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I diritti umani come motore dello sviluppo sostenibile: sfide e prospettive per l’Agenda 2030

Il Rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani per la 61ma sessione del Consiglio per i diritti umani dell’ONU


L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è stata adottata in modo consensuale come un programma d’azione globale per uno sviluppo più equo e giusto, ma attualmente si trova in una preoccupante situazione di stallo. A livello globale, i dati rivelano che il mondo è in linea o sta facendo progressi solo moderati per il 35% degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), mentre per il 47% i progressi sono insufficienti e il 18% dei traguardi ha addirittura registrato un grave arretramento rispetto alla base di partenza fissata nel 2015. Le cause di questa attuazione frammentaria e insufficiente includono l’aumento e l’intensificarsi dei conflitti, le tensioni geopolitiche, i cambiamenti climatici, gli shock economici e la preoccupante riduzione dello spazio civico.

Tuttavia, esiste una chiara via d’uscita: l’integrazione sistematica dei diritti umani nell’attuazione dell’Agenda 2030.
Gli Stati membri hanno ripetutamente sottolineato che la promozione e la protezione dei diritti umani e l’attuazione dell’Agenda si rafforzano a vicenda, offrendo al contempo maggiore legittimità e responsabilità giuridica agli sforzi di sviluppo.
Il principio centrale dell’Agenda 2030, ovvero l’impegno a “non lasciare indietro nessuno”, è profondamente radicato nei concetti giuridici dei diritti umani legati all’uguaglianza e alla non discriminazione.
Per sradicare efficacemente la povertà, che ad oggi intrappola ancora oltre 800 milioni di persone in condizioni estreme, è necessario superare il tradizionale modello economico orientato esclusivamente alla crescita del prodotto interno lordo (PIL), spostandosi verso l’adempimento dei diritti economici, sociali e culturali.
È fondamentale investire nella protezione sociale universale basata sui diritti umani per combattere le disuguaglianze e ricostruire la fiducia sociale.
Parallelamente, il raggiungimento dell’uguaglianza di genere rimane un obiettivo cruciale costantemente minacciato, il quale richiede politiche sistemiche sui sistemi di cura, l’eliminazione della violenza di genere e la garanzia di un equo accesso all’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva.
Per far sì che nessuna persona venga effettivamente trascurata, la disponibilità di dati rigorosi disaggregati per motivi di discriminazione è essenziale, ma i sistemi statistici subiscono una carenza cronica di finanziamenti internazionali.

Dal punto di vista economico, l’idea di costruire delle vere e proprie “economie dei diritti umani” sta guadagnando un forte riconoscimento transregionale.
Questo nuovo paradigma richiede di allineare esplicitamente le politiche economiche e fiscali con gli obblighi internazionali dei diritti umani.
Il divario finanziario necessario per raggiungere gli SDG continua inesorabilmente a crescere ed è proiettato all’impressionante cifra di 6,4 trilioni di dollari entro il 2030.
Per colmare tale voragine, è ritenuta un’urgenza assoluta la riforma dell’architettura finanziaria, fiscale e del debito globale.
Attualmente, 3,4 miliardi di persone vivono in nazioni che spendono più per ripagare gli interessi sul debito che per finanziare servizi essenziali come la salute o l’istruzione, un meccanismo che intrappola i paesi in via di sviluppo e azzera il loro spazio fiscale.
Per arginare queste ingiustizie, le istituzioni invocano meccanismi di risoluzione del debito basati sui diritti umani e una stretta cooperazione per debellare le evasioni fiscali internazionali, le quali sottraggono centinaia di miliardi dai bilanci pubblici.

Nella dimensione ambientale dello sviluppo, i diritti umani giocano un ruolo altrettanto vitale. Il recente riconoscimento del diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile come diritto umano fondamentale da parte dell’Assemblea Generale e della Corte Internazionale di Giustizia ha segnato una svolta epocale.
Questo diritto offre una solida base per gestire le complesse sfide legate all’estrazione di minerali critici per la transizione energetica, allo sfruttamento dei combustibili fossili e alla deforestazione, attività estrattive che spesso violano i diritti dei popoli indigeni, delle comunità locali e dei difensori dell’ambiente.
Collegato a questo vi è il ruolo dell’Obiettivo 16: uno stato di diritto forte, l’accesso trasparente alla giustizia e la difesa dello spazio civico sono indispensabili per permettere alle comunità di far sentire la propria voce.
Purtroppo le libertà di espressione e di riunione sono globalmente minacciate, tanto che si calcola che nel corso del 2024 un attivista, giornalista o sindacalista sia stato ucciso o fatto sparire ogni 14 ore.

