Una videochiamata pomeridiana a tre. Gli schermi mostrano Luciano Corradini, professore emerito, uno dei padri della pedagogia in Italia; Anna Paola Tantucci, presidente nazionale EIP Italia e amica storica di Luciano; e Francesco Rovida, dirigente scolastico e coordinatore della formazione EIP. Nonostante la distanza fisica, il clima è cordiale e amichevole.

Anna Paola: Caro Luciano, è una gioia vederti, anche se solo attraverso questo schermo. Ho qui sul tavolo il tuo nuovo libro, Incipit vita nova, pubblicato per i tipi di Diogene Multimedia. A un certo punto della vita, aprire i cassetti della memoria è sempre conseguenza e fonte di emozioni e di timori.
In questo testo tu pubblichi un carteggio giovanile degli anni ’50, affidato a fogli nascosti tra i libri e anche a quaderni di “appunti di storia contemporanea”, scambiati, negli ultimi tre anni di liceo con una tua compagna di classe che chiami Beatrice.
Come mai hai deciso di rendere pubblica questa tua intima vicenda proprio ora, a novant’anni, e perché hai scelto questo titolo evocativo dal famoso “libello” di Dante?
Luciano: Cara Anna Paola, è una gioia anche per me parlare con voi di questa la decisione, ma confesso che è anche frutto di dubbi e di riflessioni mie, della mia famiglia e di alcuni che mi hanno portato a considerare quel mucchio di carte come un’utile testimonianza “storica”, e non una sorta di scortesia rivolta alla loro madre. Io pensai invece che quel carteggio, ripensato in riferimento alla nostra lunga vita, e ai dati emersi dalle ricerche sociologiche e dalle cronache nere inquietanti sulle violenze che caratterizzano percentuali rilevanti del mondo giovanile, potevano forse svolgere la funzione di un piccolo barile d’olio versato nel mare in tempesta delle relazioni tra adolescenti d’oggi e i “femminicidi” che affliggono il nostro tempo.
In conclusione, più che ascoltare i consigli di un vecchio professore, ho pensato di fare una “diretta” sul dialogo scritto fra due adolescenti, rivelando un segreto tenuto nascosto per una sessantina d’anni e infine svelato non per fare prediche, ma per far conoscere come per circa tre anni, dai sedici ai diciotto, un ragazzo e una ragazza hanno cercato di mettere d’accordo cuore, cervello, letteratura, ormoni, fede, speranza e carità, dialogando, sognando, soffrendo, disperandosi e ricominciando a cercare di capirsi in termini di sincera amicizia. Così ho riaperto con scrupolo “filologico” un vecchio fascicolo blu conservato in un armadio e sopravvissuto ai cinque o sei traslochi che ho vissuto con la famiglia nella mia lunga vita. Confesso che sono stato incuriosito anche dalla lettura di un romanzo di un mio ex studente ormai famoso scrittore, docente e sceneggiatore, Alessandro D’Avenia, che parlava di amori adolescenziali, nel notissimo Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori, 2010). Rileggendo i nostri foglietti ingialliti, ho capito che quelle dinamiche contenevano profondi motivi pedagogici.
Il titolo del libro si richiama a Dante perché, come per lui, anche per me il ricordo di quell’amore giovanile ha segnato una vera “novità di vita”, facendomi scoprire non solo un sentimento, ma la mia vera vocazione.
Francesco: Professore, mi inserisco in questa bella chiacchierata pensando con lo sguardo di chi vive ogni giorno tra i ragazzi. Nelle tue lettere a Beatrice si nota un intreccio formidabile: tu eri innamorato, ma al tempo stesso cercavi di guidarla, di farla riflettere, quasi di educarla. Come si fondono questi due aspetti, l’affetto e l’educazione, nella mente di un giovane liceale?
Luciano: Francesco, tu sai bene quanto siano complesse le dinamiche tra i banchi di scuola. Io ero proiettato in avanti, cercavo di convincerla a intraprendere un lungo “viaggio” insieme: in questo tentativo c’era un’ingenua e insieme accorata richiesta di reciprocità, ma anche il desiderio donarle il mio mondo interiore. Nel libro c’è un passaggio che spiega bene questo concetto, richiamando l’episodio della volpe e del Piccolo Principe. Lo cito testualmente, da pagina 15: “Nel nostro caso si tratta di un intreccio circolare: amare per educare e educare per amare”. È una dinamica fatta di umiltà, frustrazioni, ma anche di profondo rispetto per la libertà dell’altro e della propria sincera e leale convinzione.
Anna Paola: Eppure, Luciano, noi sappiamo bene che quella storia con Beatrice non si concluse con il matrimonio.
Con la tua Beatrice vi siete lasciati prima degli esami di maturità. Molti, leggendo, potrebbero interpretarla come la storia comune a molti amori giovanili destinati a finire e talvolta vissuti come fallimento. Credo che proprio i giovani, oltre agli adulti chiamati in causa, genitori e docenti, dovrebbero leggere il tuo libro perché potrebbe offrire loro una chiave di interpretazione dei sentimenti.
Tu, guardandoti indietro alla luce dell’esperienza di una vita, come la valuti oggi?
Luciano: Per nulla al mondo la considero una sconfitta o tempo perso, Anna Paola. Anzi, a distanza di decenni, entrambi abbiamo riconosciuto che quel continuo lavoro interiore è stato un tesoro formativo incalcolabile. Attraverso quei bigliettini furtivi abbiamo imparato a capire il peso della libertà, l’importanza di fare sul serio nella vita e l’impegno verso lo studio e la fede. È stato un “patrimonio” umano che ha poi dato i suoi veri frutti quando, successivamente, abbiamo formato le nostre rispettive famiglie con altre persone. Le lettere che ci siamo scambiate 35 anni dopo la maturità, pubblicate da pag. 113 a 117 del libro, dimostrano perché abbiamo dato entrambi una valutazione positiva del nostro “fallimento”.
