La Pace “tra le righe”

Percorsi possibili nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo che entrano in vigore in questi giorni


L’assenza di un’espressione esplicita può talvolta pesare quanto un silenzio inatteso. Nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, il termine “educazione alla pace” non compare come etichetta autonoma o disciplina codificata. È un dato che non possiamo non sottolineare con rammarico, specialmente dopo l’audizione del 7 aprile 2025 presso la Commissione tecnica, in cui avevamo ribadito l’urgenza di un riferimento diretto nelle finalità della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.

Tuttavia, un’analisi attenta e “militante” del testo rivela che, sebbene il lemma manchi, la sua sostanza pedagogica pulsa sotto la superficie. Per le scuole autonome non si tratta di rassegnarsi a un’omissione, ma di esercitare una “ermeneutica della responsabilità”: tracciare itinerari precisi tra le righe delle nuove disposizioni per rendere operativa la visione della Raccomandazione UNESCO 2023.

Un allineamento necessario al contesto globale

L’integrazione dell’educazione alla pace non è un vezzo terminologico, ma una necessità di allineamento agli standard internazionali. La Raccomandazione UNESCO del novembre 2023, sottoscritta da 194 Stati, costituisce l’unico strumento globale per una pace duratura attraverso l’istruzione, fornendo la base legale per il Target 4.7 dell’Agenda 2030.

In un’epoca segnata da “policrisi” — cambiamenti climatici, erosione democratica e polarizzazione sociale — la scuola è chiamata a un “nuovo contratto sociale”. Come suggerito dal Rapporto UNESCO 2021 Re-immaginare i nostri futuri insieme, la pace deve essere intesa come un processo attivo e democratico, uno strumento per navigare la complessità e distinguere il vero dal falso in un oceano di disinformazione.

Gli itinerari dell’autonomia: dove abita la pace?

Le scuole, nell’esercizio della propria autonomia didattica, possono sostanziare questo tema attraverso sei ambiti strategici già presenti nelle Indicazioni:

1. Educazione civica: pace come “convivenza civile”
Se il titolo manca, la funzione resta. Le Indicazioni chiedono di comprendere la necessità di una «convivenza civile, pacifica e solidale».
Il curricolo di Educazione Civica (L. 92/2019) può essere declinato focalizzandosi sulla risoluzione non violenta dei conflitti, trasformando il concetto di “rispetto delle regole” in una partecipazione attiva alla costruzione del bene comune.
2. Il “Nuovo Umanesimo” e la cura delle relazioni
Il testo ministeriale pone un’enfasi inedita sull’«etica del rispetto» e sull’«educazione del cuore».
La “cultura della pace” UNESCO trova casa nell’educazione all’empatia e nella prevenzione della violenza di genere. Progettare percorsi contro il bullismo significa, di fatto, attuare le competenze socio-emotive necessarie alla pace.
3. Storia e Geografia: verso una coscienza globale
Nonostante un forte focus sull’identità nazionale, le Indicazioni offrono spazi di “transcalarità”.
Utilizzare lo studio delle guerre mondiali, della decolonizzazione e delle migrazioni per analizzare le cause profonde dei conflitti. Passare dalla cronologia alla comprensione critica delle interdipendenze globali.
4. Plurilinguismo come dialogo
L’internazionalizzazione è definita “dimensione fondativa”.
Le lingue straniere non devono essere solo strumenti comunicativi, ma veicoli di confronto con l’alterità, riducendo i conflitti nati dall’incomprensione culturale.
5. Alfabetizzazione digitale e contrasto all’odio
Le Indicazioni sottolineano l’urgenza di un «pensiero critico» contro fake news e hate speech.
Attivare laboratori di Media and Information Literacy (MIL) per disarmare il linguaggio digitale e costruire un ecosistema “autenticamente umano”.
6. STEM e Sostenibilità
Il legame tra scienza e cittadinanza è esplicito.
Educare alla responsabilità verso il pianeta partendo dal presupposto che «non c’è pace senza sviluppo sostenibile».

Conclusione: una cornice di senso per il PTOF

In sintesi, spetta alle scuole autonome il compito di esplicitare il nesso. Nella redazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), è possibile e legittimo inserire l’Educazione alla Pace come cornice di senso unificante.
Possiamo farlo sfruttando la quota di autonomia del curricolo (DPR 275/99) e interpretando le competenze chiave “sociali e di cittadinanza” come vere e proprie competenze di pace.
Anche se il nome non c’è, la sfida è rendere la pace la grammatica invisibile, ma onnipresente, di ogni nostra azione educativa.

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