Guardando al prossimo futuro e allo scenario globale post-2030, la comunità internazionale dovrà misurarsi con profonde transizioni sistemiche. I cambiamenti demografici e l’urbanizzazione incessante modificheranno radicalmente il panorama dei bisogni umani, con la popolazione mondiale di età pari o superiore ai 65 anni destinata a raddoppiare entro il 2050 e un’esplosione parallela della popolazione giovanile nel continente africano.
Le aree urbane, destinate ad accogliere quasi il 70% dell’umanità, affronteranno sfide abitative e infrastrutturali senza precedenti, che dovranno essere gestite attraverso l’impiego del diritto internazionale.
Infine, la rapida ascesa dell’intelligenza artificiale rappresenterà sia uno straordinario acceleratore di sviluppo sia una minaccia ai diritti, richiedendo regolamentazioni ferree.
Per navigare attraverso tutte queste sfide, i deboli e volontari sistemi di responsabilità e monitoraggio degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dovranno fondersi in maniera sistematica con i ben più sviluppati e vincolanti meccanismi mondiali di protezione dei diritti umani, creando un’agenda veramente in grado di proteggere le persone e il pianeta.

Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace

Una iniziativa di pace il 24 marzo a Roma


Il 24 marzo 2026 l’organizzazione The Mothers’ Call lancerà da Roma un movimento globale con la “Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace”
Madri palestinesi e israeliane cammineranno fianco a fianco per onorare il dolore e la perdita di ogni madre che ha sepolto un figlio a causa della violenza o della guerra, dichiarando che nessun bambino dovrebbe essere cresciuto per uccidere o essere ucciso. 
Una pace duratura deve fondarsi su chi ha più da guadagnare e più da perdere, ovvero le madri e le comunità che conoscono il vero costo della violenza e il potere mobilitante necessario per ottenere una pace stabile. L’evento di Roma mobiliterà una rete di organizzazioni alleate e sostenitori per stabilire una nuova narrazione per un conflitto che ha finora sfidato ogni risoluzione.

L’iniziativa “Mothers’ Call” rappresenta uno dei progetti più significativi e coraggiosi nel panorama attuale in Medio Oriente. Non è solo una petizione, ma un manifesto politico e umano nato dalla volontà di madri israeliane e palestinesi di dire “basta!” al ciclo di spargimento di sangue. L’iniziativa unisce due realtà nate dall’iniziativa dei cittadini: Women Wage Peace, fondata in Israele dopo la guerra di Gaza del 2014, che oggi è il più grande movimento pacifista del paese; e Women of the Sun, fondata nel 2021 da donne palestinesi determinate ad aumentare la partecipazione femminile nella leadership e a cercare una soluzione non violenta al conflitto.
Insieme, hanno redatto l’Appello delle Madri (Mothers’ Call), un documento che chiede ai leader di entrambi i popoli di tornare al tavolo delle trattative con un impegno risoluto per una soluzione politica entro tempi certi, sottoscritto anche da Papa Francesco.

L’iniziativa si fonda sulla ferma convinzione che le donne non debbano essere viste solo come vittime del conflitto, ma come “architetti della pace”. In quanto madri, queste donne condividono lo stesso dolore per la perdita dei figli e lo stesso desiderio di garantire un futuro di sicurezza e dignità alle prossime generazioni: una “maternità politica” che trasforma il lutto individuale in un’azione collettiva potente. Inoltre, richiama esplicitamente la risoluzione delle Nazioni Unite che sancisce il diritto e la necessità delle donne di partecipare a tutti i livelli dei processi negoziali.
Attraverso programmi specifici come “Women Building Bridges”, il progetto forma ambasciatrici di pace che lavorano su temi comuni come ambiente e religione, creando reti di solidarietà che superano le barriere ideologiche e geografiche. 

Uno degli aspetti più significativi di questa iniziativa è la sua resilienza: anche dopo i tragici eventi del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra a Gaza — che ha colpito direttamente membri di entrambi i movimenti — la collaborazione non si è interrotta. Al contrario, le donne del “Mothers’ Call” hanno intensificato i loro sforzi, rifiutando di cedere alla retorica dell’odio e della vendetta.

L’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace riconosce e condivide questa prospettiva, che trova un’eco profonda anche nell’esperienza del fondatore Jacques Mühlethaler, il quale attraversò il profondo dolore per la perdita di due fratelli in due diversi conflitti. In particolare Mühlethaler racconta che, quando perse il secondo fratello, chirurgo e migliore amico, ucciso in circostanze drammatiche nella guerra d’Algeria nel 1958, pianse quotidianamente per la “vergogna della guerra”, ma presto si rese conto che piangere era privo di significato attivo e non avrebbe contribuito alla pace. Comprese che coloro che avevano combattuto credevano nella loro storia e negli insegnamenti ricevuti, anteponendo il dovere al diritto. Per ottenere un cambiamento, quindi, non ci si poteva limitare a piangere i morti, ma occorreva mobilitarsi ad un’azione di promozione della pace “per mezzo della scuola”.
Secondo la sua visione, trasmessa poi nei Principi universali di Educazione civica, la pace è “vivere insieme nella più grande tranquillità”, attraverso la tolleranza, atteggiamento che esige una “grandissima umiltà” attraverso “l’oblio di me per comprendere l’altro”; e attraverso il rispetto e la difesa della vita dell’uomo, indipendentemente dalla sua condizione.