Anna Paola: Vi siete tenuti in contatto nel tempo? E a proposito di famiglie, è all’Università Cattolica di Milano che il Signore ha risposto alla tua preghiera, facendoti incontrare la tua amata Bona. In questo volume c’è una parte bellissima, scritta in occasione del vostro cinquantesimo anniversario di matrimonio, dedicata ai vostri figli e nipoti, da pag 119 a 130. Ci racconti come avete trasformato quella promessa giovanile in una sinfonia durata una vita intera, che tutti noi dell’ EIP guardiamo come esempio ?
Luciano: L’incontro con Bona è avvenuto nelle aule dell’università, perché a poco a poco abbiamo scoperto di avere gli stessi sogni e la stessa visione della vita. Ricordo che sul suo quaderno scrissi che tra me e lei ci sarebbe sempre stato un “terzo”, ovvero l’amore in Cristo. Ai nostri figli e nipoti abbiamo voluto lasciare una traccia di questo percorso, perché crediamo che la nostra famiglia sia nata anche grazie a quel terreno preparato in gioventù. A questo proposito, cito la pagina 130 del testo, dove abbiamo rivolto ai nostri nipoti questo invito: “non aspettate i reumatismi della vecchiaia per accorgervi che Dio vi ha creato, che ci attende tutti in un Regno che non vuole costruire senza di noi; e che gli altri hanno bisogno di noi, come noi di loro”. È un lascito per le nuove generazioni.
Francesco: Riprendo proprio questo tuo appello ai giovani, Luciano. Oggi i ragazzi sembrano chiusi in una solitudine digitale, comunicano in modo frammentato, spesso soffrono di ansia e di “ritiro sociale”. Sei convinto che la lettura di un amore così “antico”, fatto di lettere vergate a mano e di lunghe attese, possa davvero interessare o scuotere i nostri studenti iperconnessi?
Luciano: Lo spero vivamente. Spesso pensiamo che la distanza temporale e tecnologica sia un ostacolo insormontabile, ma in realtà questa profonda diversità di mezzi e di linguaggi può incuriosirli, perché i problemi della vita e della morte, della solitudine e dell’amicizia, dell’amore e dell’odio, cioè della ricerca di trovare senso in questa complicata esistenza e di conferirle senso attraverso le nostre scelte di vita appartiene a tutte le epoche. Leggendo questi pensieri, i ragazzi di oggi possono chiedersi cosa si siano persi per strada nel corso dei decenni, dal Dopoguerra in poi, e che cosa possono fare per “cavarsela” in questo mondo complicato ed esposto a tragedie e disperazioni. Già nell’Ottocento si diceva che chi vuole crearsi un paradiso in terra, senza limiti e rinunce, finisce per farne un inferno.
Le urgenze del cuore umano non sono cambiate; i giovani hanno solo bisogno di capire che l’amore è un incontro che richiede coraggio e costruzione paziente, non è una garanzia automatica e non si risolve in un clic.
Anna Paola: Un’ultima domanda Luciano, una tua riflessione proprio sul ruolo della scuola alla luce del tuo lavoro infaticabile all’Università, come Presidente dell’UCIIM come maitre à penser per i docenti e dirigenti dell’EIP e nella carica istituzionale di vicepresidente del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione, in cui hai cominciato ad ascoltare e a dar voce ai giovani, nell’ambito dei progetti Giovani ‘93/2000, anche come sottosegretario della Pubblica Istruzione nel Governo Dini, hai potuto sostenere per un anno e mezzo la pubblicazione edita dal Poligrafico dello Stato intitolata “Studenti &C, mensile della Pubblica Istruzione per i giovani e viceversa”. Di fronte a emergenze terribili come la violenza di genere, cosa deve fare oggi una comunità scolastica per educare davvero all’affettività e al rispetto?
Luciano: La scuola ha il dovere costituzionale di educare e non limitarsi a fornire fredde informazioni igienico-sanitarie. L’educazione affettiva e sessuale deve passare attraverso quella che in diverse commissioni ministeriali abbiamo contribuito a delineare come Educazione civica e cultura costituzionale. Ci sono diversi documenti importanti nel patrimonio della normativa sull’istruzione in Italia, che sono spesso dimenticati. Dalle riflessioni fatte in merito alla legge sull’educazione alla salute abbiamo messo a fuoco dei diritti e dei doveri. Abbiamo cercato di facilitare l’avvicinamento dei ragazzi al mistero della persona e la responsabilità verso sé stessi e verso gli altri, a tutti i livelli della convivenza umana, oggi resa più precaria dal misconoscimento del diritto internazionale dei diritti umani. Fin dalle prime età della vita scolastica dobbiamo creare un ambiente in cui concetti come il pudore e l’uguaglianza tra gli esseri umani non vengano derisi come cimeli del passato, ma valorizzati come condizioni di rispetto reciproco e di salvezza del Pianeta. È fondamentale promuovere una conoscenza che sia scientificamente fondata ma anche eticamente responsabile, aiutando i ragazzi a gestire la propria affettività senza banalizzarla.
Luciano Corradini, Incipit vita nova. Carteggio d’amore di due liceali negli anni Cinquanta. Riflessioni sulla nostra famiglia e sull’educazione nella scuola di tutti, Diogene Multimedia, 2026
