggi in continenti diversi una visione del mondo non solo geografica, ma antropologico-culturale e socioeconomica. Il ricordo della Giunta Distrettuale di Napoli, che lo ha omaggiato come “Magistrato di straordinarie doti umane e professionali” e punto di riferimento, sottolinea come la sua scomparsa improvvisa e dolorosa lasci un vuoto profondo, ma anche un prezioso patrimonio di legalità e comprensione reciproca da custodire e divulgare.
La lettera di auguri della Presidente nazionale Anna Paola Tantucci per le prossime feste
Carissimi Dirigenti e Docenti,
quando nello scorso mese di settembre mi sono rivolta a voi parlando di “sfide e opportunità”, avevamo negli occhi l’emozione dell’inizio. Oggi, mentre ci avviciniamo alla pausa natalizia e alla soglia del 2026, penso sia il momento di fermarsi a riflettere sul cammino percorso e sull’orizzonte verso cui stiamo andando. In questi mesi, le aule delle nostre scuole sono state molto più che semplici luoghi di apprendimento: sono state laboratori di cittadinanza e palestre di umanità. In un contesto globale spesso segnato da conflitti e fragilità, la Scuola si presenta ancora come l’ultimo, irrinunciabile presidio dove si costruisce il futuro.
Celebrare le festività quest’anno significa rinnovare, come una sorta di atto di resistenza, una promessa solenne: quella di non arrendersi all’indifferenza. Il desiderio di educare che anima il nostro lavoro non è un semplice esercizio professionale, ma una vocazione alla cura dell’altro. Ogni volta in cui si parla di diritti umani nelle nostre aule, non stiamo solo trasmettendo conoscenze, ma stiamo accendendo una luce contro l’oscurità della prevaricazione.
L’augurio della famiglia EIP Italia per questo Natale è che “Pace” non rimanga una parola astratta, da relegare ai discorsi ufficiali o nelle spesso sterili trattative internazionali, ma diventi la grammatica quotidiana delle nostre relazioni. La pace vera inizia dallo sguardo che rivolgiamo ai nostri compagni di viaggio, dall’inclusione di chi si sente ai margini, dalla capacità di trasformare il conflitto in dialogo.
Voi, docenti e dirigenti, siete i custodi di questa speranza. Il mondo migliore che tutti desideriamo non arriverà per caso: è affidato alle vostre mani, alle vostre menti e ai vostri cuori, che, con grande privilegio, nutrono mani, menti e cuori dei giovani del nostro Paese. Guardiamo al nuovo anno con fiducia, ma anche con responsabilità. Che il 2026 sia l’anno in cui la cultura dei diritti universali passi dalla carta alla vita vissuta. Che la nostra rete scolastica continui ad essere un faro che illumina la strada della convivenza civile e del rispetto reciproco.
A voi, che ogni giorno lavorate per tessere la trama di una società più giusta, e alle vostre famiglie, giungano i miei più sinceri auguri di un sereno Natale e di un anno nuovo colmo di quella speranza operosa che solo l’educazione sa regalare.