La forza morale e l’impatto politico di Women Wage Peace e Women of the Sun, hanno attirato l’attenzione globale: tra i riconoscimenti principali la nomina al Premio Nobel per la Pace per due anni consecutivi, la partecipazione come finaliste per il Premio Sakharov del Parlamento Europeo e l’inserimento delle leader tra le “Women of the Year” di TIME Magazine nel 2024.

Il cuore dell’iniziativa si riassume nel grido comune: “Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza e sicurezza per i nostri figli. Chiediamo ai nostri leader di mostrare coraggio e visione per portare questo cambiamento storico”.

Mothers’ Call dimostra che la pace non è un’utopia astratta, ma un processo faticoso e quotidiano di riconnessione umana. Sottolineando il ruolo delle donne, l’iniziativa sposta il focus della sicurezza nazionale dal mero controllo militare alla sicurezza umana, basata sul riconoscimento dell’altro e sulla tutela della vita stessa.

La Barefoot Walk di Roma si svolgerà martedì 24 marzo 2026 con partenza alle ore 17.00 presso l’Ara Pacis. Da qui, il percorso si snoderà lungo Via del Corso fino a confluire in Piazza del Popolo e alla Terrazza del Pincio.
Ai partecipanti è richiesto di indossare abiti semplici e di colori neutri come bianco, nero, crema o toni attenuati e, in linea con i principi di The Mothers’ Call, tutti i partecipanti sono pregati di astenersi dall’utilizzare colori nazionali, identificatori politici, slogan o messaggi individuali. 

Per le studentesse di Minab

Il silenzio e il dolore per un massacro a scuola


Sebbene i contorni della notizia siano ancora in fase di definizione e il dibattito mediatico appaia sottotono, diverse verifiche effettuate tramite i canali d’informazione internazionali confermano la drammatica veridicità dei fatti. Nella mattinata di sabato 28 febbraio 2026, nel quadro di una vasta operazione militare congiunta tra Stati Uniti e Israele, un grave bombardamento ha colpito la scuola elementare femminile “Shajarah Tayyiba” a Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran.

Le notizie, giunte inizialmente dai media statali iraniani (IRIB, Mizan) e successivamente riprese da testate come The Guardian, Washington Post e Sky TG24, descrivono uno scenario apocalittico. Il servizio di fact-checking Factnameh ha confermato l’autenticità dei video che mostrano il sito distrutto tra detriti e zaini insanguinati.
La Mezzaluna Rossa e fonti governative locali riportano almeno 108 morti, in gran parte studentesse, e centinaia di feriti.
Al momento dell’impatto (ore 10:45 locali), l’edificio era gremito. Si stima fossero presenti circa 170 bambine tra i 7 e i 12 anni, oltre a circa 15 tra docenti e personale amministrativo.
Analisi OSINT indicano che la scuola, un istituto pubblico gestito dal Ministero dell’Educazione, sorgeva a qualche centinaio di metri da una caserma dei Pasdaran. Si ipotizza che il raid mirasse alla base militare, ma l’impatto ha polverizzato l’edificio scolastico.

Mentre il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, esprime profonda preoccupazione per le vittime civili, il Pentagono dichiara di “stare approfondendo” l’accaduto e l’IDF conferma l’attacco a centinaia di obiettivi militari, senza commentare specificamente l’episodio di Minab. La confusione è alimentata anche dalla notizia della morte della Guida Suprema Ali Khamenei, colpito nel suo compound lo stesso giorno.

Immaginare la “Shajarah Tayyiba” significa visualizzare un contesto simile alle nostre vecchie scuole rurali: edifici bassi, mura di cinta e cortili dove il gioco si mescola alla disciplina. In quel “lunedì mattina” iraniano (primo giorno della settimana scolastica), le bambine nelle loro uniformi scure erano impegnate nelle lezioni di scienze, matematica o nella lettura del Corano. Non sappiamo se a ucciderle sia stato un errore di puntamento, un malfunzionamento della contraerea o una tragica “casualità” balistica. Ma per chi scrive, la ricerca delle responsabilità tecniche passa in secondo piano di fronte a un’unica, atroce certezza: la guerra ha ucciso bambine inermi mentre studiavano.

