27 Gennaio 2026 – la Memoria come strumento per costruire la pace

Una breve guida per docenti secondo la logica dei Principi Universali di Educazione civica


Il 27 gennaio 2026, la società italiana è chiamata a celebrare il Giorno della Memoria: riteniamo che continui ad essere una straordinaria occasione pedagogica e non un rituale stanco o una generica esortazione alla riflessione. Per gli educatori, questo appuntamento rappresenta un impegno progettuale concreto per trasformare la memoria storica in Educazione alla Pace e cittadinanza attiva, ancorando l’azione didattica ai Principi Universali di Educazione Civica.

1. Il significato specifico della Shoah: oltre la memoria generica

È opportuno che la scuola ribadisca la specificità della Shoah, definita come una “frattura profonda nella civiltà” del XX secolo. Non si tratta di una commemorazione indistinta del male, ma dello studio di un progetto sistematico di sterminio che ha colpito l’umanità nel cuore dell’Europa.
Insegnare la Shoah oggi significa analizzare i fatti storici come eventi umani e, per questo, “spiegabili”.
Una curvatura necessaria dei percorsi di approfondimento deve riguardare la storia nazionale: solo una contestualizzazione precisa permette di sviluppare gli “anticorpi” necessari per riconoscere oggi i segnali di intolleranza e razzismo.

2. Integrare i Principi Universali di Educazione Civica nella didattica della Memoria

L’insegnamento della Shoah può trovare il suo “sfondo integratore” nei sei Principi Universali di Educazione Civica elaborati da Jean Piaget e Jacques Mühlethaler (1968). 
Ecco come declinarli operativamente:
La scuola è al servizio dell’umanità
L’insegnamento della Shoah non deve essere un compito meramente accademico, ma occasione per riflettere sulla natura dell’uomo e sulla civiltà. Poiché la Shoah ha rappresentato una frattura profonda nella civiltà che ha offeso l’umanità intera, studiarla significa mettere la scuola al servizio di un valore universale: la difesa della dignità umana contro ogni progetto di annientamento.
La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca
Integrare questo principio significa utilizzare la storia della Shoah per promuovere il dialogo interculturale e interreligioso. La didattica deve aiutare gli studenti a superare il pregiudizio e l’indifferenza, favorendo l’incontro tra persone diverse e contrastando i meccanismi di “soffocamento” che derivano dalla mancanza di dialogo. La scuola apre la strada alla comprensione quando insegna a riconoscere l’altro non come un nemico, ma come un compagno di viaggio.
La scuola educa al rispetto della vita e degli uomini
Questo principio si traduce nell’esigenza di “restituire la dignità di esseri umani” alle vittime, salvandole dall’anonimato delle statistiche. Invece di focalizzarsi solo sui numeri, è fondamentale restituire a ogni vittima il proprio nome, volto e storia di vita, anche Analizzando il passaggio dalla discriminazione dei diritti (leggi del 1938) alla persecuzione delle vite, per comprendere quanto sia preziosa e inviolabile l’esistenza di ogni individuo.
La scuola educa alla tolleranza, qualità che permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri
La tolleranza, intesa come capacità di accettare il diverso, viene insegnata analizzando la fenomenologia dell’esclusione. Studiare come l’intolleranza sia stata burocratizzata e resa quotidiana durante il nazifascismo aiuta i giovani a sviluppare gli “anticorpi” per riconoscere oggi i segnali di razzismo, antisemitismo e xenofobia. La tolleranza permette di vedere nelle differenze un arricchimento anziché una minaccia.
La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità, uno dei più grandi privilegi della persona umana. Più cresce il progresso tecnologico scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile
Il progresso scientifico e tecnologico del Novecento è stato utilizzato per creare macchine di morte, come le camere a gas. Contro il gregarismo, la scuola deve educare gli studenti a rifiutare la dittatura della maggioranza, il potere del più forte e ogni forma di violenza e bullismo, che portano all’isolamento di chi dice “no” al crimine. In questo contesto, è importante mettere in luce che la Shoah è stata possibile anche grazie alla collaborazione o all’indifferenza di molti e, di conseguenza, ogni individuo è responsabile delle proprie scelte e può fare la differenza.
La scuola educa il fanciullo all’altruismo e alla solidarietà. Deve fargli capire che la comunità non può progredire senza sforzi personali e la collaborazione attiva di tutti
Questo principio trova la sua massima espressione nello studio dei “Giusti tra le Nazioni”. Analizzare le storie di chi ha rischiato la vita per aiutare i perseguitati dimostra che la collaborazione attiva e lo sforzo personale sono necessari per far progredire la comunità.

3. Educazione alla Pace: i “Punti Luce” di Edith Bruck

La finalità ultima di questo percorso è l’Educazione alla Pace, intesa come “grammatica quotidiana delle nostre relazioni”. La testimonianza di Edith Bruck offre una chiave preziosa con i suoi “cinque punti luce”.
Insegnare la Shoah non deve significare trasmettere solo orrore — che spesso genera meccanismi di difesa e allontanamento negli studenti — ma mettere in luce quei piccoli gesti di umanità che hanno permesso alla speranza di sopravvivere anche nell’abisso.
Educare alla pace significa capire che essa è “sempre possibile e dipende da ognuno di noi”.

4. Suggerimenti metodologici per i docenti

Per rendere efficace l’apprendimento, si suggeriscono le seguenti buone pratiche:
Uso critico del Web. I ragazzi sono consumatori nativi di contenuti digitali, ma spesso mancano di capacità di discernimento. È compito del docente guidarli contro le fake news e l’hate speech, privilegiando fonti autorevoli come l’Archivio Centrale dello Stato e il portale “Scuola e memoria”.
Laboratori d’archivio. Coinvolgere gli studenti nella ricerca di documenti originali (registri scolastici, circolari delle Prefetture) per ricostruire l’impatto delle leggi razziali sulla società locale. Questo trasforma lo studente in un “ricercatore attivo”.
Peer Education. Incoraggiare gli studenti a diventare “testimoni della memoria pubblica”, condividendo le loro ricerche con i compagni più piccoli o attraverso la creazione di prodotti multimediali come podcast e siti web.
La via della Poesia. Seguendo l’esempio di Edith Bruck, la poesia può essere usata come forma di resistenza morale per gridare contro le ingiustizie senza urlare per strada.

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