Linee Guida EIP per il 10 Febbraio
Il Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, invita le istituzioni scolastiche a conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati e della più complessa vicenda del confine orientale.
Per i docenti, questa ricorrenza non è solo un dovere di cronaca storica, ma un’opportunità per promuovere un messaggio di speranza, accoglienza e integrazione in un tempo di dolore e divisione.
1. La cornice etica e i Principi universali di educazione civica
L’insegnamento di questa pagina di storia può essere ancorato ai Principi universali di educazione civica, che definiscono la scuola come uno strumento al servizio dell’umanità. In particolare, l’attività didattica dovrebbe mirare a:
• Aprire la strada della comprensione reciproca (Principio II).
• Educare alla tolleranza, per accettare negli altri sentimenti e modi di agire diversi dai propri (Principio IV).
• Sviluppare il senso di responsabilità, inteso come privilegio della persona umana (Principio V).
• Educare all’altruismo e alla solidarietà, fondamentali per il progresso della comunità (Principio VI).
2. Il contesto storico: complessità e analisi critica
La didattica del Giorno del Ricordo richiede di affrontare il concetto di Frontiera Adriatica, una zona di sovrapposizione tra i mondi latino, germanico e slavo. È fondamentale distinguere tra etnia e nazione per evitare fraintendimenti: la nazione è una “comunità immaginata” basata su parametri variabili come lingua, cultura e valori condivisi.
I docenti devono guidare gli studenti nell’analisi di fenomeni complessi come:
• le “Foibe”, intese come le stragi del 1943 e 1945, che furono atti di violenza politica estrema in un contesto di ribaltamento dei poteri;
• l’Esodo, spostamento forzato di popolazione in cui pressione politica e violenza indussero quasi la totalità del gruppo italiano a fuggire;
• il negazionismo e il riduzionismo, cioè gli atteggiamenti che negano o minimizzano eventi storici per fini ideologici, dai quali la scuola deve distanziarsi attraverso il rigore del metodo storico.
3. Alcune attività didattiche suggerite da COMPASS
Il manuale di educazione ai diritti umani COMPASS del Consiglio d’Europa propone un approccio basato sull’apprendimento esperienziale (“learning through experience”). Di seguito, alcune attività adattabili al contesto del Giorno del Ricordo:
A. “Tre Cose” (Adattamento sulla Migrazione Forzata)
• Obiettivo: Sviluppare empatia verso i profughi e comprendere il dramma dell’esilio.
• Attività: Immaginare di dover fuggire improvvisamente dalla propria casa (come accaduto a migliaia di istriani, fiumani e dalmati) e poter portare con sé solo tre oggetti.
• Debriefing: Riflettere sui diritti dei profughi e sulle difficoltà dell’accoglienza.
https://www.coe.int/it/web/compass/3-things
B. “Memory Tags” (Tag della Memoria)
• Obiettivo: Riflettere sul ruolo dei monumenti e su come i fatti storici vengono ricordati o mitizzati.
• Attività: Gli studenti creano una “nuvola di parole” (tag cloud) con le sensazioni evocate dai memoriali o dai racconti sulle foibe.
• Discussione: Perché alcuni memoriali tendono a “glorificare” la guerra? Come vorremmo che questa tragedia fosse ricordata dalle generazioni future?
https://www.coe.int/it/web/compass/memory-tags
C. “Linee del Tempo” (Timelines)
• Obiettivo: Contestualizzare lo sviluppo dei diritti umani lungo la frontiera adriatica.
• Attività: Creare una linea del tempo che includa non solo i Trattati di Pace del 1947, ma anche eventi precedenti (fascismo di confine) e successivi (trattati di riconciliazione e istituzione del Giorno del Ricordo).
https://www.coe.int/it/web/compass/timelines
4. Verso una “memoria riconciliata“
L’educazione ai diritti umani non serve solo a conoscere le violazioni, ma a costruire una cultura dove i diritti siano “imparati, vissuti e agiti”.
Nel caso del confine orientale, l’obiettivo è una elaborare una storia critica capace di superare gli unilateralismi nazionali.
La condivisione della sofferenza, un’esperienza universalmente umana, può aprire la strada alla pietà e, infine, alla riconciliazione tra popoli contermini (italiani, sloveni e croati).
Il cuore è la dove si nasce
Storia del dramma istriano visto dagli occhi di una bambina
dal 1945 al 1947 e sviluppi della sua vita.
di Franca Dapas



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