La guerra — preventiva, difensiva, aggressiva o presunta giusta che sia — ha come unico scopo la distruzione: non fa differenza se la bomba rechi scritte in inglese, ebraico o persiano.
E la pace non ha i tratti dei potenti che decidono le sorti del mondo: non ha il volto di Khamenei, né quello di Trump o Netanyahu.

La pace, per me, ha i tratti di Daniele, un giovane ingegnere del Politecnico di Milano che rifiuta una proposta di lavoro allettante per non contribuire neppure in minima parte a progettare sistemi missilistici, perché ha studiato per produrre strumenti di cura.
Ha i tratti di un giovane detenuto dell’Istituto Penale per i Minorenni di Firenze, che scrive una poesia per i bimbi di Gaza, sentendo su di sé il peso dell’indifferenza del mondo.
Ha il passo di Reem Al-Hajajreh e Yael Admi, come di tutte le madri israeliane e palestinesi che sfileranno a Roma il prossimo 24 marzo per gridare il loro desiderio di vita.

E, certamente, la pace avrebbe avuto i volti di quelle bambine di Minab. Volti che ora non sono più riconoscibili, insieme a un desiderio di crescere che è stato spento per sempre.

Francesco Rovida

6 Marzo – Giornata dei Giusti dell’Umanità

Un’occasione per educare alla responsabilità individuale


Il prossimo 6 marzo 2026 rappresenta un momento di profonda riflessione per la nostra comunità educante, poiché l’Italia celebra la Giornata dei Giusti dell’umanità.
Questa ricorrenza, istituita con la Legge 212 del 2017 in armonia con le direttive del Parlamento Europeo, non è una semplice commemorazione storica ma una solennità civile volta a mantenere viva la memoria di chi ha salvato vite umane e difeso la dignità della persona contro ogni forma di totalitarismo e discriminazione.

clicca qui per conoscere le origini della giornata

Al centro della giornata si colloca il principio della responsabilità individuale, un pilastro fondamentale della cultura della pace, come ricordano i nostri Principi universali di educazione civica: “La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità, uno dei più grandi privilegi della persona umana. Più cresce il progresso tecnologico scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile”.

Celebrare i Giusti significa riconoscere che ogni essere umano, in qualunque tempo o luogo, è chiamato in causa personalmente di fronte all’ingiustizia. La pedagogia dei Giusti ci insegna che il bene non è un’entità astratta, ma il risultato di scelte concrete compiute da individui che hanno deciso di non piegarsi all’indifferenza o alla paura.

Per le nostre scuole, questo appuntamento offre l’opportunità di trasformare la cronaca e la storia in un percorso di crescita etica. La legge suggerisce agli istituti di organizzare iniziative che facciano conoscere le biografie di queste figure esemplari, stimolando nei giovani la consapevolezza che la difesa dei diritti umani e della verità è un dovere che appartiene a ciascuno di noi. Attraverso il racconto di chi ha protetto i perseguitati durante i genocidi del passato e del presente, gli studenti possono comprendere che la costruzione di una società giusta dipende dalla capacità del singolo di assumersi la responsabilità del prossimo.

consulta l’Enciclopedia dei Giusti

Le amministrazioni e gli enti pubblici sono inoltre invitati a promuovere la creazione di Giardini dei Giusti o a dedicare alberi e spazi simbolici a queste figure, offrendo alle scuole luoghi fisici dove coltivare la memoria. In questi spazi, l’educazione alla responsabilità si fa tangibile: ogni albero diventa il simbolo di una scelta individuale che ha prevalso sul male, ricordandoci che le istituzioni pubbliche hanno il compito di valorizzare l’esempio di chi ha saputo preservare la dignità umana anche nei periodi più bui della storia.


Post scriptum – Segnaliamo tre sezioni specifiche del nostro 54° Concorso nazionale Dall’Italia al mondo: l’impegno per i diritti umani come pilastro di pace, che possono accompagnare nel tempo i percorsi didattici ed educativi su questo tema:
Premio nazionale “E.I.P. Salvo d’Acquisto – I ricordi della memoria”, dedicato al martire Salvo d’Acquisto, medaglia d’oro al valor militare per essersi sacrificato, il 23 settembre 1943, per salvare 22 civili a Palidoro rastrellati dalle truppe naziste come responsabili di un presunto attentato. Il premio viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici incentrati sulla “memoria”, con riferimento al tema del Concorso nazionale.
Premio nazionale “E.I.P. Antonio Amoretti – La libertà conquistata”, dedicato al partigiano delle Quattro Giornate di Napoli Antonio Amoretti che, con la sua instancabile testimonianza, ha ricordato a tutti, ma in particolare ai giovani, che dignità, diritti e libertà possono essere difesi e riaffermati di generazione in generazione solo con un costante impegno e una consapevole coscienza storica. Il premio è articolato in tre sezioni (scuola primaria, scuola secondaria di I grado, scuola secondaria di II grado). Alla scuola vincitrice di ciascuna sezione, che realizza progetti didattici sui valori costituzionali, viene assegnata una Borsa di studio di € 200,00.
Premio nazionale “E.I.P. Madri costituenti”. In occasione dell’ottantesimo anniversario dell’elezione all’Assemblea costituente di 21 donne, il premio viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici riferiti al ruolo della donna nella società civile.


