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25 marzo 2020 DANTEDI’

Il Ministro della Cultura Dario Franceschini e l’ Accademia della Crusca, anche su sollecitazione di Paolo Di Stefano, giornalista  del Corriere della Sera,  hanno proposto l’ istituzione del Dantedì , giorno che è stato individuato  nel  25 marzo di ogni anno ,partendo dal 2020.

Non sappiamo ad oggi quando è nato l’Alighieri, ma noi abbiamo scelto questo giorno per la “Giornata di Dante” in quanto a metà tra quelle possibili. Il mese di maggio è indicato nel Trattatello di Boccaccio, dove si ricorda che Pietro Giardini, amico ravennate del poeta, fissava la nascita di Dante in questo mese. Informazione confermata dal Canto XXII del Paradiso, dove il Poeta dice di esser nato nel segno che segue quello del Toro, cioè i Gemelli, che per le variazioni del calendario nel 1265 cadeva tra la metà di maggio e la metà di giugno.

La Proposta dell’ E.I.P Italia per celebrare  Dante Alighieri è rivolta alle Scuole, chiuse per l’ emergenza sanitaria , ma sempre attive per la cultura e la storia della nostra identità linguistica.

L’Ecole Instrument de Paix Italia

L’Associazione E.I.P.Italia Organizzazione Non Governativa riconosciuta dall’UNESCO e dal Consiglio d’Europa, con statuto consultivo presso l’ONU, Protocollo d’Intesa con il MIUR, l’ Università LUMSA di Roma,  la Direzione Scolastica regionale Lazio, riconosciuta dalla Regione Lazio e dalla Regione Campania. L’Associazione Mondiale Scuola Strumento di Pace ( E.I.P) é specializzata nel campo dei diritti umani, pace e cittadinanza.

Fondata a Ginevra nel 1968 da Jean Piaget psicologo  e da Jacques Muhlethaler, editore di libri per l’ infanzia, nonché da Alfred Kastler Premio Nobel per la Fisica, Linus Pauling, Premio Nobel per la Fisica e la Pace , Sean Mc Bride Premio Nobel e Lenin per la Pace e dai Presidenti André Chavanne , Guido Graziani, Louise Weiss e J.C. Jutras. E’ presente in 40 paesi del mondo. L’E.I.P Italia, Associazione Scuola Strumento di Pace, fondata nel 1972 a Roma da Guido Graziani, Aldo Capitini, Padre Ernesto Balducci, Marisa Romano Losi.

E’ Ente accreditato per la formazione ex D.M 170/2016  presso il Ministero della Istruzione, Università e Ricerca , membro permanente dell’Osservatorio per i diritti umani del Ministero degli Affari Esteri, per la scuola e la società civile.

Ha due docenti distaccati annualmente dal MIUR per la Formazione del personale della scuola. E.I.P é riconosciuta dall’UNESCO e dal Consiglio d’Europa e gode di statuto consultivo all’ ONU. E’ una Organizzazione Non Governativa ONG, consulente permanente presso il Consiglio d’ Europa per l’educazione ai diritti umani, alla educazione civica e  alla cittadinanza democratica , all’ ambiente e sviluppo sostenibile .

Attualmente l’Associazione ha un network nazionale di 1098 scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado.  L’ E.I.P Italia Scuola Strumento di Pace propone e sostiene progetti  con reti di scuole e enti locali  a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale, al fine di promuovere l’identità e la memoria, ecc

LECTURA DANTIS di PINO COLIZZI

 Pino Colizzi autore  della traduzione de I sonetti di Shakespeare   la cui prima edizione dalla Società Editrice Dante Alighieri è in catalogo presso l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, ha svolto un’intensa attività di attore, dialoghista e direttore di doppiaggio, ha tenuto corsi di aggiornamento all’università La Sapienza e in altre Università per le Facoltà di Anglistica, di Scienze della comunicazione e di Economia politica, e all’Università SISU di Shanghai, per incarico del Ministero Affari Esteri, ha tenuto un corso sulla traduzione e sulla lettura dei poeti italiani. Ha diretto master di traduzione dei dialoghi cinematografici, per giovani laureati e partecipa spesso a incontri in scuole e biblioteche. Ha collaborato col Prof. Alessandro Serpieri per la scrittura di un testo sul personaggio di Prospero, che poi ha rappresentato insieme con lo stesso Professore, nel 2015.

Di Friedrich Hebbel ha tradotto in endecasillabi “Gige e il suo anello” e “Erode e Marianna.”Sta scrivendo una sceneggiatura sull’anarchico Pietro Acciarito che fallì l’attentato al re che sarebbe poi morto per mano di Bresci.

Oltre a vari premi per il doppiaggio, ha ricevuto la Maschera d’argento 1977, il Premio Positano 1985 per il Teatro, la Medaglia d’oro Louis Braille per la donazione all’Unione Italiani Ciechi della sua registrazione sonora dei Sonetti, e nel 2015 il Premio Letterario Internazionale Eugenia Tantucci per la traduzione. È uno dei giurati del Premio David di Donatello ed è Presidente della giuria poesia giovane dell’EIP Italia, Scuola strumento di Pace, ha collaborato con Elio Pecora ed Eugenia Tantucci con l’ ULI ,Unione Lettori Italiani.

 Nella scelta  dei passi del nostro Sommo Poeta, in accordo con il Maestro Colizzi,  ci siamo ispirati a temi presenti nelle opere poetiche e nella Divina Commedia che ci sono sembrati più vicini alla sensibilità dei giovani a cui  questa lettura è dedicata, in un momento in cui la poesia può aiutarci a vivere e sperare.

