Riflessioni sul 17 marzo
Il 17 marzo non è una semplice data sul calendario civile; è il baricentro simbolico attorno al quale ruota l’intera narrazione dell’Italia moderna. In quel giorno del 1861, tra le austere mura del Parlamento Subalpino a Torino, la proclamazione del Regno d’Italia sotto la corona di Vittorio Emanuele II trasformò un’espressione geografica in un soggetto politico unitario. Fu l’atto di nascita ufficiale di un’identità che per secoli era stata frammentata in piccoli regni, ducati e dominazioni straniere.
Tuttavia, celebrare questa ricorrenza oggi non significa solo guardare al passato con nostalgia, ma comprendere come quel “primo vagito” della nazione si sia evoluto in un progetto di cittadinanza attiva e consapevole.
Un mosaico in cammino: il compimento dell’unità
L’Unità proclamata nel 1861 fu l’inizio di un cantiere aperto, un processo di aggregazione che richiese sacrifici e decenni per essere completato. Il disegno territoriale si arricchì progressivamente:
1866: L’annessione del Veneto.
1870: La storica breccia di Porta Pia che rese il Lazio parte integrante dello Stato, portando Roma a diventare Capitale nel 1871.
1918: Il definitivo ricongiungimento con il Trentino-Alto Adige e la Venezia Giulia, suggellato nella data del 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Queste tappe non furono meri spostamenti di confine, ma il riflesso di un ideale risorgimentale fondato sulla libertà e sull’indipendenza. Popoli diversi, con tradizioni e dialetti profondamente distanti, scelsero di riconoscersi in un destino comune, trasformando le differenze regionali nella linfa vitale di una nuova cultura nazionale.
L’Eredità dell’educazione civica: fare gli italiani
L’Unità d’Italia non fu solo un fatto militare o diplomatico, ma un progetto morale. Se il Risorgimento ci ha dato lo Stato, il Novecento ci ha dato la Repubblica e la Costituzione. In questo solco, l’Educazione Civica diventa lo strumento per dare sostanza all’appartenenza nazionale. Essere cittadini oggi significa onorare il 17 marzo attraverso l’adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale previsti dall’Articolo 2 della nostra Carta.
La voce dei maestri della libertà
Per dare profondità a questa ricorrenza, dobbiamo interpellare coloro che hanno “pensato” l’Italia come una comunità di donne e uomini liberi:
Piero Calamandrei: Egli ammoniva che la libertà e l’unità non sono regali, ma conquiste da proteggere ogni giorno.
“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse.”
Celebrare il 17 marzo significa, dunque, rimettere “combustibile” nel motore della nostra democrazia.
Sandro Pertini: Il “Presidente più amato” legava indissolubilmente l’amore per la patria alla giustizia sociale.
“Sii orgoglioso di essere italiano, ma non dimenticare mai che la patria è il mondo intero.” Il suo insegnamento ci ricorda che l’unità nazionale non deve mai chiudersi in un gretto nazionalismo, ma aprirsi alla fratellanza e al rispetto per ogni essere umano.
Giuseppe Dossetti: Tra i principali artefici della Costituzione, Dossetti vedeva nello Stato un mezzo per servire la dignità della persona. Per lui, l’unità era il presupposto per una “comunità di valori” in cui il dialogo tra diverse fedi e ideologie poteva costruire una casa sicura per tutti. “La Costituzione fatevela amica e compagna di strada. Vi sarà presidio sicuro, nel vostro futuro, contro ogni inganno e contro ogni asservimento, per qualunque meta vi prefissiate”.
La staffetta della memoria collettiva
Dalle grandi esposizioni universali del 1911, passando per i fervori del Centenario nel 1961, fino all’entusiasmo corale del 2011 (il 150° anniversario), l’Italia ha saputo ritrovarsi. Città come Napoli, Firenze e Milano sono state epicentri di mostre e manifestazioni che hanno ricucito lo strappo tra Nord e Sud, celebrando una storia che appartiene a ogni borgo e ogni metropoli della penisola.
Un impegno quotidiano
Oggi, il 17 marzo ci interroga direttamente: qual è il nostro contributo alla nazione? La risposta risiede nella responsabilità civica. Non si è italiani solo per nascita, ma per scelta: la scelta di rispettare le istituzioni, di proteggere il patrimonio culturale e ambientale, di partecipare attivamente alla vita della propria comunità.La storia dell’Unità d’Italia continua a parlare alle nuove generazioni, non come un capitolo polveroso di un libro, ma come un impegno che si rinnova. La costruzione di una nazione non è mai un traguardo definitivo, ma un orizzonte verso cui camminare insieme, con la consapevolezza di chi sa da dove viene e il coraggio di chi immagina un futuro di pace e giustizia.
Alcune proposte per la scuola
- Sperimentare la democrazia: elezioni simulate per rappresentanti di classe, dibattiti guidati e gestione condivisa degli spazi scolastici;
- Memoria locale: ricerche sui monumenti, vie, piazze o personaggi legati al Risorgimento nel proprio territorio;
- Patto di corresponsabilità: sottoscrivere impegni tra scuola, studenti e famiglie per la cura della comunità;
- Inclusione e accoglienza: attività quotidiane che promuovano integrazione, cooperazione e supporto reciproco;
- Laboratori creativi: poster, murales, video o podcast sulla storia dell’Unità d’Italia e sull’identità nazionale;
- Progetti di cittadinanza attiva: interventi di solidarietà e tutela dell’ambiente per praticare i valori civici;
- Letture guidate e confronti: analisi di testi di Calamandrei, Pertini e Dossetti, con discussioni e riflessioni;
- Giornata del dialogo e della memoria: dibattiti su diritti, diversità culturale e coesione sociale;
- Drammatizzazioni storiche: mettere in scena eventi chiave del Risorgimento, come la proclamazione del Regno d’Italia o la breccia di Porta Pia, per vivere la storia in prima persona;
- Caccia al tesoro storica: creare percorsi didattici in aula o nel quartiere con indizi legati all’Unità e ai protagonisti dell’Italia;
- Mostre e esposizioni: raccogliere oggetti, fotografie, mappe o testimonianze locali e allestire una piccola mostra storica in classe o a scuola;
- Condivisione digitale: usare blog scolastici, social network o piattaforme multimediali per raccontare il 17 marzo e condividere progetti, interviste e riflessioni;
- Musica e poesia: scrivere canzoni, componimenti o piccoli cori che celebrino l’unità e i valori civici, rendendo la storia emozionante e coinvolgente;
- Collaborazioni con enti locali: visite a musei, archivi o associazioni culturali per approfondire l’unità nazionale e il ruolo dei cittadini.
Italia N. Martusciello
Vicepresidente nazionale EIP Italia