E’ l’ora della pace

Ad Arzano un Convegno per costruire il futuro


Il prossimo giovedì 12 marzo 2026, alle ore 10:00, il Palarea di Arzano ospiterà una riflessione globale ospitando il 3° Convegno sui temi della convivenza tra i popoli intitolato “E’ l’ora della Pace”. L’evento è promosso dall’Istituto Comprensivo “D’Auria-Nosengo” di Arzano, guidato dalla Dirigente scolastico Fiorella Esposito, in rete con gli Istituti Comprensivi “Ariosto”, “De Filippo Vico” e “Wojtyla” e con l’adesione del Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato.

La presenza di diversi contributo offre una pluralità di prospettive, indispensabile per affrontare la complessità del tema: interverranno Anna Maffei, pastora dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Don Davide Trapani, parroco della Chiesa Cristo Redentore per testimoniare l’impegno e il dialogo interconfessionale; la dimensione civile e umanitaria sarà rappresentata da Loredana Mariniello di Emergency e da Agnese Ginocchio, Presidente del Movimento Internazionale per la Pace, mentre il Dottor Lanfranco Genito del Gruppo Pace MCE porterà l’esperienza della “Flottilla dei bambini”.

Un contributo significativo sarà offerto con la presenza dalla sezione Campania di E.I.P. Italia, rappresentata dalla Professoressa Silvana Rinaldi, la cui presenza sottolinea il legame tra l’istituzione scolastica e la nostra Associazione.

Proprio la presenza di E.I.P. Italia richiama la missione fondamentale della “Scuola Strumento di Pace”, un concetto che la Presidente Anna Paola Tantucci definisce come un impegno per il “disarmo dello spirito finalizzato a disarmare la mano”.
La scuola è un laboratorio di educazione alla pace in cui i diritti umani diventano contenuti trasversali capaci di permeare ogni disciplina. In questa prospettiva, l’educazione alla pace si configura come “una “pace positiva”, ovvero un progetto comune da costruire insieme attraverso la solidarietà sociale, piuttosto che un semplice stato di assenza di guerra da difendere passivamente. Secondo la visione di Jean Piaget, ispiratore dei Principi universali di Educazione civica, un’educazione alla pace efficace deve evitare il rischio di rimanere un misticismo superficiale o una serie di opinioni precostituite, per diventare invece un metodo di comprensione e reciprocità. Piaget, nei suoi scritti, sottolinea che l’obiettivo non è annullare le identità nazionali in una coscienza universale astratta, ma insegnare a ciascuno a collocarsi nell’insieme degli altri uomini, coordinando la propria prospettiva con quella altrui per superare l’egocentrismo collettivo.

Il ruolo della scuola diventa quindi quello di fornire competenze cognitive, etiche e sociali che permettano ai giovani di passare dalla cultura della protesta alla cultura della proposta. I Principi Universali di Educazione Civica promossi da E.I.P. ricordano che la scuola deve aprire a tutti i fanciulli la strada della comprensione reciproca e sviluppare il senso di responsabilità, considerato uno dei massimi privilegi della persona umana.

In un mondo caratterizzato da interdipendenza economica, politica e spirituale radicale, comprendere il punto di vista dell’altro non è più un lusso ideale ma una necessità di sopravvivenza. Educare ai diritti umani significa dunque formare cittadini consapevoli che la libertà e l’uguaglianza non sono solo dichiarazioni formali, ma pratiche quotidiane di ascolto, mediazione e rispetto della dignità umana in ogni sua forma.


Pedagogia contro la guerra: la storia e l’impegno di EIP

La pace si fa a scuola: un intervento della presidente Anna Paola Tantucci sul quotidiano L’Osservatore Romano


La storia dell’Association mondiale pour l’Ecole Instrument de Paix (Eip) e della sua sezione italiana si sviluppa dall’azione personale del fondatore Jacques Mühlethaler e culmina nella creazione di una ong riconosciuta a livello internazionale. Jacques, libraio e piccolo editore, nel periodo della guerra fredda, analizzando i libri scolastici, si rese conto che spesso erano «fabbriche per creare soldati, nemici, settari, fanatici e assassini». L’esperienza familiare lo aveva portato a confrontarsi con le conseguenze della guerra per la morte dei fratelli, uno nella Seconda guerra mondiale e uno nella guerra d’Algeria. Per ottenere un cambiamento, quindi, non ci si poteva limitare a piangere i morti, ma occorreva mobilitarsi per una azione per la pace «per mezzo della scuola».

