Indagine quali-quantitativa di Save the children sugli alunni con background migratorio
In un’Italia sempre più multiculturale, la scuola riveste un ruolo fondamentale per l’integrazione e lo sviluppo di bambine, bambini e adolescenti con un passato di migrazione. Lo studio “Chiamami col mio nome” di Save the Children Italia, realizzato in collaborazione con il movimento Italiani Senza Cittadinanza e Fondazione Bruno Kessler, offre una sintesi chiara e approfondita della situazione attuale, analizzando le sfide e le risorse di questi giovani.
I dati raccolti mostrano una realtà complessa, fatta di progressi ma anche di ostacoli significativi. Sebbene le “seconde generazioni” (cioè i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri) tendano ad avere percorsi scolastici più solidi rispetto a quelli arrivati più di recente, persistono disuguaglianze in ambiti cruciali come l’apprendimento di base, le scelte universitarie e l’accesso al mondo del lavoro. Un dato preoccupante evidenziato dal rapporto è che, a parità di rendimento scolastico elevato, gli studenti con un passato di migrazione scelgono meno frequentemente di iscriversi al liceo o all’università rispetto ai loro coetanei nativi.
Ma il quadro non si esaurisce qui. Il report approfondisce le cause di queste disparità, che vanno ben oltre la sola condizione socio-economica delle famiglie. Emergono, infatti, pregiudizi e stereotipi, talvolta inconsci, che possono influenzare l’orientamento scolastico e limitare le aspirazioni dei giovani. Per esempio, l’analisi mostra che, tra gli studenti che si definiscono “molto bravi a scuola,” la percentuale che intende iscriversi al liceo scende significativamente per le seconde e prime generazioni rispetto ai coetanei senza un passato di migrazione.
La cittadinanza, un diritto e una risorsa
Il Dossier sottolinea quanto la mancanza di cittadinanza crei un “limbo giuridico” che può frustrare il talento e l’impegno di ragazzi e ragazze, come nel caso di Enis Yelassi, uno studente brillante escluso da una competizione internazionale per motivi burocratici legati alla sua cittadinanza. l report stima che il riconoscimento della cittadinanza ai giovani di seconda generazione potrebbe generare notevoli benefici economici per il Paese, riducendo le differenze in termini di apprendimento e scelte educative e aumentando il gettito fiscale.
La forza delle relazioni e la consapevolezza dei giovani
Nonostante le sfide, i giovani con un passato di migrazione dimostrano una grande capacità di resilienza. Le loro reti di amicizie sono spesso multiculturali, offrendo un supporto reciproco e spazi di solidarietà dove condividere esperienze e trovare riconoscimento. Il report qualitativo dà voce a questi ragazzi e ragazze, che mostrano una profonda consapevolezza delle difficoltà che affrontano. Molti di loro usano l’autoironia come una strategia per affrontare gli stereotipi, ma riconoscono che il razzismo, sia latente che esplicito, è un fenomeno che si manifesta in diversi contesti, dagli spazi urbani alle attività sportive. Le loro storie rivelano identità plurali, che intrecciano l’appartenenza all’Italia con un forte legame con il Paese d’origine dei genitori. Rivendicano il diritto di essere riconosciuti per ciò che sono: soggetti complessi, portatori di più culture, che chiedono di superare gli approcci stereotipati ancora radicati nella società adulta.
La via da seguire: raccomandazioni per un’inclusione reale
Il report si conclude con una serie di raccomandazioni concrete per superare gli ostacoli attuali e costruire una società più inclusiva e giusta. Tra le proposte principali, si raccomanda:
– Riforma della cittadinanza. Approvazione di una normativa che riconosca la cittadinanza a chi nasce in Italia da genitori residenti e che preveda percorsi semplificati per i giovani cresciuti nel nostro Paese.
– Supporto alla scuola. Semplificazione delle procedure per la gestione delle risorse del PNRR e del Programma Nazionale “Scuola e Competenze”. Inoltre, un piano d’azione per l’educazione interculturale, che garantisca una formazione specifica per docenti e orientatori, e la promozione di un orientamento scolastico libero da pregiudizi.
– Inclusione sistemica. Azioni per prevenire e contrastare il razzismo a tutti i livelli, promuovendo il pluralismo linguistico e culturale e assicurando una gestione trasparente e mirata delle risorse, con un monitoraggio costante degli interventi per verificarne l’efficacia.