Costruire la pace tra i banchi di scuola: il forum di Budapest
Il presente articolo riprende i temi di “Education is joy, and joy is resistance!” pubblicato dall’OHCHR nel gennaio 2026.
In un periodo storico segnato da crescenti disuguaglianze, conflitti e narrazioni di divisione, l’educazione ai diritti umani emerge non solo come un dovere pedagogico, ma come una vera e propria pratica di resilienza collettiva. Recentemente, il Forum sull’Educazione ai Diritti Umani tenutosi a Budapest ha lanciato un messaggio potente che noi, come associazione impegnata nella scuola, vogliamo fare nostro: “L’educazione è gioia, e la gioia è resistenza”.
La scuola come spazio di protezione
Educare alla pace e ai diritti umani non significa solo trasmettere nozioni giuridiche o storiche. Come sottolineato dagli attivisti e dai giovani leader durante il Forum, l’apprendimento è un atto di protezione.
In contesti dove i diritti vengono costantemente calpestati, la scuola deve diventare il luogo in cui ogni studente riscopre il proprio valore e il senso di appartenenza a una comunità globale. Imparare i diritti umani significa armarsi di strumenti critici per analizzare il mondo e, allo stesso tempo, trovare la forza per trasformarlo.
Perché la “Gioia” è un atto politico?
Potrebbe sembrare paradossale parlare di gioia mentre leggiamo notizie di crisi e sofferenza. Eppure, per chi si occupa di educazione alla pace, la gioia è fondamentale per tre motivi, quali la connessione generazionale, perchè la gioia è ciò che ci lega a chi ha lottato prima di noi e a chi verrà dopo, è l’energia che sostiene gli educatori nel lungo periodo;
la resilienza, perché insegnare con entusiasmo e promuovere il benessere emotivo degli studenti è un modo per resistere alla disperazione e al cinismo che spesso alimentano la cultura della violenza; e
l’appartenenza, perchè la gioia nasce dal sentirsi parte di qualcosa di più grande: l’educazione ai diritti umani crea legami, trasforma il “dolore per ciò che accade nel mondo” in azione comune e solidarietà.
Trasformare la sofferenza in azione
Ava Kreutziger, una delle giovani voci del Forum, ha ricordato che spesso gli educatori provano dolore e tristezza per le ingiustizie globali. Tuttavia, è proprio la capacità di provare gioia insieme a questo dolore ciò che permette di continuare a lottare.
Per la nostra associazione, questo significa rimettere al centro il rispetto reciproco e l’onore verso l’essere umano, indipendentemente dalla provenienza, rendere gli studenti protagonisti, capaci di discutere apertamente di ciò che accade nel mondo senza paura e coltivare la speranza come impegno concreto e quotidiano.
Un impegno comune
L’educazione ai diritti umani è un “investimento essenziale” per una società giusta. Come comunità scolastica, abbiamo il compito di assicurare che l’istruzione rimanga coraggiosa, inclusiva e trasformativa.
Non stiamo solo insegnando delle regole; stiamo costruendo una cultura dove la pace non è un’utopia lontana, ma una pratica che si esercita ogni giorno attraverso l’ascolto, la comprensione e, sì, anche attraverso la gioia di imparare insieme.