Leggi l’articolo completo: https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-02/quo-045/la-pace-si-fa-a-scuola.html


Contro la “legge della forza”

Al via la 61ª sessione del Consiglio ONU: il drammatico monito di Antonio Guterres


Si è aperta il 23 febbraio 2026 presso il Palazzo delle Nazioni di Ginevra la 61ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, in un clima di profonda inquietudine per la stabilità internazionale. Ad inaugurare i lavori è stato il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, il quale ha pronunciato quello che molti osservatori definiscono come uno dei suoi discorsi più duri e accorati degli ultimi anni.

Il fulcro dell’intervento di Guterres è stata la denuncia di un pericoloso slittamento globale: il passaggio dallo stato di diritto alla “legge della forza”. Il Segretario Generale ha avvertito che i diritti umani sono sotto un attacco frontale e su vasta scala, orchestrato spesso proprio da chi detiene il massimo potere. “Questo assalto non avviene nell’ombra”, ha dichiarato Guterres, “ma in piena luce, sotto gli occhi di una comunità internazionale troppo spesso indifferente”.

Il discorso di apertura di questa sessione non poteva ignorare le ferite aperte dei conflitti attuali. Guterres ha ricordato con fermezza il quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina, che ha già causato oltre 50.000 vittime civili, invocando la fine immediata dello spargimento di sangue. Parole altrettanto pesanti sono state riservate alla situazione nei Territori Palestinesi Occupati. Guterres ha denunciato come la soluzione a due stati venga “smantellata in pieno giorno”, definendo le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale come palesi e intenzionali. Il panorama dei conflitti si è poi esteso al Sudan e alla Repubblica Democratica del Congo, esempi di come la sofferenza umana sia diventata, per molti attori politici, un semplice “inconveniente” o una pedina di scambio.

Oltre alle armi convenzionali, la 61ª sessione si trova a dover affrontare minacce inedite. Il Segretario Generale ha sottolineato come le tecnologie emergenti, in particolare l’intelligenza artificiale, vengano sempre più utilizzate per sopprimere i diritti, aumentare le disuguaglianze e discriminare le fasce più marginalizzate della popolazione. Ha inoltre citato la violenta repressione delle proteste in Iran e la crescente criminalizzazione di giornalisti, attivisti e ONG, segnalando una preoccupante chiusura degli spazi civici in ogni angolo del pianeta.

In un passaggio chiave, Guterres ha ribadito che i diritti umani non sono un “menu” da cui i leader possono scegliere solo le portate più gradite. “I diritti economici, sociali, civili e politici sono indivisibili e universali”, ha ricordato, attingendo anche alla propria esperienza personale vissuta sotto la dittatura di Salazar in Portogallo per testimoniare come l’assenza di libertà corroda ogni fibra della società.

Il discorso si è concluso con un appello solenne ai membri del Consiglio: non permettere che l’erosione dei diritti umani diventi il prezzo accettato per la convenienza politica o la competizione geopolitica.
La 61ª sessione si preannuncia dunque come un banco di prova decisivo per capire se l’ONU riuscirà ancora a fungere da “scudo per i vulnerabili” in un mondo che sembra aver smarrito la bussola della legalità internazionale.

Video del discorso completo: UN chief: Rule of force replacing rule of law in dangerous global shift

Per seguire la Sessione: https://webtv.un.org/en/schedule

Napoli prima tappa nell’impegno per la pace


Il Gruppo EIP Campania, invitato dall’Assessora all’Istruzione e alla Famiglia del Comune di Napoli Maura Striano, ha partecipato il 19 febbraio scorso alla partenza della Prima Tappa del Giro di Italia per la Pace, che ha visto la Lampada per la Pace di Assisi partire proprio da Napoli (su iniziativa del Coordinamento EE.LL. per la Pace).

La nostra proposta, di far accompagnare l’arrivo della lampada in Comune dai Tamburi della Pace, è stata accolta ed inserita nel programma della giornata.
Perchè i tamburi? Quando la guerra si faceva senza droni e senza missili, erano i tamburini ad annunciarla, con il rullo dei loro tamburi.

Nella seconda metà degli anni ’70 il giornalista e scrittore Arthur Haulot promosse “Le Tambours pour la Paix” tra le attività della “Maison Internationale de la poesie” di Bruxelles, legando poi l’iniziativa alla Giornata Mondiale della Poesia (21 marzo), istituita dall’UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta all’inizio del secondo millennio.

L’EIP Italia, che ha fatto propria l’iniziativa, ogni anno la ripropone alle scuole con un appuntamento fisso nel mese di Marzo e in Campania sono tantissime le scuole aderenti: ragazzi e giovani, in vari luoghi lontani tra loro ma uniti dallo stesso sentimento, nel mese di marzo suonano i tamburi e recitano poesie e messaggi di Pace.

