Roma celebra Elio Pecora: una giornata di studi per i 90 anni del poeta

Il 15 aprile 2026, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ospiterà “L’avventura di restare”, un evento speciale dedicato alla vita e all’opera di una delle voci più limpide e autorevoli della letteratura italiana contemporanea.


Mercoledì 15 aprile 2026, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma si trasforma nel cuore pulsante della letteratura italiana per rendere omaggio a Elio Pecora in occasione del suo novantesimo compleanno. L’evento, intitolato significativamente “L’avventura di restare”, rappresenta non solo una celebrazione anagrafica, ma un profondo atto di riconoscimento verso un autore che ha attraversato il Novecento mantenendo intatta la purezza della propria voce poetica.
Nella cornice istituzionale della Sala 1, a partire dalle ore 10.00, studiosi e amici si avvicenderanno per ripercorrere le tappe di una carriera straordinaria che ha saputo coniugare l’eleganza della forma con una rara onestà intellettuale.

L’apertura della giornata è affidata a Stefano Campagnolo, Direttore della Biblioteca, che darà il via a una mattinata densa di riflessioni critiche. Il programma si snoda attraverso analisi che spaziano dalla produzione teatrale di Pecora alle sue incursioni nel mondo incantato delle favole e delle fiabe, senza dimenticare l’importanza della sua prosa e l’esperienza fondamentale della rivista “Poeti e poesia”, che per vent’anni ha segnato il passo del dibattito culturale italiano.
Esperti come Marco Beltrame, Daniela Marcheschi, Gianluca Della Corte, Plinio Perilli, Donato Di Stasi e Annamaria Vanalesti offriranno una panoramica completa sulla sua opera, toccando temi profondi come il giardino simbolico nella sua poesia e il suo ruolo di guida per le “anime senza redenzione”.

Nel pomeriggio, dalle ore 14.45, il tono si farà più intimo e corale con una serie di interventi e testimonianze dirette. Personalità del calibro di Paolo Di Paolo, Sonia Gentili, Anna Paola Tantucci e Bruno Corà, tra i molti presenti, racconteranno l’uomo dietro l’opera, mentre le voci di Maria Letizia Gorga e Vittorio Viviani restituiranno al pubblico la musicalità dei versi di Pecora attraverso letture scelte.

Questo tributo mette in luce la statura di un uomo che, arrivato a Roma nel 1966, è diventato il custode della memoria di giganti come Sandro Penna, Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini, costruendo un percorso artistico del tutto originale.

Un aspetto fondamentale e meno noto al grande pubblico, ma centrale nella vita di Elio Pecora, è il suo pluriennale sodalizio con la nostra Associazione EIP Italia (École Instrument de Paix). L’attività di diffusione dei diritti umani e della cultura della pace nelle scuole, ha trovato il lui un punto di riferimento culturale e morale imprescindibile, come testimoniato dall’assegnazione nel 2023 del Prix International “Jacques Mühlethaler” pour la Paix et les droits de l’homme.
Per decenni, il maestro Elio Pecora ha messo la propria arte al servizio della pedagogia e dei diritti umani, collaborando con Anna Paola Tantucci. Il suo impegno come Presidente di Giuria nei Concorsi letterari per le scuole e nei premi dedicati alla memoria di Vittorio Tantucci ed Eugenia Bruzzi Tantucci dimostra una convinzione incrollabile: la poesia deve essere uno strumento di cittadinanza attiva e un ponte tra le generazioni.
Nei suoi interventi, carichi di eleganza e passione, ha posto al centro della sua riflessione l’idea della pace non come semplice assenza di conflitto, ma come una “costruzione attiva e quotidiana”, un esercizio della volontà che deve partire innanzitutto da un accordo profondo con se stessi. Ha spesso ribadito che la guerra e l’odio non sono che manifestazioni di una tragica “stupidità” e di un’incapacità di governare il disordine interiore: contro questa deriva, egli propone la poesia come forma alta di conoscenza e come strumento di “educazione ai sentimenti”.
Nelle sue parole, il richiamo alla classicità non è mai un esercizio nostalgico, ma una necessità vitale. Pecora ci ricorda che l’essere umano, pur avendo raggiunto traguardi tecnologici straordinari, è rimasto sentimentalmente lo stesso dei tempi di Omero o di Ovidio: un individuo che ama, soffre e teme la morte con la medesima intensità. Per questo motivo, egli individua nella scuola l’unico baluardo capace di strappare le nuove generazioni dall’inerzia dei mondi virtuali e dal “rumore” della superficie, per riportarle alla densità della parola onesta. La sua è una “fede nella chiarezza”, un invito a ritrovare l’entusiasmo, inteso nel senso greco di forza divina interiore, per abitare il presente con consapevolezza, fuggendo le facili astrazioni per tornare alla concretezza dei significati che curano l’anima.

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