Giornata del Rispetto 2026

Qualche riflessione alla luce dei Principi universali di Educazione civica nella prospettiva dello sviluppo delle competenze non cognitive


L’introduzione della Legge 70/2024 segna un punto di avanzamento nella strategia educativa nazionale per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo: istituendo la Giornata del Rispetto il 20 gennaio – in memoria di Willy Monteiro Duarte – il legislatore non ha voluto semplicemente fissare una data sul calendario, ma ha lanciato una sfida pedagogica precisa alla scuola: trasformare la memoria in azione e la commozione in competenza.
L’obiettivo non è solo commemorativo, ma proattivo: approfondire il valore intrinseco della dignità umana, sensibilizzare sulla non violenza (sia fisica che psicologica) e fornire strumenti concreti per riconoscere e disinnescare discriminazioni e prevaricazioni.
La settimana che precede il 20 gennaio diventa così per le scuole un tempo privilegiato – protetto e garantito dalla norma – per riflettere sul significato profondo dello “stare insieme”.

“La presente legge è volta a prevenire e contrastare i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo in tutte le loro manifestazioni, in particolare con azioni di carattere preventivo e con una strategia di attenzione e tutela nei confronti dei minori, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, privilegiando azioni di carattere formativo ed educativo e assicurando l’attuazione degli interventi, senza distinzione di età, nell’ambito delle istituzioni scolastiche, delle organizzazioni degli enti locali, sportive e del Terzo settore che svolgono attività educative, anche non formali, e nei riguardi dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale, cui incombe l’obbligo di orientare i figli al corretto utilizzo delle tecnologie e di presidiarne l’uso” (Legge 70/2024, articolo 1).

Ma cosa significa, oggi, insegnare il rispetto?
Una risposta profonda ci arriva dai Principi Universali di Educazione Civica, cuore della visione pedagogica e sociale di EIP (1968), che offrono una bussola valoriale ancora straordinariamente attuale.
Secondo questa visione, la scuola ha il compito primario di educare “al rispetto della vita e degli uomini”.
Non si tratta di una regola di bon ton, ma di una postura esistenziale: il rispetto si declina come tolleranza attiva, intesa come la qualità che “permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri”.
In un’epoca di trasformazioni rapide, i Principi ci ricordano inoltre che “più cresce il progresso tecnologico e scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile”: il rispetto diventa quindi responsabilità verso le conseguenze delle proprie azioni e si allarga all’altruismo, nella consapevolezza che nessuna comunità “può progredire senza sforzi personali e la collaborazione attiva di tutti”.

Dagli ideali alle competenze con il modello LifeComp
Perché questi principi non restino ideali astratti, è necessario ancorarli alla pratica educativa quotidiana, con il supporto del framework europeo LifeComp.
Il rispetto diventa così una “competenza allenabile” che attraversa tre dimensioni cruciali:
1. Dimensione sociale (empatia)
Traduce l’educazione all’altruismo nella capacità concreta di sentire e comprendere le emozioni altrui, superando l’indifferenza.
2. Dimensione personale (autoregolazione)
Per accettare “maniere di agire diverse dalle proprie”, lo studente deve imparare a gestire le proprie reazioni impulsive, trasformando il conflitto in confronto.
3. Dimensione cognitiva (pensiero critico)
Il rispetto si nutre della capacità di valutare idee diverse senza pregiudizi, riconoscendo la validità delle ragioni dell’altro.

La sfida per i docenti e i dirigenti è ora quella di cogliere l’opportunità offerta dalla Legge 70/2024 non come un adempimento burocratico, ma come occasione di ri-progettazione didattica.
Le scuole sono invitate a costruire percorsi che, partendo dalla memoria del 20 gennaio, utilizzino la settimana di sensibilizzazione per “allenare” queste competenze.
Non bastano assemblee o conferenze: serve una didattica laboratoriale dove il rispetto per la vita, la tolleranza per le diversità e la responsabilità individuale diventino pratica quotidiana.
Solo così la scuola potrà dirsi veramente “al servizio dell’umanità”, aprendo ai giovani “la strada della comprensione reciproca”.


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