La giornata di ieri si è aperta con la partenza della Marcia dalla sede dell’I.C. “D’Aosta-Scura” in p.zza Montecalvario: per l’amministrazione comunale e per tutte le associazioni presenti vedere il coinvolgimento attivo dei giovani è stata la prova che le scuole rappresentano i veri “cantieri” del futuro democratico del Paese. L’entusiasmo mostrato dagli studenti presenti ha dimostrato un sentimento vivo, capace di unire generazioni diverse sotto un’unica bandiera di solidarietà. All’arrivo della Lampada il battito della città si è fatto sentire in Piazza Municipio, dove l’associazione Eip Italia-Campania ha curato una performance dei “Tamburi per la Pace” affidata alle percussioni dell’I.C. “D’Ovidio-Nicolardi-E.A.Mario” con il prof. Andrea Stipa. L’entusiasmo è stato grande e molto sentito, altri studenti hanno voluto provare a suonare i tamburi incoraggiati dai percussionisti in erba della scuola protagonista. Alla manifestazione per EIP Campania erano presenti Paola Carretta, Elvira D’Angelo e Silvana Rinaldi.
La giornata è proseguita con un momento di alto valore istituzionale all’interno del Palazzo San Giacomo. Studentesse e studenti sono stati ricevuti nell’aula del Consiglio comunale, accolti dalla consigliera Mariagrazia Vitelli e dalla vicesindaca Laura Lieto. Protagonisti assoluti sono stati i rappresentanti dei Consigli municipali junior, che hanno preso la parola per leggere gli ordini del giorno dedicati al tema della pace, redatti con mesi di lavoro e riflessione nelle classi.
Nel pomeriggio è toccato alle scuole di istruzione superiore, che si sono ritrovate nella basilica di Santa Chiara dove ha avuto luogo la costruzione simbolica delle “Fondamenta di Pace”, qui il sindaco Gaetano Manfredi ha sottolineato il ruolo cruciale delle città come portavoce di distensione in un panorama internazionale funestato da troppi conflitti. Accogliere il Giro d’Italia per la Pace significa, per il primo cittadino, investire direttamente sulle nuove generazioni affinché crescano nel segno della convivenza civile. L’educazione alla cittadinanza attiva è stata indicata come l’unico antidoto efficace contro ogni forma di violenza e degrado. Un principio ed un convincimento che l’EIP Italia da anni porta avanti nelle scuole con la formazione degli studenti e dei docenti.
Una giornata, dunque, assolutamente bella e coinvolgente, segno di una Scuola che a Napoli favorisce una formazione sempre più completa e ricca di momenti di educazione alla Pace.

La Pace deve far rumore e ci auguriamo che il prossimo anno i Tamburi possano risuonare in un mondo del tutto pacificato.

Paola Carretta
delegata regionale EIP Campania

Oltre i Palazzi di Ginevra: appunti in vista della 61ª Sessione ONU

Tra ferite del mondo e speranza educativa


L’apertura della sessantunesima sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, prevista a Ginevra dal 23 febbraio al 2 aprile 2026, segna l’inizio di un capitolo fondamentale per la diplomazia internazionale sotto la guida del nuovo Bureau. Al vertice di questo organismo siede il Presidente indonesiano Sidharto Reza Suryodipuro, affiancato da un team di vicepresidenti provenienti da Estonia, Etiopia, Ecuador e Spagna, con il compito di orchestrare un’agenda densa di sfide globali. I lavori prendono ufficialmente il via dopo una riunione organizzativa fissata per l’inizio di febbraio, preparando il terreno per settimane di intensi dialoghi su questioni che toccano ogni angolo del pianeta.

Il cuore pulsante di questa sessione si manifesta attraverso dibattiti tematici che intrecciano l’innovazione alle emergenze umanitarie. Un momento di rilievo riguarda il ruolo delle tecnologie digitali emergenti come strumento per prevenire ed eliminare le mutilazioni genitali femminili, un tema che spinge il Consiglio a riflettere su come il progresso possa servire la protezione dei diritti più intimi. Questa attenzione verso il futuro si affianca alla memoria storica, con una discussione di alto livello dedicata al venticinquesimo anniversario della Dichiarazione di Durban contro il razzismo e la discriminazione. Contemporaneamente, il Consiglio indaga su come rendere le infrastrutture mondiali, dai trasporti agli alloggi, realmente inclusive per le persone con disabilità, e dedica una giornata intera alla drammatica situazione dei bambini coinvolti nei conflitti armati.