 L’ amicizia,  il rispetto per la donna  e  l’ amore che tutto vince.

 Anna Paola Tantucci-Presidente E.I.P Italia

Sonetto

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.

Il sonetto, tratto dalle “ Rime” è uno dei primi che Dante abbia composto all’inizio della sua carriera poetica al fianco di Guido Cavalcanti. Tale breve componimento parla di un viaggio che Dante sogna di intraprendere con lo stesso Guido Cavalcanti e, secondo la maggior parte dei critici, con Lapo Gianni. I tre amici si troverebbero, in una sorta di fuga dalla realtà attraverso un incantamento (v.2), di navigare, su un vasel (v. 3) che naviga su un mare sempre calmo, verso il luogo del piacere (si riscontra il tema provenzale del plazer). Grazie a tale nave incantata, allusione certa al vascello magico del mago Merlino[3][4], arriverebbero poi tre donne: monna Vanna (l’amata di Cavalcanti), monna Lagia (quella di Lapo Gianni) e la trentesima donna più bella di Firenze con le quali ragionar sempre d’amore (v. 12), in una completa sintonia spirituale. Il sonetto rivela la vicinanza dell’Alighieri ancora ai modelli occitanici (il tema già ricordato del plazer), e a quelli del ciclo arturiano (la presenza di Merlino), ma emerge quella tematica spirituale, basata sull’amicizia tra i tre poeti e la disquisizione sull’amore, perno centrale della riflessione stilnovista.

 Sonetto

«Tanto gentile e tanto onesta parehttps://drive.google.com/file/d/1LzyihsV0WvUBxz8c4XvJfYlezKO_2OrW/view?usp=sharing
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

ella si va, sentendosi laudare,
benignamente e d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.»

 “Tanto gentile e tanto onesta pare” di Dante Alighieri fa parte di un libretto misto in prosa ed in versi: “Vita nova” ed è stata scritto nel 1293-94 circa; un periodo  antecedente al suo esilio avvenuto nel 1301.  Il Sonetto rispecchia gran parte delle caratteristiche dello “Stil Novo”. Infatti Dante scrive di Beatrice, donna che amava, dipingendola come una dea, che con la sua grazia, bellezza e gentilezza rende attoniti tutti coloro che la vedono e  noi riusciamo ad immaginare questa bellissima donna che appare tra le vie della sua città, Firenze  come una angelo. Questo sonetto esalta la donna e le sue caratteristiche principali: l’umiltà, la bellezza, la gentilezza, l’onestà e la bontà d’animo. L’ immagine della  donna “ angelicata” innova  la visione  dell’uomo e per la prima volta, ne viene fatta un’analisi positiva  come una delle cose più belle della vita.

V Canto dell’ Inferno

Usciti dal Limbo, Dante e Virgilio entrano nel II Cerchio, meno ampio del precedente ma contenente molto più dolore. Sulla soglia trovano Minosse, che ringhia con aspetto animalesco: è il giudice infernale, che ascolta le confessioni delle anime dannate e indica loro in quale Cerchio siano destinate, attorcigliando intorno al corpo la lunghissima coda tante volte quanti sono i Cerchi che il dannato deve discendere. Non appena vede che Dante è vivo, lo apostrofa con durezza e lo ammonisce a non fidarsi di Virgilio, poiché uscire dall’Inferno non è così facile come entrare. Virgilio lo zittisce ricordandogli che il viaggio di Dante è voluto da Dio.

Dante nota che due di queste anime volano accoppiate e manifesta il desiderio di parlare con loro. Virgilio acconsente e invita Dante a chiamarle, cosa che il poeta fa con un appello carico di passione. I due spiriti si staccano dalla schiera di anime e volano verso di lui, come due colombe che vanno verso il nido: sono un uomo e una donna, e quest’ultima si rivolge a Dante ringraziandolo per la pietà che dimostra verso di loro. Poi si presenta, dicendo di essere nata a Ravenna e di essere stata legata in vita da un amore indissolubile con l’uomo che ancora le sta accando nella morte; furono entrambi assassinati e la Caina, la zona del IX Cerchio dove sono puniti i traditori dei parenti, attende il loro uccisore.

Sì tosto come il vento a noi li piega, 
mossi la voce: «O anime affannate, 
venite a noi parlar, s’altri nol niega!».                            81

Quali colombe dal disio chiamate 
con l’ali alzate e ferme al dolce nido 
vegnon per l’aere dal voler portate;                                84

cotali uscir de la schiera ov’è Dido, 
a noi venendo per l’aere maligno, 
sì forte fu l’affettuoso grido.                                              87

«O animal grazioso e benigno 
che visitando vai per l’aere perso 
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,                  90

se fosse amico il re de l’universo, 
noi pregheremmo lui de la tua pace, 
poi c’hai pietà del nostro mal perverso.                        93

Di quel che udire e che parlar vi piace, 
noi udiremo e parleremo a voi, 
mentre che ’l vento, come fa, ci tace.                             96

Siede la terra dove nata fui 
su la marina dove ’l Po discende 
per aver pace co’ seguaci sui.                                        99

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende 
prese costui de la bella persona 
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.                 102

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, 
mi prese del costui piacer sì forte, 
che, come vedi, ancor non m’abbandona.                  105

Amor condusse noi ad una morte: 
Caina attende chi a vita ci spense». 
Queste parole da lor ci fuor porte.                                108