Un occhio al domani
“Quando guardate, guardate lontano, e anche quando credete di star guardando lontano, guardate ancora più lontano”. Baden Powell ci ricorda quanto sia importante proiettare, in ogni campo, lo sguardo al di là del nostro naso, proprio come sosteneva Mary Poppins, e non essere miopi. Fra i tedofori che recano viva la fiaccola della lungimiranza, un posto di rilievo appartiene all’educazione finanziaria.
Questa luce dovrebbe riscaldare i giovani! Oggi ragazze e ragazzi sono affetti da una miopia sempre più accentuata, immersi nel magma vischioso e incandescente dell’hic et nunc di un’esistenza monoperiodale, spesso riluttanti o disinteressati a proiettare occhi e pensiero all’orizzonte.
Il Manifesto dell’Educazione finanziaria (2023), curato dalla testata “Il Sole 24 Ore”, afferma che “nel poco tempo che le turbo-società di massa lasciano all’approfondimento individuale, conoscere il passato e il presente per pianificare il domani è il modo per non perdere l’orientamento e costruire il futuro del futuro a partire dalla scuola.”
Scuola perché l’educazione finanziaria è, innanzitutto “educazione”. L’etimologia latina e-ducere, significa “condurre fuori”, coltivare, sviluppare, quindi permettere al discente di manifestare conoscenze, competenze e abilità: nel caso specifico insegna a pianificare nel tempo traguardi e a fornire soluzioni di realizzazione, per conseguire e mantenere un equilibrio, per sé e per gli altri.
Il Protocollo d’intesa MIM-Banca d’Italia del 28/01/2026, sottolinea, nella premessa, che l’istituzione scolastica “rappresenta un contesto privilegiato per la formazione di cittadini consapevoli, attraverso percorsi che promuovano la responsabilità individuale, la legalità, la sostenibilità e la cultura del lavoro … è fondamentale offrire a docenti e dirigenti strumenti aggiornati per integrare l’educazione finanziaria nella didattica e sostenere studenti e famiglie nello sviluppo di competenze per scelte consapevoli.
Nell’”Economico”, lo scrittore greco Senofonte (V-IV sec. A. c.), offre, in forma dialogica, un calzante ritratto dell’educazione finanziaria, che sottolinea quanto appena detto.
Teorizzando l’economia come “amministrazione della casa”, l’Autore, attraverso le parole di Critobulo e Socrate, ammette l’esistenza di un soggetto, che possa curare l’amministrazione della casa di altri, allo stesso modo di come cura la propria.
In questa argomentazione, si possono intravedere i contorni della figura del consulente finanziario, il quale, dotato di un’adeguata e continua formazione, mette a servizio degli altri competenza ed esperienza nel settore.
A questo punto, emergono tre fattori a tratteggiare la rilevanza dell’educazione finanziaria:
1. Innanzitutto, come sopra esposto, la variabile principale di una pianificazione finanziaria adeguata è il tempo: occorre distinguere fra molteplici periodi e, all’interno di ogni periodo, individuare obiettivi. L’esercizio di “accordare” tempi e obiettivi stimola l’elasticità mentale degli studenti, aiutandoli oggi a pensare al futuro, ad avere voglia di futuro, una sana “distrazione di sguardo”, uno “strabismo” benefico.
2. In secondo luogo, vengono immagazzinati concetti e un lessico specifico, che permettono di parlare “la stessa lingua” di testate e operatori specializzati, evitando di scivolare su errori, oppure di cadere vittima delle proposte “oscure” da banche e assicurazioni.
3. Da ultimo, le scelte finanziarie influiscono sulla vita dell’uomo che, quindi, è chiamato a padroneggiarne aspetti teorici e pratici.
L’educazione finanziaria è una metafora e una realtà della vita: insegna a pianificare e organizzare, per sé e per gli altri, condotta propedeutica all’età adulta.
Ad avvalorare la valenza educativa è il disposto della L. 15/17, secondo cui l’educazione finanziaria definisce
“il processo attraverso il quale le persone migliorano la loro comprensione degli strumenti e dei prodotti finanziari e sviluppano le competenze necessarie ad acquisire una maggiore consapevolezza dei rischi e delle opportunità finanziarie.”
Il contesto scuola
Normativa
La legge 21/24, d’altro canto, ha novellato la legge 92/19 istitutiva dell’insegnamento dell’educazione civica nella Scuola, come delineato supra, terreno d’elezione per la coltura di ogni semente educativa. L’art. 1, nella nuova formulazione, recita (le aggiunte sono sottolineate):
1.L’educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale economica e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri.