L’indagine del Consiglio si fa particolarmente minuziosa e severa nell’affrontare la situazione nei Territori Palestinesi Occupati, che rappresenta uno dei pilastri centrali di questa sessione. Il Consiglio dedicherà uno spazio specifico all’analisi dell’obbligo di garantire responsabilità e giustizia, esaminando un rapporto dettagliato dell’Alto Commissario. Un punto di estrema delicatezza riguarda l’indagine condotta dalla Commissione Internazionale Indipendente sul trasferimento o la vendita di armi e materiali “dual-use” a Israele, con l’obiettivo di analizzare le conseguenze legali di tali flussi. La lente d’ingrandimento dell’ONU si sposterà poi sulla questione degli insediamenti israeliani e sul Golan siriano occupato. In particolare, è atteso un rapporto cruciale sull’identità dei gruppi di coloni coinvolti in atti di violenza, intimidazione e terrore contro i civili palestinesi, valutando al contempo le azioni intraprese per assicurarli alla giustizia.

Sotto la lente d’ingrandimento finisce l’Afghanistan, con report specifici sulla condizione di donne e bambine e sulle prospettive di giustizia per le vittime. La crisi in Sudan viene esaminata attraverso i risultati di una missione d’inchiesta focalizzata sulle violazioni commesse a El Fasher, mentre nei territori palestinesi occupati si analizzano le conseguenze legali del trasferimento di armi e le violenze commesse dai coloni. Lo sguardo si estende anche all’aggressione russa in Ucraina, alla situazione in Myanmar — con focus sulla minoranza Rohingya — e alle persistenti sfide in Venezuela, Nicaragua, Iran e Bielorussia.

In questo scenario, l’Italia assume un ruolo di primo piano, essendo stata eletta come membro del Consiglio per il mandato 2026-2028. Questo impegno diplomatico si riflette direttamente nel tessuto educativo nazionale attraverso il nostro 54° Concorso Nazionale, intitolato “Dall’Italia al mondo: l’impegno per i diritti umani come pilastro di pace”. L’iniziativa invita le scuole a esplorare temi cari alla strategia italiana all’ONU, come la lotta alla tratta di esseri umani, la protezione dei giornalisti — specialmente di chi si occupa di ambiente e cambiamenti climatici — e l’impegno per una moratoria universale della pena di morte. Attraverso questo ponte tra le istituzioni e le nuove generazioni, il Consiglio cerca di trasformare i grandi dibattiti di Ginevra in una coscienza civile diffusa e in una rete di protezione sempre più solida per la dignità umana.

Napoli si prepara al ritmo della pace

Il prossimo 19 febbraio saranno in piazza anche i “Tamburi per la pace” di EIP


Il prossimo 19 febbraio 2026, le strade di Napoli torneranno a vibrare per un importante appuntamento dedicato alla convivenza civile e alla fratellanza. In questa giornata, organizzata dal Comune di Napoli, uno dei momenti più attesi e carichi di energia sarà l’intervento dei “Tamburi per la Pace”, a cura dell’Associazione Scuola Strumento di Pace E.I.P. Italia.

La giornata vedrà il coinvolgimento delle massime autorità cittadine e regionali, a testimonianza di quanto il tema della cultura non violenta sia centrale nell’agenda politica. Tra i partecipanti confermati e invitati figurano Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli, Vincenza Amato, Presidente del Consiglio Comunale, Maura Striano, Assessore all’Istruzione e alle Famiglie, Roberto Fico, Presidente della Regione, Domenico Battaglia, Arcivescovo Metropolita di Napoli e Monica Matano, Direttrice dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania.

Insieme ad altre attività, alle ore 10:00 in Piazza Montecalvario, il ritmo dei tamburi accompagnerà la partecipazione delle studentesse e degli studenti dell’I.C. “D’Ovidio – Nicolardi – E.A. Mario”, trasformando la musica in un linguaggio universale di rispetto e legalità.

Educare alla pace non è un evento isolato, ma un percorso quotidiano che si costruisce giorno dopo giorno tra i banchi di scuola. Un esempio virtuoso di questo impegno costante è rappresentato dall’IIS “Galiani-Da Vinci”. La scuola ha realizzato un toccante video-racconto che testimonia come la sensibilizzazione parta dalla memoria storica per arrivare all’azione presente. Attraverso laboratori sulla Costituzione, incontri con figure di rilievo come Don Maurizio Patriciello, la partecipazione costante al Concorso nazionale EIP Italia e attività sportive come “Un gol per la pace”, l’istituto dimostra che “la pace non è scontata, ma è una responsabilità” che appartiene a tutti.

La giornata prosegue anche nel pomeriggio con la costruzione simbolica delle “Fondamenta di pace” presso il Monastero di Santa Chiara, dove istituzioni e società civile si confronteranno in un dialogo pubblico moderato dalla giornalista Donatella Trotta.

Sarà un momento per ribadire che la pace si studia, si impara e, soprattutto, si pratica ogni giorno attraverso piccole e grandi scelte di solidarietà.