Il diritto internazionale e gli insuccessi della diplomazia nelle parole di Luciano Corradini
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da “Il Giornale di Brescia” del 17 marzo 2026
È rimasta nella mente di molti la frase del ministro degli Esteri Tajani: «Il diritto internazionale è importante, ma fino ad un certo punto». Da una parte si è cercato di interpretarla come un richiamo ad un buon senso, capace di adeguarsi alla «realtà effettuale delle cose» di machiavelliana memoria, dato che gli Stati più potenti del mondo sarebbero capaci di risolvere tra loro i problemi geopolitici del nostro tempo.
Dall’altra parte si fa l’elenco degli insuccessi sia della diplomazia, sia delle guerre scatenate senza obiettivi comprensibili, estese, come epidemie, ad altri Stati e con danni terribili per gran parte dei Paesi del mondo, in termini di popoli massacrati, intere città e campagne semidistrutte, con danni al patrimonio culturale, naturale, economico, spirituale di intere generazioni.
Stampa e media danno ad ogni ora informazioni su eventi, con interpretazioni storiche e previsioni di esperti militari, geopolitici, economisti, sociologi, filosofi, che analizzano e spesso polemizzano, senza ottenere il formarsi, nelle popolazioni, di atteggiamenti e orientamenti culturali e politici capaci di indurre i «potenti» a rinunciare all’odio e alla guerra.
Bisogna interrogarsi su quel «fino ad un certo punto». Ci sono alternative alla lucida e generosa, anche se poco compresa e praticata costruzione del diritto internazionale dei diritti umani. Cito alcune voci impegnate a capirci qualcosa.
Il geniale uomo di teatro Stefano Massini in un monologo satirico ha ironizzato, nel corso di una puntata della trasmissione di La7 «Piazza Pulita», sul Pacifista pigro, preoccupato, ma in poltrona, in pantofole, anche polemico, quando sale il prezzo del petrolio, piange per i piccoli, ma posticipa il suo intervento e non scende in piazza.
Cito infine alcuni versi scritti da Gianni Gasparini, poeta e sociologo all’Università Cattolica di Milano:
«Chi vuole scrivere una poesia mentre infuria la guerra dovrebbe prima digiunare spegnere le voci interiori di sdegno e di vendetta / fare un silenzio assoluto intriso di lacrime e pianto / mettersi in ginocchio a capo chino ad occhi chiusi pregando il suo dio devotamente e quindi far memoria / di persone straziate torturate e immaginare il terrore di donne stuprate da primati sadici e feroci / Prima di scrivere una riga soltanto occorrerebbe meditare a lungo davanti alle fosse maleodoranti / dei corpi gettati come luride cose malsepolte nella sabbia e attendere – se verrà ancora – / un soffio che ispiri versi alti e potenti per non dimenticare né ora né mai».
(aprile 2022 in Visioni, Venezia, Marcianum Press 2023)
Nonostante la possibile interpretazione letterale delle (infelici??) parole del Ministro sulla relatività del diritto internazionale rispetto alla “realtà effettuale” delle cose, l’impegno dell’Italia nelle sedi ONU dovrebbe smontare l’idea di un disimpegno istituzionale.
La partecipazione attiva del nostro Paese allo United Nations Uman Rights Council rappresenta una fonte di risposta concreta a quel “pacifismo pigro” criticato da Massini, trasformando l’indignazione in azione diplomatica (e l’attività didattica nella progettazione dell’educazione ai diritti umani proposta dal 54° Concorso Nazionale EIP Italia).
Come suggerisce Corradini, l’alternativa alla barbarie e alle “fosse maleodoranti” descritte da Gasparini risiede proprio nella costruzione lucida e generosa di un diritto internazionale capace di superare la mera analisi dei conflitti per generare una vera coscienza critica e politica.