2. L’educazione civica sviluppa nelle istituzioni scolastiche la conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale e diritto alla salute, al benessere della persona, al risparmio e all’investimento, all’educazione finanziaria e assicurativa e alla pianificazione previdenziale, anche con riferimento all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali di gestione del denaro, alle nuove forme di economia e finanza sostenibile e alla cultura d’impresa…”
L’introduzione dell’educazione finanziaria nell’ambito dell’educazione civica era auspicabile, considerato il livello di alfabetizzazione finanziaria degli adulti, in lieve miglioramento, ma sottoperformante rispetto al valore pieno, fatto registrare dal nostro Paese dalla ricerca di Banca d’Italia su metodologia OCSE.
Riguardo alla relazione con gli assi portanti dell’insegnamento, è agevole dedurre, dalla lettera della disposizione, come l’educazione finanziaria integri agevolmente le tre aree: la Costituzione è richiamata dall’art. 47 della Carta (Tutela del risparmio e della proprietà immobiliare), la sostenibilità è sposata dalla finanza etica (ESG) (biofinanza?) e il funzionamento dei mercati telematici e la consulenza giocano con la casacca della cittadinanza digitale.
Punti di forza
Qualora, per mero esercizio, dovessimo individuare le opportunità dell’insegnamento dell’educazione finanziaria nelle scuole, potremmo addurre i seguenti punti (nella consapevolezza di un comportamento asintotico dello sforzo), alcuni dei quali enunciati e approfonditi dal secondo rapporto Edufin per l’educazione finanziaria delle scuole (2025):
- E’ parte integrante dell’educazione civica e contribuisce, conseguentemente, allo svolgimento delle 33 ore che non rappresentano un limite agognato come la conquista di una cima, bensì un possibile ventaglio formativo
- Favorisce la trasversalità delle discipline (storia, matematica, informatica, scienze..) e, quindi, può essere parte di una UDA, strumento da incoraggiare per la contemporaneità e comparabilità delle lezioni e delle valutazioni;
- E’ trasmissibile e verificabile tramite lezioni laboratoriali, compiti di realtà e giochi di ruolo (gamification), catturando l’attenzione degli studenti e il loro impegno nelle prove di valutazione;
- Consente l’emersione di potenzialità degli studenti (intelligenze multiple di Gardner);
- E’ modulabile in funzione dei gradi e degli ordini di scuola;
- È immediatamente applicabile e riscontrabile nella società reale;
- Contribuisce all’acquisizione di un approccio sostenibile alla gestione del denaro e alle tecnologie digitali, inclusa l’intelligenza artificiale;
- Può essere oggetto di giornate seminariali con esperti esterni e di percorsi di FSL (ex PCTO);
- Può costituire un’esperienza da utilizzare negli ordini successivi di studio o nel mondo del lavoro.
Aree di sviluppo
Accordo sui tempi non agevole fra educazione civica (quindi, anche finanziaria) e svolgimento della programmazione disciplinare (l’assunto porterebbe alla luce la convenienza dell’UDA);
Docenti con formazione non sempre adeguata;
A volte insufficiente dotazione dell’infrastruttura tecnologica delle scuole e dei sussidi per studenti BES.
Possibili interventi
In risposta, la Scuola è chiamata a rispondere presente a un tema così rilevante e delicato, cercando di porre in essere:
1. una formazione continua del personale docente, soggetto a sua volta interessato e coinvolto nelle scelte di portafoglio (destinazione del TFR);
2. il conseguente “sdoganamento” del mondo economico-finanziario dal timore reverenziale di un contesto criptico, incomprensibile ai più e , per questo, spesso relegato ad un ruolo non sempre paritario rispetto alla scienza giuridica;
3. l’approntamento di sussidi digitali e tecnologie assistive, onde interagire e costruire modelli in tempo reale e adeguarsi ai bisogni educativi di ognuno;
4. un monitoraggio continuo all’interno di ogni istituto sulle azioni poste in essere, sulla soddisfazione di docenti e discenti;
5. la stipula di accordi con organismi di settore (es. CONSOB, Banca d’Italia, ANASF) per stipula convenzioni per FSL e corsi abilitanti alla professione di consulente finanziario.
L’educazione finanziaria insegna ad investire…,
ma per la scuola il miglior investimento è l’educazione finanziaria!
Daniele Di Clementi
Ufficio studi EIP Italia